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Storie di dieci numeri 10: Diego Armando Maradona

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Soprannominato ‘El Pibe de Oro’

Diego Armando Maradona  noto anche come El Pibe de Oro (il bimbo d’oro), nacque il 30 ottobre 1960 a Lanus in Argentina. Alla fine del 1999 Maradona è stato eletto miglior calciatore di sempre, in base ai dati di un sondaggio eseguito dalla FIFA su Internet, con amplissimi margini di voto rispetto a Pelé e agli altri campioni del calcio di tutti i tempi. Mentre è arrivato secondo dietro Pelè, nel sondaggio eseguito dalla FIFA dove hanno votato tecnici ed esperti di calcio di tutto il mondo.

Mancino naturale, dal fisico non aggraziato e di bassa statura (Gianni Brera coniò per lui la definizione di “divino scorfano”), Maradona fu capace di andare oltre questi limiti fisici con il suo talento innato, la visione di gioco e la fantasia, che lo hanno spesso portato a decidere praticamente da solo la sorte degli incontri.

Stupì il Mondo. In Argentina il calcio è fonte di distrazione e di divertimento per il popolo e nel corso della storia un giocatore, in particolare, ha saputo far innamorare la gente: Diego Armando Maradona. Da capitano ha trascinato con le sue magie la Seleccion alla conquista del mondo. E in una terra per la quale il pallone è il pane quotidiano, egli è considerato al pari di una divinità. Il pallone come amico Nato il 30 ottobre 1960, fin da piccolo Maradona visse in simbiosi con il pallone. Era il suo compagno nei giochi di strada, l’amico grazie al quale imparò a competere con avversari più vecchi e più grandi di lui. Tuttavia, malgrado un costante processo di rafforzamento, il suo fisico, o meglio, la sue carenze a livello fisico, quasi gli costarono la carriera. L’allenatore dell’Argentinos Juniors, Francis Cornejo, non aveva dubbi sulle sue capacità e tuttavia non riusciva a credere che quel piccolo giocatore che usava così magistralmente il piede sinistro avesse l’età per giocare nella sua squadra. Fatta chiarezza sulla data di nascita, Maradona divenne la star delle ‘Cebollitas’, conducendo i propri compagni alla vittoria in ben 136 partite. Fu convocato in prima squadra e il 20 ottobre 1976 debuttò quindicenne in Prima Divisione contro il Talleres de Córdoba. Dopo ventuno stagioni, un altro inchino: il sipario si chiuse sulla carriera di Diego dopo la vittoria del Boca Juniors per 2-1 sul River Plate, il 29 ottobre 1997. Negli anni precedenti Barcellona, Napoli, Siviglia e Newell’s Old Boys erano stati tutti testimoni del fenomeno Maradona, un guerriero in miniatura dalla tecnica suprema e dal magico piede sinistro. Controverso sin dall’inizio Ad ogni modo i suoi maggiori exploit si registrarono quando indossò la maglia della nazionale argentina.

Durante la Coppa del Mondo FIFA 1982 non fu tuttavia all’altezza. L’Argentina perse la prima partita contro il Belgio, successivamente vinse contro Ungheria ed El Salvador. Diego segnò due volte contro gli ungheresi, ma non fu in grado di fare il bis contro l’Italia ed il Brasile nel secondo turno. La sua reazione nei confronti dei suoi severi marcatori fu tale che contro il Brasile venne espulso, mentre i detentori del titolo crollavano. Il Mondiale del 1986 in Messico fu tutta un’altra cosa. I cinque gol di Maradona (uno contro l’Italia e due doppiette, rispettivamente contro l’Inghilterra nei quarti e il Belgio nelle semifinali) portarono la squadra di Carlos Bilardo in finale e confermarono la fama del campione argentino.

Universalmente riconosciuto miglior giocatore del pianeta, sollevò la Coppa del Mondo dopo la vittoria per 3-2 contro la Germania Ovest.

Foto di Maradona con la Coppa del Mondo

Quattro anni dopo, chiamato a difendere il titolo, assunse un ruolo totalmente inedito. Il torneo si svolse in Italia, dove Maradona si stava avvicinando alla fine di un incantesimo durato sette anni con il Napoli, squadra che aveva guidato alla conquista di due campionati di Serie A e di una Coppa UEFA.

