Super tifoso milanista, ha avuto la fortuna di far parte delle giovanili milaniste e quella maglia gli è rimasta per sempre addosso, impregnandolo di tifo che, ancora oggi, lo rende famoso per le sue stravaganti esultanze nelle tante apparizioni televisive durante le gare rossonere
Giornalista sportivo per vocazione e per amore, Crudeli ha iniziato con il calcio giocato facendo parte delle giovanili del Milan, tanta grinta, ma poca tecnica e la carriera nel calcio non ha avuto grande fortuna. Dopo un impiego all’Alfa Romeo è passato alla Federazione Italiana Tennis come segretario del Comitato Regionale lombardo e poi come capo ufficio stampa e responsabile delle sponsorizzazioni; è stato dapprima redattore poi direttore responsabile e infine conduttore della rubrica Tennis Lombardo. Negli anni successivi diresse Il giornale del Tennis, in alcune Tv locali lombarde. Passò al calcio alla fine degli anni ’80, sostituendo, come radiocronista, Carlo Pellegatti su Radio Peter Flowers. Fu quello l’inizio della sua notorietà, grazie anche al suo linguaggio quantomeno folkloristico. La sua popolarità, per le esultanze a favore del Milan, giunse all’apice grazie anche alla rivalità calcistica con l’interista Elio Corno, con il quale creò un duo giornalistico/scenografico di grande successo. Crudeli ha lavorato in diverse tv come Telelombardia, 7 Gold e, nella stagione 2009/2010 è stato ospite fisso al Chiambretti Night su Canale 5, senza dimenticare la sua partecipazione, come opinionista, al Processo di Biscardi, così come su Milan Channel e la collaborazione con il quotidiano Tuttosport. Crudeli è addetto stampa dell’Associazione Italiana Milan clubs e direttore editoriale di Sprint&Sport.
Il primo derby della stagione è alle porte, Inter super favorita?
L’Inter è senz’altro favorita, ma attenzione al Milan che è capace di tutto e gli ottimi risultati nei derby della scorsa stagione sono lì a testimoniare che tutto può accadere. Certo l’organico nerazzurro è superiore, ma non darei i rossoneri già per spacciati.
Come valuta il rendimento di Santiago Giménez? Lei è un fautore della sua permanenza o della sua cessione? Meglio o peggio di Artem Dovbyk col quale si vocifera la possibilità di uno scambio con la Roma?
Bella domanda! Visto il rendimento direi che Gimenez ha ampiamente deluso, ma cederlo per un’altra incertezza di rendimento come sta dimostrando di essere Artem Dovbyk, non penso sia la cosa più giusta da fare. Si parla anche del possibile acquisto di Dusan Vlahovic, con la conseguente cessione di Gimenez, ma sono tutte voci e quindi vanno prese per tali.
Cosa pensa delle indiscrezioni di un probabile arrivo di Robert Lewandowski al Milan?
Sarebbe la panacea dei mali del Milan, anche se io parto sempre da un presupposto fondamentale e cioè che sì, puoi prendere una grade punta, ma devi avere un gioco funzionale alle sue caratteristiche. Spesso e volentieri, negli ultimi anni, le punte del Milan sono state lasciate troppo sole e, senza assistenza e rifornimenti adeguati, il loro lavoro diventa davvero difficile.
Un campionato apparentemente senza padroni, chi trionferà alla fine? Il Milan ha qualche possibilità?
E’ davvero difficile sbilanciarsi, perché, indipendentemente dalla forza dei vari organici, i risultati mostrano, almeno sino ad ora, un’assoluta incertezza su chi possa prevalere. In relazione al Milan certezze non ne ho, ma la speranza di successo è sempre viva quando si tratta dei rossoneri.
Lei ha avuto un approccio al calcio entrando nelle giovanili del Milan, ma non è riuscito a sfondare, cosa non ha funzionato?
Sì, è vero, ho giocato nelle giovanili del Milan. Ero un “terzinaccio” alla Tarcisio Burgnich, con tutto il rispetto per lui ovviamente, con poca tecnica e tanta grinta, nonostante non avessi un fisico straordinario, sono alto 1,70. Come calciatore, essendo sempre stato onesto con me stesso, mi resi conto di non essere al livello di poter ambire alla Serie A. Il ricordo più bello che ho è quello di aver giocato a San Siro una gara, appunto, delle giovanili, prima di una partita della formazione maggiore contro il Santos e quando sono uscito dal campo, in palestra, ho visto palleggiare giocatori come Didi, Vavá, Pelé, un’emozione fortissima impressa nella mia memoria e lo sarà per sempre.
