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IT’S COMING (no home, ma…) ROME – GRAZIE AZZURRI !

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La nostra redazione rende omaggio alla grandissima impresa della Nazionale italiana campione d’Europa

Una serata indescrivibile, colma di gioia! L’Italia del ct Roberto Mancini sconfigge ai rigori, 1-1 d.t.s., l’Inghilterra nel proprio tempio, nello stadio di Wembely a Londra. Dopo 53 anni gli azzurri tornano a laurearsi campioni d’Europa. In precedenza l’Italia aveva trionfato in Francia (Mondiale ’38), in Spagna (Mondiale ’82) e in Germania (Mondiale 2006), oltre ai due successi nella nostra terra (Mondiale ’34 e Europeo ’68).

Noi della redazione omaggiamo gli azzurri alla nostra maniera!

Buona lettura a voi utenti campioni d’Europa!

Il gruppo azzurro ha regalato un’emozione pazzesca a tutto il popolo italiano! Dopo tanta sofferenza causata dalla pandemia una soddisfazione del genere è stata accolta dalla gente con immensa euforia! Grazie Azzurri per questo capolavoro! Il ct Roberto Mancini ha realizzato un lavoro fantastico, è stato un autentico visionario (è diventato selezionatore dell’Italia dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2018 con il ct Ventura), ha creduto fin dal principio in questa impresa. Un risultato storico raggiunto grazie al bel gioco e alla determinazione. Un successo strameritato. A mio avviso con un coefficiente di difficoltà superiore addirittura al Mondiale 2006, tre big fatte fuori in questo Europeo (Belgio, Spagna e Inghilterra a Londra, con l’infortunio grave dell’uomo più in forma Spinazzola, mentre nel 2006 eliminammo la Germania in terra loro e la Francia). La finalissima l’ho vissuta davanti ad un maxi schermo con mio padre, una sofferenza sportiva che è esplosa nei festeggiamenti. Stefano Rizzo

“Scendere agli Inferi è facile: la porta di Dite è aperta notte e giorno; ma risalire i gradini e tornare a vedere il cielo – qui sta il difficile, qui la vera fatica.“ Non è la Divina Commedia ma l’Eneide, anzi da ieri sera la “Italieide” con tanto di gironi danteschi al seguito. Roberto Mancini, novello Virgilio drappeggiato d’azzurro, mi ha asciugato le infernali lacrime del 2018 accompagnandomi fino al cielo di Wembley. L’adrenalina si è trasformata lentamente in fiducia, fino a sfociare in un’audace calma, persa solo ogni tanto, soprattutto durante la sentenza dei rigori. Serate estive familiari nella Caput Mundi sullo stesso divano come da tradizione scaramantica. Ho urlato tre volte a Gigio “para!” (tra semifinale e finale) e lui per tre volte ha eseguito, regalandoci la sinfonia più bella, quella che si chiama “Vittoria” ed ha il sapore della “Rivincita”. Erika Eramo

In quel freddo giorno del 2017 osservavamo le macerie di una nazionale in cui non sapevamo dove mettere le mani. Roberto Mancini è stato il primo a credere in una ricostruzione impensabile, che non partisse dal singolo ma dal gruppo. Ci sentiamo molto vicini a questi ragazzi perché si sono mostrati in tutti i loro aspetti, nell’essere amici come base dei risultati del lavoro. La vittoria di questo Europeo è frutto proprio di questo, non individualità ma unità d’intenti. Altre nazionali forse erano superiori sulla carta ma nulla hanno potuto contro il nostro spirito, il nostro crederci, la nostra voglia, dopo un anno e mezzo di sofferenze e quasi quattro anni di “inferno” sportivo. Non sono mai stato uno sfegatato della nazionale ma mi piace godermi questi eventi, respirare la loro atmosfera, che è l’essenza del calcio. Proprio come gli azzurri nulla sarebbe uguale senza il gruppo, la condivisione. Partite viste in diverse case ma sempre con le persone del cuore. Ieri non c’è stato nulla di diverso. Proiettore, famiglia, amici, campioni d’Europa. Poi in strada a festeggiare, tutti quanti, finalmente insieme. Glauco Dusso

