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Mauro Suma: “Ho grande affetto e stima per Massimiliano Allegri e considero Franco Baresi nella storia del calcio!”

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Grande tifoso rossonero ha avuto la gioia e la fortuna di accompagnare il Milan di Berlusconi nelle sue tante vittorie, così come in cocenti sconfitte, coerente e lucido ci ha donato il suo parere ripercorrendo alcune tappe anche importanti per il calcio italiano

Il noto giornalista e tifoso milanista ci ha gentilmente rilasciato un’intervista nella quale si è aperto a 360º, donandoci anche qualche chicca del passato. Mauro Suma ha iniziato con la cronaca, ma presto il destino lo ha chiamato al calcio. Ha cominciato con quotidiani come La Notte (dal 1984 al 1986), passando per Il Giorno (fino al 1991), arrivando appunto al calcio dapprima come responsabile editoriale dei programmi ufficiali stadio di Milan e Inter (dal 1990 al 1993), passando poi attraverso la conduzione di varie trasmissioni radiofoniche e televisive per arrivare, nel 1999, alla collaborazione per la nascita di Milan Channel (oggi Milan Tv) divenendone direttore dal dicembre 1999 al luglio 2016 e dove collabora tuttora come coordinatore editoriale. Dalla stagione 2007-2008 è telecronista di parte “milanista” sul secondo flusso audio di Sky Sport in occasione di tutte le partite di Serie A dei rossoneri. Ha pubblicato diversi libri, raccontando, tra l’altro, le storie di alcune glorie rossonere come Kaká, Gattuso, Pippo Inzaghi e, naturalmente, l’immancabile dinastia Maldini. Sempre vicino ai tifosi milanisti è editore del sito www.milanistichannel.com sempre aggiornato e vicinissimo all’ambiente rossonero.

Allegri al Milan, lei era favorevole o contrario al suo ritorno?

Favorevolissimo!!! Certamente non posso nascondere di nutrire grande ammirazione personale per Massimiliano Allegri, ma a prescindere da questo, ritenevo che dopo una stagione caotica come quella scorsa, in cui si è fatta molte volte fatica a comprendere il senso di quello che accadeva e riconosciuta fallimentare dalla stessa società di Via Aldo Rossi, un pragmatico come il livornese era quanto di più necessario per appianare le cose! Il calcio è di per sé difficile e Max ha una dote naturale, quella di saper sintetizzare, semplificare.

Mauro Suma ci parla del Milan

Qual è il suo giudizio sul Milan attuale? La scarsa vena realizzativa della squadra, può essere una carenza tecnica delle prime punte rossonere o una conseguenza tattica del gioco di Allegri?

Credo che il Milan abbia un gioco molto propositivo e, in ogni partita, crei molte occasioni da rete. Quello che vedo è un Milan che viene da dieci risultati utili consecutivi in Serie A e quando si fanno dei bilanci si deve badare ai fatti che dicono che i rossoneri vengono da sei vittore e quattro pareggi e tra questi risultati ci sono partite molto difficili contro quasi tutte le squadre italiane che prendono parte alle coppe europee. La mia considerazione è quindi che se incontri le squadre più quotate del campionato e fai dieci risultati utili consecutivi, stai andando bene, molto bene! In relazione alla presunta sterilità, sicuramente rivedere il Santiago Giménez del Feyenoord sarebbe di grande aiuto al reparto d’attacco rossonero.

Leão è un fattore per il Milan o un eterno incompiuto? Meglio comunque averlo o monetizzare?

Credo fermamente che Leão non sia affatto un incompiuto e i dati parlano molto chiaramente. Rafael nelle ultime quattro stagioni è sempre andato in doppia cifra di goal e di assist! L’unica cosa che si poteva dire di Leão era che navigasse sempre sulla fascia, quindi nella sua zona di comfort, mentre quest’anno Massimiliano Allegri, in accordo con il portoghese, ha deciso di mandarlo in “trincea”, nel vivo del gioco, a ridosso dell’area e nelle ultime partite questa “scommessa” è stata vinta e quello che mi dispiace è che nessuno ne parla. Leão nelle ultime cinque partite giocate dal primo minuto, ha realizzato quattro goal e un assist e contro Roma e Parma ha giocato proprio come vuole Allegri, correndo, scattando, riempiendo il fronte d’attacco. Purtroppo si parla molto dei deludenti pareggi rossoneri contro le piccole e non si parla degli enormi progressi fatti dal portoghese.

Ci sono sempre molte voci sulla situazione societaria rossonera, così come quelle insistenti dell’ingresso imminente di un nuovo partner, lei che opinione ha in merito?

Quella di un eventuale partner non è qualcosa che mi risulta. Gerry Cardinale, nelle sue dichiarazioni, ha sempre fatto riferimento ad una visione a lungo termine, come può essere il progetto del nuovo stadio che sarebbe non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per nuove energie economiche e imprenditoriali tali da far crescere il Milan. Sono i fatti e le dichiarazioni ufficiali che devono fare testo e non le voci che ci sono sempre, ma restano molto spesso tali.

