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Cristiano Militello: “La Tessera del tifoso? Strumento inutile: complica sola la vita ai tifosi”

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Abbiamo intercettato via e-mail il noto volto del programma Striscia la Notizia in onda su Canale 5 rivolgendogli qualche domanda, partendo dalla Serie A e arrivando alla sua carriera

La squadra che l’ha sorpresa di più in questo inizio di campionato?

Una vera e propria squadra rivelazione non c’è stata. Direi l’Atalanta per confermarsi a determinati livelli nonostante le tante partenze e arrivi. L’Empoli che è a metà classifica, valorizza ogni anno prodotti del proprio settore giovanile. Il Lecce sta facendo un buon calcio.

Il calciatore che più l’ha impressionata di questa prima parte di stagione?

Certo, facile rispondere Osimhen e Kvaratskhelia, due fuoriclasse, ma Pasquale Mazzocchi della Salernitana è prodigioso.

Chi sarà il vero avversario del Napoli per lo scudetto?

Il Napoli stesso e deve stare con la testa anche sulla Champions League.

Ha visto il Mondiale? Cosa ne pensa?

Domanda tranello per vecchi romantici idealisti come me. Sì, l’ho visto. Mi è parsa una fusione a freddo. Un innesto avvenuto a stagione in corso. Si può restare indifferenti rispetto al contesto nel quale si gioca – e mi riferisco anche alla Supercoppa italiana giocata a Riyad – a me però risulta difficile onestamente. Non solo i morti nei cantieri, non solo la discutibile tutela dei diritti civili nei paesi ospitanti, non solo alcuni rigori ridicoli assegnati alle teste di serie ma penso anche allo spropositato e spesso oscuro lavoro di lobbying del quale l’evento è stato solo la conclusione. L’ho scritto anche di recente: il Mondiale in Qatar e la Supercoppa italiana disputata in Arabia sono i simboli di un calcio che non basta a sé stesso, costretto sempre più a ricorrere ai petro-bancomat e di conseguenza ad esportare la sfida tra le sue eccellenze dinanzi a un pubblico che – in quanto a trasporto emotivo – non pare trasmettere sensazioni differenti tra vedere la partita dal vivo o in TV.

Cosa ne pensa del ritorno della ‘Tessera del tifoso’?

Uno strumento inutile, scioccamente coercitivo nei confronti dei tifosi che si sono sempre comportati bene. Gli episodi di violenza all’interno e all’esterno degli stadi sono in netto calo da anni. Un episodio grave – ma isolato, avvenuto sull’A1 e gestito male (diciamolo) – fa tornare di attualità questa odiata tessera. Cosa c’entra andare a perseguire chi eventualmente aggira i controlli con lo schedare e limitare la libertà di tutti gli altri tifosi? Spero che le società si facciano sentire.

Cristiano Militello

Oramai sono 19 anni che lei coordina la rubrica ‘Striscia lo Striscione’, come è cambiato il suo lavoro a Striscia da quando ha iniziato ad oggi?

Nel 2004 la rubrica durava due minuti scarsi ed era sostanzialmente una carrellata di striscioni. Col tempo, complici certe misure restrittive cervellotiche e penalizzanti la parte spontanea e goliardica del tifo, gli striscioni si sono rarefatti. Questo mentre il timing della rubrica invece si allungava. Così man mano abbiamo inserito dentro gli altri marchi di fabbrica di “Striscia lo Striscione”: le gufate, le simulazioni di “Tutti giù per terra”, il “Premio frittata”, i saluti strampalati ai conduttori. Sicuramente sono aumentate le segnalazioni: ormai grazie ai social ognuno può diventare un potenziale reporter.

Quale striscione, dei tanti che ha commentato, l’ha divertita di più?

Sicuramente quello esposto dai romanisti nel 2001 in un Fiorentina-Roma fatto disputare di lunedì alle ore 15 per motivi di ordine pubblico. Nonostante il giorno feriale arrivarono a Firenze 10.000 giallorossi con la pezza “Semo tutti parrucchieri”.

Come è nata l’opportunità di scrivere la prefazione de ‘La città azzurra’?

La proposta mi è arrivata dall’autrice Elena Marmugi, una mia collega di Virgin Radio, che sapevo essere tifosa ma mai avrei pensato potesse scrivere addirittura un romanzo pieno di passione per il calcio. Il libro è una storia deliziosa che dipinge mirabilmente un modo di vivere il calcio – quello dei tifosi delle squadre di provincia – che l’industria del football, marginalizzandolo, mette sempre più in pericolo.

Quale successo nella sua carriera la rende più orgoglioso?

Non è un successo materiale. E’ la percezione che il pubblico ha del mio personaggio a rendermi orgoglioso. Essersi riusciti a destreggiare in un mondo come quello del calcio – che si prende ancora troppo sul serio – essendo benvoluto ovunque, non è banale. Sapere di poter regalare un sorriso e qualche minuto di spensieratezza a chi magari ha avuto una giornata dura o a chi sta vivendo una brutta situazione mi fa sentire bene e dà un senso a ciò che faccio.

Programmi per il futuro?

Finire di pagare il mutuo!

Ci teniamo a ringraziare il signor Militello per la disponibilità e l’opportunità.

Fonti foto: striscialanotizia.mediaset.it, piazzasalento.it

Davide Farina

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