Dall’eliminazione con la Svezia, che ci costò la partecipazione al Mondiale, alla vittoria dell’Europeo. Dall’abisso al paradiso. Tre anni fa solo un pazzo o un visionario poteva immaginare un epilogo del genere. Roberto Mancini è stato un visionario, ha seminato un’idea convincendo un manipolo di ragazzi a portarla avanti nonostante le avversità. L’Italia ha giocato bene ed ha saputo soffrire, ha attaccato alla grande e difeso ancora meglio, ma è stata soprattutto una squadra, con tutte le lettere maiuscole. Ventisei uomini come se fossero soltanto uno. La finale l’ho vista con i miei genitori e mio fratello, a casa mia, un luogo dove sono stato più di quanto avrei voluto nell’ultimo anno e mezzo. Ieri però era il luogo giusto, per la serata giusta, di gran lunga la più bella da tanto tempo a questa parte. L’Italia è campione d’Europa, con pieno merito. Grazie Azzurri, ci avete resi orgogliosi di voi. Luca Missori

La generazione dei Millennials ha vissuto due Nazionali. Una, -quella degli anni novanta- potente ma sfortunata, sempre a un passo dal trionfo, bella ma non vincente. Dal nuovo millennio in poi l’Italia azzurra ci ha fatto montare su un ottovolante di emozioni. Dalla beffa di Wiltord (finale europea persa contro la Francia) al trionfo di oggi (che delirio Roma Sud, a proposito!), passando per l’urlo di Berlino (Mondiale 2006), le disfatte in Brasile (Mondiale 2014) e Sudafrica (Mondiale 2010), la delusione di Kiev (finale Europeo 2012) e il buio del 13 novembre 2017. A costo di apparire impopolare, ma l’Italia di Mancini è la meno rappresentativa del paese reale. Perché unita, spensierata, senza un unico leader. Nemmeno in panchina, dove -detto da genoano- la vecchia guardia doriana ha compiuto un capolavoro assoluto. Un Europeo così pazzesco che chi scrive ha tentato un approccio altrettanto inusuale: 4 gare tra pub vari, poi Galles e Austria a lavoro. Semifinale contro gli spagnoli compiendo il record di 90 minuti passati in fila per due hamburger a Villa Ada, con il trionfo intuito dai gridolini di sottofondo a un -fantastico- concerto di Vasco Brondi. Valerio Campagnoli

Pensare che tre anni fa, ti prendevano per pazzo caro Mancio, tu visionario, in quella conferenza stampa, dopo la disfatta svedese, quando tutte le big si preparavano per volare in Russia e tu riprendevi una squadra e una nazionale calcistica arrivata sull’orlo del baratro. Grazie Mancio per averci fatto ritornare grandi, tutti insieme a tifare davanti al televisore di casa con gli amici e poi sulle strade di ogni paese. Grazie Mancio e grazie ragazzi per averci e avermi riportato nel 2006, con un piccolo ma sostanziale surplus di età (8-23 anni) che fa tutta la differenza del mondo. Grazie azzurri per l’indimenticabile mese che mi avete fatto passare, io come voi nell’Europeo in itinere, ogni gara vista e vissuta in luoghi diversi (sei case di amici differenti compresa la mia, con un ristorante in mezzo per Belgio-Italia), ma sempre con le stesse persone e con lo stesso cuore che batteva all’unisono. Italia campione d’Europa è liberazione, l’urlo più grande dopo i mesi più bui! Sandro Caramazza

Contro tutto e tutti, soprattutto contro noi stessi. Alla faccia dei piagnucolosi tifosi italiani sempre pronti ad apostrofare con il poco carino epiteto di “pippa” qualsiasi giocatore che non appartenga alla loro squadra di club. Ebbene sì, me lo godo questo trionfo, perché figlio di una squadra che ha raccolto gli assi delle compagini di Serie A, ma voglio andare contro corrente su un punto. Non voglio dedicarlo agli inglesi o ai francesi, eterni insoddisfatti, eterni secondi e da sempre invidiosi della beltà tricolore, ma a chi si dimostra italiano solo quando ca**o gli pare. Finalissima nel suggestivo scenario del mio salotto con mia moglie e con il mio cane Charlye. Ho assaporato la sublime vittoria e kili di gelato alla nocciola. Marco Fabio Ceccatelli