Cosa l’ha portata al tennis, dove, tra l’altro, ha avuto una carriera dirigenziale nella federazione italiana?
In realtà sono cresciuto, giornalisticamente parlando, nel mondo del tennis e ne ho fatto parte per 12 anni con diversi incarichi, prima come segretario del Comitato Regionale lombardo e successivamente come capo ufficio stampa e responsabile delle sponsorizzazioni, ma ho anche effettuato diverse telecronache come quella in occasione di una finale del campionato italiano. Sono passati davvero tanti anni, ero giovane e forte allora!
Alla fine degli anni ’80 è passato al calcio, come radiocronista su Radio Peter Flowers, sostituendo un altro milanista per eccellenza come Carlo Pellegatti. Quali ricordi ha di quel periodo?
Un periodo stupendo! Grazie proprio a Carlo Pellegatti sono approdato al mondo del calcio, anche perché ci univa già il grande amore per i colori rossoneri e seguivamo molto il Milan e lo facevamo molto spesso insieme anche a San Siro.

Noi di passione del calcio abbiamo avuto il piacere di effettuare una intervista doppia a lei e a Elio Corno e inoltre ci avevate inviato anche un video in cui pubblicizzavate un nostro evento benefico. La vostra è stata una profonda amicizia. Siete stati un duo spassoso. Quanto manca Elio Corno al giornalismo sportivo e quanto manca Elio nella sua vita?
Elio era un grande amico e soprattutto stimavo il giornalista, un vero maestro in materia. La nostra era davvero un’amicizia profonda e quando è scomparso ne ho sofferto molto. Elio manca molto al giornalismo sportivo perché non era soltanto un grande giornalista, ma anche una persona di grande intelligenza che sapeva come creare un certo tipo di rapporto con il pubblico. Elio puntava molto su provocazione e competizione con i colleghi, con battute sagaci e divertenti perché, soprattutto nelle televisioni private, per avere un grande seguito non bisogna solo essere competenti in materia, ma si deve anche saper creare il giusto appeal per il pubblico.

Segue sempre il Milan con la stessa passione di un tempo, è amore vero?
Il Milan è per me passione allo stato puro! Però, anche se sono visceralmente tifoso milanista, non perdo mai di vista il fatto che, da giornalista, devo essere professionale, cerco perciò di essere sempre obiettivo nelle mie analisi, sia nell’enfatizzare le prestazioni positive del Milan, sia nel criticare quelle negative. Quindi devo essere giudicato per il mio modo di essere comunque professionale e, se sono ancora in tv oggi, vuol dire che i giudizi sul mio operato sono ancora positivi.
Ha pensato di “appendere gli scarpini al chiodo”?
Il giornalismo sportivo per me è ancora una ragione di vita! Oggi come oggi è ancora il mio lavoro principale, faccio televisione, seppur regionale e sono direttore editoriale della rivista Sprint e Sport, un settimanale che esce il lunedì in edicola, oltre naturalmente all’edizione digitale.
Cosa possiamo dire della nazionale? La cura Gattuso non sembra avere effetto, col senno del poi, liquidare Spalletti è stato forse prematuro?
Questa è davvero una bella domanda, perché, alla luce di quella che è stata la prestazione con la Norvegia, il 4-1 subìto è una delusione incredibile. Sinceramente trovo poco comprensibile il fatto che l’Italia nel primo tempo abbia giocato una buona partita per poi smarrirsi completamente nella seconda parte della gara. Trovo inconcepibile subire un simile risultato in una partita giocata in casa e anche molto importante, seppure non per la classifica che era già più che compromessa. La Norvegia ha chiaramente dimostrato di essere superiore all’Italia, ci mancherebbe, ma la delusione è talmente grande che non riesco a trovare attenuanti di nessun genere e mi viene naturale criticare sia la squadra che il Ct Gattuso, per il quale ho comunque una grande stima, ma quando c’è da criticare non ci si può esimere dal farlo. Lo stesso Gattuso ha ammesso che, nel secondo tempo, si è sbagliato tutto.
Fonti foto: newsmondo.it; ilgiorno.it; youtube.com
Luigi A. Cerbara