Ha iniziato col calcio, ma anche con la cronaca. Quella che ha poi seguito era la sua strada o solo esigenza professionale?

Quello che volevo era fare il giornalista! Ho iniziato con la cronaca nera, bianca e politica per Il Giorno e sono stati anni meravigliosi, però avevo voglia di fare lo sport. Parliamo dei primissimi anni ’90, il periodo del grande Milan di Berlusconi che ho seguito molto a lungo, cominciando su Telelombardia, mi ero accorto però di soffrire troppo emotivamente e decisi di lasciare il calcio per tornare alla cronaca su Sei Milano, una tv del gruppo Benetton, dal 1996 al 1998. Quando, purtroppo, il progetto naufragò decisi di rituffarmi nel calcio generalista, cominciando dalle telecronache per Eurosport. Nel 1999 ci fu l’ipotesi della nascita di tre canali tematici su Juventus, Inter e Milan, ma con una sola redazione di cui sarei stato caporedattore, ma bianconeri e nerazzurri decisero di non aderire ed io mi ritrovai a prendere una difficile decisione perché, in virtù del mio grande coinvolgimento emotivo, non volevo occuparmi soltanto del Milan ed invece il progetto Milan Channel è partito e ci sono dentro ancora oggi! (Milan Channel, oggi Milan Tv nasce il 16 dicembre 1999, in concomitanza con il centesimo anniversario della fondazione della squadra rossonera ndr)

Come si coniuga l’essere giornalista professionista e, allo stesso tempo, milanista nell’anima? Il tifo mai celato per il Milan le ha portato più gioie o più dolori da un punto di vista professionale?

Il mio è un lavoro senza mezze misure e le sofferenze professionali vanno di pari passo con quelle emotive. Le svelo un segreto, ogni giornalista diventa appassionato di calcio tramite l’amore per una squadra, non sono l’unico. Trovo che dal punto di vista professionale, il mio, sia un modo di fare giornalismo dall’altra parte della barricata perché sono a stretto contatto con dirigenti, allenatori e calciatori. Vivo da vicino la realtà della squadra e raccolgo una mole di informazioni superiore alla media che devo ben coordinare, pesando ogni parola, perché qualsiasi cosa dico viene attribuita al Milan e questa la chiamo responsabilità oggettiva, davvero molto difficile da gestire, ma è, al tempo stesso, appagante, affascinante, anche perché è il mio lavoro, ma anche la mia passione.

Sempre grande l’emozione di seguire le gare del Milan per Mauro Suma

Professionalmente qual è l’esperienza che ricorda con più piacere? C’è qualcosa che non rifarebbe?

La cosa che mi ha appagato maggiormente è avvenuta nell’estate del 2006, quando il Milan, insieme ad altri grandi club, era invischiato nello scandalo di Calciopoli. La società rossonera era data per spacciata in conseguenza di accuse pesanti e sono fiero di aver avuto una parte rilevante nella costruzione della linea difensiva che ha poi salvato il Milan. Quanto affermo è stato possibile grazie a lunghi editoriali su Milan Channel e ad alcune interviste che feci quell’anno e che vennero utilizzate come contenuti e spunti nella linea difensiva del Milan. L’epilogo, definiamo positivo della vicenda, ha permesso al Milan di continuare il suo cammino nella massima serie sino a portarlo, nella stagione successiva, a trionfare nella finale di Champions League del 2007 contro il Liverpool. Quindi diciamo che quell’esperienza 2006/2007 la vivo ancora come una medaglia! Quello che non rifarei sono certe telecronache eccessive nelle accuse agli avversari e che, infatti, oggi non compio più. Senza gli avversari non esiste la competizione, non c’è lo sport!

Ha pubblicato diversi libri, tra i quali alcune storie di grandi calciatori milanisti, quale le è piaciuto maggiormente raccontare e perché?

Il libro che mi ha soddisfatto maggiormente è quello su Ricardo Kaká perché ci sono molte cose inedite e penso, senza presunzione, di aver capito l’uomo ed il suo talento un po’ prima degli altri, mentre quello che mi è piaciuto di più scrivere, perché c’è stata una partecipazione emotiva molto importante da parte del protagonista che mi regalò anche foto inedite pubblicate nel mio libro, è stato su Pippo Inzaghi.

Vorrei concludere chiedendole a quale Milan e a quale campione del passato è più legato?

Il Milan che più mi ha fatto gonfiare il petto, che mi ha reso orgoglioso, sognatore, visionario è quello di Arrigo Sacchi. Il mio campione, non del passato, ma della storia, è Franco Baresi.

C’è una partita che non potrà mai dimenticare?

Sì, c’è quella partita e si gioca all’inizio del campionato 1987/1988, Milan-Fiorentina 0-2. Il Milan ha perso, ma è facile innamorarsi delle squadre dopo le vittorie, io mi sono innamorato dell’anima di quella squadra. Questo perché, nonostante la sconfitta, ho visto un calcio, una dedizione, un’intensità che non avevo mai visto prima nella mia vita!

Fonti foto: youtube.com; milanlive.it; pianetamilan.it

Luigi A. Cerbara

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