 

 

 

 

Foto di Maradona con la maglia numero 10 del Napoli

Nonostante fosse debilitato da un grave problema alla caviglia, il capitano era sempre in gran grado di eseguire giocate decisive e guidò da par suo l’Argentina contro Brasile, Jugoslavia e Italia nelle gare ad eliminazione diretta. In ogni caso non poté far nulla contro il rigore di Andreas Brehme che portò alla vittoria la Germania Ovest. L’ultimo capitolo della storia di Diego nella Coppa del Mondo FIFA fu anche il più buio. Durante i Mondiali disputati negli Stati Uniti nel 1994, in cui portò l’Argentina al trionfo contro la Grecia e la Nigeria, Maradona risultò positivo ad un controllo antidoping, dal quale emerse il consumo di efedrina, sostanza proibita dalla FIFA. Venne espulso dalla competizione ed i suoi compagni lo seguirono subito dopo, in seguito alle sconfitte contro Bulgaria e Romania. Malgrado ciò, l’Argentina festeggiò la sua stupenda, seppur movimentata, carriera il 10 novembre 2001, con una partita “Homenaje” nella Bombonera, lo stadio del Boca Juniors. Il numero 10, fascia di capitano al braccio, guidò la nazionale verso la vittoria sul Resto del Mondo. Stessa routine di sempre, si potrebbe pensare, ma stavolta era presente una variazione sul tema: era l’Argentina che ridava coraggio al suo “Pibe de oro”.

Maradona ha allenato l’Argentina nel Mondiale del 2010. La sua ‘albicelsete’ è stata eliminata dalla Germania con un secco 4-0 nei quarti di finale.

Successi internazionali:

Nel 1986 Vincitore della Coppa del Mondo FIFA, nel 1986 Miglior giocatore della Coppa del Mondo FIFA, nel 1990 Finalista della Coppa del Mondo FIFA.

Milita dal 1976 al 1981 nel Argentinos Juniors (166 presenze, 116 gol). Dal 1981 al 1982 , dal 1995 al 1997 nel Boca Juniors (71 presenze, 35 gol), dal 1982 al 1984 nel Barcelona (58 presenze, 38 gol), dal 1984 al 1991 nel Napoli (259 presenze, 115 gol), dal 1992 al 1993 nel Seville (29 presenze, 7 gol), dal 1993 al 1994 nel Newell’s Old Boys (5 presenze, 0 gol).

I Successi con squadre di club sono:1981 Campione d’Argentina, 1987, 1990 Campione d’Italia, 1987 Vincitore della Coppa Italia, 1989 Vincitore della Coppa UEFA.

Un giornalista ha espresso: «Il più grande campione che ho visto giocare è Diego Armando Maradona. Credimi, figlio mio, non esisterà mai più, nei secoli dei secoli, un altro come lui. Ha fatto dell’imperfezione la perfezione. Piccolo, gonfio, dedito ad albe stanche, svogliate e sbagliate, vittima di falsi amici e della volontà di andare oltre ogni regola, Maradona ha trasformato un semplicissimo pallone di cuoio in uno scrigno di bellezza». (Darwin Pastorin, Lettera a mio figlio sul calcio).

Diego Armando Maradona noto anche come El Pibe de Oro (il bimbo d’oro), è considerato da molti il più grande calciatore di tutti i tempi e uno dei migliori nella storia del calcio, insieme a pochi altri come Pelé, Eusebio, Alfredo Di Stefano, Garrincha, Johan Cruijff e Ferenc Puskas.

Dopo i mondiali del 82 Maradona giocò la sua prima stagione con la maglia del Barça dell’allora presidente Nuñez, deludendo però le aspettative. Diego rimediò diversi infortuni e il culmine venne raggiunto quando un’epatite lo allontanò dai campi per cento giorni. Diego subì un grave infortunio (che gli causerà la perdita del 30% della mobilità della caviglia) causato da un intervento deliberatamente violento del difensore dell’Athletic Goygoechea (un fallo tanto violento e cattivo che si parlerà di “goicocidio”).

I rapporti con il Barcellona e il suo presidente Nuñez erano ormai deteriorati, e Maradona, ripresosi completamente dall’incidente, fu ingaggiato, dopo un mese di difficili trattative, dal Napoli per l’allora cifra record di tredici miliardi e mezzo di lire. Il contratto fu firmato senza che il Napoli disponesse ancora dei soldi per acquistare il giocatore, che solo in un secondo momento vennero versati dal Banco di Napoli. Pare che l’allora presidente del Napoli CorradoFerlaino, nell’ultimo giorno di mercato, non avesse ancora concluso la trattativa per portare il giocatore al Napoli: depositò quindi in federazione una busta vuota, facendo credere che contenesse il contratto firmato dal giocatore. In questo modo Ferlaino guadagnò il tempo necessario per concludere la trattativa, sostituendo successivamente la busta vuota con quella originale.

Durante i primi anni nel calcio italiano negli stadi si intonava questo coro divenuto poi celebre:

«Oh Mamma mamma mamma, Oh Mamma mamma mamma, sai perché mi batte il corazon, ho visto Maradona, ho visto Maradona, e Mammà innamorato son.». (Tifosi del Napoli).