Grazie ragazzi, grazie Mancio, ci avete fatto sognare, sperare e urlare fino a perdere la voce. Avete riportato entusiasmo in un paese devastato dopo la pandemia e la mancata partecipazione al Mondiale del 2018. Un Europeo per me vissuto con tantissima scaramanzia, con la famiglia ed un amico sempre nello stesso posto e seduti ogni volta nelle stesse posizioni, convinti che alla fine, nonostante tutto, il cielo sopra Wembley sarebbe stato di nuovo azzurro. Alessandro Fornetti

Se esiste una nazionale che meritava di vincere l’Europeo, questa è l’Italia. In poco meno di 10 anni abbiamo vissuto le più disparate delusioni: la finale persa con la Spagna ad Euro 2012, il pessimo Mondiale del 2014, i rigori finiti male contro la Germania nell’Europeo 2016 e infine la mancata partecipazione al Mondiale 2018. Tuttavia proprio quando stavamo per abituarci alla sconfitta siamo rinati, portati fuori da un baratro che stava per vederci diventare perdenti per natura: l’Italia è campione d’Europa e ne siamo tutti partecipi, me compreso. Ognuno di noi ha fatto la propria parte partecipando e credendoci: e pensare che ho avuto anche il piacere e l’onore di averlo visto dal vivo un match dell’Italia, in quello Stadio Olimpico da cui mancavo da ben 70 settimane e che mai avrei creduto di rivedere con l’Italia in mezzo al campo. Grazie Azzurri per avermi fatto vivere tutto questo, regalandomi serate ed esperienze indimenticabili fino all’ultima, decisiva serata, vissuta a Roma in mezzo a centinaia di persone e festeggiando nella Capitale del Paese un trionfo il quale, mai come quest’anno, è davvero di tutti. Fabrizio Scarfò

Le sette lezioni di calcio della nostra Nazionale, ho provate a guardarle tutte in prima fila. Forse perché un po’ me lo sentivo e – dopo quel che abbiamo passato tutti col Covid – c’era tanta voglia di sentire la passione della gente. Turchia-Italia allo Stadio Olimpico: già lì i ragazzi di Mancini mi comunicavano sicurezza e perentorietà, come se un qualcosa si fosse definitivamente “stappato”. Di lì in poi, sia nel girone che nelle fasi finali, ho vissuto tutte le gare da inviato nella “vox populi” di Piazza del Popolo a Roma, dove un’infinità di storie e rapporti si sono intrecciati, in un nodo di trame che probabilmente resterà sempre custodito in un “angolino” segreto del mio cuore. Lo stesso pezzo di cuore che per un attimo s’era fermato nel 2017, quando fummo capaci di umiliarci oltre ogni umana concezione. Il medesimo posticino dove ho percepito un sapore “antico” in maniera chiara e netta, come un anticipo di Chiellini o un passaggio in orizzontale di Jorginho. Siamo l’eterno Rinascimento e sappiamo abbracciare i nostri peggiori difetti ogni volta, per poi essere capaci di sublimarli in trionfi che appartengono solo al nostro Paese. È l’unicità dell’Italia, lo insegna la storia…e la storia sta tornando a casa… Alessandro Sticozzi

Per me la forza di questa Italia nell’Europeo è stata quella di crederci sempre fino in fondo, cosa che non vedevo da tempo, oltre ad essere una squadra veramente compatta e ben organizzata. Questa finale ha rappresentato una rinascita in tutti i sensi (post covid, interesse perso per la nazionale dopo anni relativamente bui, vittoria in un Europeo che mancava da troppo tempo ecc.). Vista a casa, con amici, con grande sofferenza, rigori con occhi coperti…e poi dopo la premiazione, caroselli in macchina con bandiera, clacson e trombetta! Andrea Perla


Fonte foto: Open.online; Facebook.com

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