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Mario Sconcerti: “La Nazionale non ha avuto una reazione perché per reagire ci vuole una cura”

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Abbiamo intervistato il giornalista Rai, firma sportiva del Corriere della Sera, ex direttore del Corriere dello Sport e noto tifoso della Fiorentina, di cui è stato anche dirigente, chiedendogli della Nazionale, della lotta scudetto, degli impegni Champions di Juve e Roma, della recente scomparsa di Astori. Non è mancata qualche curiosità sulla storia del calcio e la sua personale classifica dei più forti di sempre

Gigi Di Biagio è l’uomo giusto per la Nazionale visto che non c’è stata la reazione che volevamo? Cosa pensa della partita contro l’Argentina e cosa si aspetta da quella di stasera contro l’Inghilterra?

La verità è che non ci sono uomini giusti, perché il problema sono i giocatori. Sono 20 anni che mancano…non nascono più i vari Del Piero, Totti, Pirlo… Anche con Lippi e Prandelli negli ultimi anni abbiamo perso, perciò non è questione di allenatore, ma di organico a disposizione. Non c’è stata una reazione perché per reagire ci vuole una cura. La cura non c’è. Questa era un’Argentina abbordabile perché più sperimentale di noi. L’Inghilterra invece non è un granchè, anzi non è mai stata una Nazionale forte, ha semmai alle spalle un grande movimento, che è quello della Premier League.

Da tifoso viola secondo lei la tragedia di Astori può aver dato una scossa alla squadra per conquistare un posto in Europa oppure non servirà perché la rosa non è all’altezza?

Ha fatto scattare una scintilla sicuramente, ma non sarà sufficiente a farle fare il salto in Europa se consideriamo che la Fiorentina non ha mai battuto una squadra davanti a lei in classifica.

Per la lotta scudetto è la Juve l’unica rivale della Juve oppure deve temere questo Napoli? Come vede l’incrocio Champions Juve-Real e Barcellona-Roma?

Deve temere il Napoli che è una gran bella squadra. Sono pessimista sulla Roma mentre vedo uguali possibilità per Juve e Real, perché la squadra spagnola è una big che ha dato il meglio un anno fa, mentre la Vecchia Signora è in crescita. Inoltre entrambe sono arrivate seconde nei rispettivi gruppi (D e H) della fase a gironi.

Per lei che è uno studioso del calcio e appassionato di storia, qual è il periodo storico che le è piaciuto di più calcisticamente parlando?

Il più interessante è indubbiamente quello degli anni ‘90 con l’arrivo di Sacchi ed il suo metodo che ci ha portato a vincere negli anni successivi.

Quali sono i tre migliori giocatori italiani di sempre? Quale invece la top 3 straniera?

Tra gli italiani nell’ordine: Giuseppe Meazza, Valentino Mazzola e Francesco Totti. Per gli stranieri dico Diego Armando Maradona, Luisito Suarez e Marco Van Basten.

Ha scritto un libro “La differenza di Totti”…come lo colloca nel calcio moderno? Ci saranno dei nuovi Totti?

Nel suo ruolo ce ne sono molti con quel tipo di caratteristiche. Lui si trova sulla stessa linea ideale di Rivera e Mancini. Del Piero, ad esempio, è completamente diverso, perché attaccante puro. Totti non è altro che l’evoluzione di Rivera passata attraverso Mancini. Il calcio è cambiato: non c’è più la strada, l’oratorio, il calcio stretto. Ormai si gioca per sovrapposizioni. Oggi lo spazio in campo ha preso il posto di quella che un tempo era la strada.

Che consiglio darebbe ai giovani che vogliono fare i giornalisti visto che l’ inizio è un po’ bistrattato?

Le posso assicurare anche la fine (ride, ndr). Il mio consiglio è di uscire dalla gergalità del calcio. Non bisognerebbe usare termini troppo colloquiali ma parlarne in modo chiaro. Il calcio rappresenta il Paese, perciò bisogna capirne i cambiamenti storici. Per esempio il catenaccio è nato dopo la fine della guerra. Quando la Nazione era a terra e la media della popolazione era alta 1,60 ci si doveva difendere; quando iniziammo a mangiare carne e a diventare i terzi più alti d’Europa giocammo meglio…spingendoci in avanti.

Si è ispirato ad un modo di fare giornalismo? Abbraccia una corrente di pensiero?

No, nessuna ispirazione o corrente, punto solo sulla semplicità. La scrittura è una conseguenza del pensiero. Se una persona pensa bene scrive bene. A me interessa, quindi, pensare bene.

Come venne fuori la trasmissione radiofonica condotta insieme a Gabriele Cosmelli “Sconcerti quotidiani”? Era per fare il verso a Sgarbi?

No. Fu un’idea di Radio Radio che io abbracciai immediatamente divertendomi a saltellare da un argomento all’altro.

Un suo libro si intitola “Baggio vorrei che tu Cartesio e io…il calcio spiegato a mia figlia”. Cosa voleva dire esattamente?

Era il mio primo libro, risalente a venti anni fa. Già da allora volevo unire il calcio alla ragione, perché questo sport non può essere in mano solo a se stesso. Il vero limite del calcio è che è appannaggio dei giovani. L’età è una condanna. Se si potesse avere la stessa energia a 40-45 anni sarebbe un’altra musica.

Fonte foto: sportfair e unilibro

Erika Eramo

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