Il 5 luglio del 1984, Maradona venne presentato ufficialmente allo stadio San Paolo ed è accolto da sessantamila persone che pagarono ognuno mille lire per vederlo: bastarono un palleggio ed un tiro verso la porta della curva B e l’entusiasmo si trasformò in tripudio.

Nella prima stagione, però i sogni andarono in gran parte delusi, mal supportato da una squadra di mediocre valore Maradona dimostrò quasi esclusivamente le proprie doti di funambolo ma il suo contributo non poté essere utile per raggiungere grandi traguardi. Il Napoli disputò un girone di andata mediocre e solo nel finale riuscì a raggiungere una tranquilla posizione di centro classifica.

Era chiaro che da solo Maradona non avrebbe portato il Napoli a grandi risultati e la società dovette subito correre ai ripari. L’anno successivo arrivarono in azzurro rinforzi del calibro di Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella, Alessandro Renica e sorprese dalle giovanili del Napoli, come Ciro Ferrara che debuttò in prima squadra proprio nel 1985-86. Quella stagione finì col Napoli al terzo posto, ma era solo un anticipo del vero trionfo.

«Ho due sogni: il primo è di giocare la Coppa del Mondo, il secondo è di vincerla». (Diego Armando Maradona).

Il culmine della carriera di Maradona fu senza dubbio la vittoria nel Campionato del mondo 1986 in Messico, al termine di un torneo nel quale egli fu, nel bene e nel male, il protagonista.

Nel bene, per i suoi 5 goal e 5 assist nelle 7 partite da lui giocate in tutto il torneo (tutte vinte, tranne l’1-1 contro l’Italia nella prima fase a gironi) e per il goal nei quarti di finale segnato contro l’Inghilterra dribblando tutti gli avversari che trovò sul suo cammino dalla linea di centrocampo fino alla porta di Peter Shilton.

Nel male, per le polemiche inglesi (e non solo) seguite al suo goal di mano nella stessa partita, che ruppe l’equilibrio dell’incontro e fu – contro ogni evidenza – convalidato dall’arbitro tunisino Ali Bennaceur. Maradona rivendicò la legittimità di quel goal come atto di giustizia nei confronti della battaglia delle Falkland del 1982 (a segnare, secondo Maradona, fu la Mano de Dios), ma in effetti l’unico risultato pratico che ebbe fu quello di indurre la FIFA a escludere di fatto gli arbitri provenienti da federazioni in via di sviluppo dalle fasi a eliminazione diretta, dove si incontrano le nazionali con più prestigio.

Indipendentemente da ciò, la segnatura al termine di quello slalom (che, per la cronaca, fu quella del provvisorio 2-0 contro gli inglesi, alla fine battuti per 2-1) risultò essere il Gol del Secolo al termine di un sondaggio indetto dalla FIFA nel 2002.

Due goal al Belgio in semifinale valsero la finale contro la Germania Ovest.

Agli argentini Brown e Valdano risposero quasi in finale di partita Rummenigge e Völler, ma quando la partita stava per avviarsi ai tempi supplementari, Maradona pescò un corridoio sulla destra per Burruchaga, che batté Toni Schumacher per il 3-2 che diede all’Argentina il suo secondo titolo mondiale, il primo (e unico) di Maradona.

In maglia azzurra Maradona raggiunse l’apice della sua carriera e celebrità, portando il Napoli ai vertici del calcio italiano ed europeo. Grazie ad un’ottima squadra e alla sua guida, il Napoli vinse il suo primo scudetto nel campionato 1986/87 (allenatore Ottavio Bianchi), stagione memorabile anche perché dopo ben trentadue anni il Napoli riuscì a battere di nuovo la Juventus al “Comunale” di Torino.

Il giorno fatidico fu il 10 maggio 1987. La gara contro la Fiorentina fu solo una passerella per gli azzurri, bastava un pareggio (e pareggio fu con reti di Andrea Carnevale e Baggio) poi si scatenò la festa, la città intera si abbandonava all’euforia più sfrenata ma smentì clamorosamente quanti prevedevano i catastrofici effetti derivanti dalla follia di una massa enorme, incontrollata ed incontrollabile riversata nelle strade della città. Uno striscione esposto in curva B recitava: “La storia ha voluto una data, 10 maggio 1987”.

La squadra vinse anche la sua terza Coppa Italia, conquistata vincendo tutte le gare, comprese le due finali disputate contro l’Atalanta. L’accoppiata scudetto/coppa è un’impresa che fino a quel momento era riuscita solo al Grande Torino ed alla Juventus.

Nella stagione (1987/88) il Napoli partecipò per la prima volta alla Coppa dei Campioni, ma uno sfortunato sorteggio mise contro il Napoli il Real Madrid; gli azzurri uscirono battuti dal Bernabeu per due a zero, nella gara di ritorno un goal di Francini illuse gli azzurri che al termine del primo tempo – giocato con impeto e agonismo impensabili – subiscono il goal di Butragueño che chiuse, di fatto, la gara.

In campionato il Napoli dominò fino alla ventesima giornata mantenendo cinque punti di vantaggio sulla seconda, ma improvvisamente – a dispetto di ogni più scontato pronostico – gli azzurri crollarono facendosi superare dal Milan allenato da Sacchi. Maradona fu comunque capocannoniere con 15 reti.

Si sospettò subito di infiltrazioni criminali e di scommesse clandestine, quattro titolari (Ferrario, Garella, Bagni e Giordano) vennero “epurati” ma per i tifosi quel campionato resta ancor oggi come una ferita aperta.

Nel (1989) la squadra cambiò radicalmente, per sostituire i quattro giocatori che avevano abbandonato la rosa e rinforzare la squadra, il Napoli ricorse a diversi acquisti, tra i quali spiccava quello di Alemão.

In campionato il Napoli ottenne vittorie storiche sulla Juventus per 3 a 5 e sul Milan per 4 a 1, ma la Serie A 1988/89 fu vinta dall’Inter dei record allenata da Trapattoni.

Gli azzurri ottennero un ottimo secondo posto, ma l’attenzione si concentrò sulla Coppa Uefa e, dopo aver superato avversarie blasonate come Juventus e Bayern Monaco, gli azzurri chiusero il torneo con la doppia finale contro lo Stoccarda nella quale conquistarono trionfalmente la prima affermazione del Napoli in campo europeo.

Nella stagione 1989/90 a Bianchi subentrò Albertino Bigon. Maradona non giocò le prime partite della stagione e venne sostituito da Gianfranco Zola; Diego tornò ben presto ritrovando l’amore dei tifosi. Il Napoli chiuse il girone d’andata in testa ma ad inizio febbraio perse una partita col Milan che lo raggiunge in classifica. Per il resto della stagione furono Napoli e Milan a lottare per lo scudetto. La situazione durò fino ad aprile, quando il Milan perse due partite di fila mentre il Napoli continuò a vincere. Al termine della stagione il Milan crollò fisicamente e psicologicamente ed il titolo di Campione d’Italia tornò così all’ombra del Vesuvio.

Nella stagione 1990/91, la rosa del Napoli era di poco diversa da quella laureatasi campione d’Italia. La stagione cominciò con la vittoria nella Supercoppa Italiana del 1990 ottenuta battendo la Juventus allenata da Maifredi per 5-1. Il campionato, invece, cominciò male: nelle prime tre partite la squadra ottiene solo un punto.

L’inizio in Coppa dei Campioni sembrava favorevole al Napoli, che ottenne una convincente doppia vittoria sugli ungheresi dello Újpesti Dózsa. Al secondo turno gli azzurri incontrarono lo Spartak Mosca. L’andata al San Paolo finì con uno 0-0 e tutto dipendeva dal ritorno giocato in Russia. Riguardo al ritorno però nacque uno strano mistero mai insoluto. Maradona non partì con la squadra. Noleggiò un aereo privato ed arrivò a Mosca solo la sera successiva, mentre i vari giornali italiani si chiedevano cosa stesse succedendo, tra strane dichiarazioni di Luciano Moggi (allora dirigente del Napoli) e Albertino Bigon. Diego alla fine iniziò la partita in panchina ed entrò in campo solo nel secondo tempo, ma l’incontro finì 0-0 anche dopo i supplementari e fu la lotteria ai rigori a regalare la vittoria ai russi.

Iniziò un lento declino di Maradona, culminante con la fine della sua avventura professionale in Italia: il 17 marzo 1991 dopo un controllo antidoping effettuato al termine della partita di campionato Napoli-Bari diede il responso di positività alla cocaina. Alla fine con qualche miracolo il Napoli chiuse la stagione con un modesto ottavo posto.

Nel 2000 la maglia numero dieci di Maradona è stata ritirata dal Napoli in onore della sua straordinaria e irripetibile carriera.

Dopo un anno e mezzo di squalifica, nel 1992, la carriera di Maradona continuò poi nel Siviglia. La cessione ebbe qualcosa di forzato, tant’è che dei sette milioni e mezzo di dollari dovuti al Napoli dalla squadra spagnola, ne arrivarono alla società italiana solo tre, con la FIFA che autorizzò il Siviglia a non completare il pagamento.

«Maradona giocava meglio di tutti, nonostante la droga, e non grazie ad essa». (Anonimo)

Foto di un altarino dedicato a Maradona in un vicolo di Napoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

Stefano Rizzo

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Giornalista e laureato in Scienze della Comunicazione

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