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Derby Corno-Crudeli in attesa di quello all’ICARDIopalma o al fulmiCUTRONE

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Domenica è di scena una delle partite più attese di campionato, Milan-Inter. Abbiamo chiesto alla coppia di giornalisti più amati dalle rispettive tifoserie, cosa si aspettano e cosa pensano l’uno dell’altro. Una doppia intervista tutta da gustare…

Elio Corno: “Voglio un derby come l’ultimo per vedere Crudeli stile cocker”

Come è nata la vostra amicizia? Cosa apprezza di Tiziano? Cosa invece la fa arrabbiare?

Ci conosciamo da circa 20 anni, dai tempi in cui io ero inviato per “La Gazzetta” e “Il Milanello” e lui per Radio Peter Flowers. Al di là dei siparietti che facciamo come due pirla, c’è un affetto sincero e una vera amicizia. Ci sentiamo al telefono e andiamo al ristorante insieme. Mi fanno arrabbiare le sue scene da baraccone, nonostante abbia una certa età. Adoro, invece, la passione viscerale che ha per il Milan. Tende sempre a giustificare la squadra, quando invece dice di criticarla.

Il periodo giornalistico a cui è più legato? Il momento più alto della sua carriera?

Sicuramente lavorare presso “Il Giornale” di Montanelli, di cui sono stato redattore capo dello sport. Anche il periodo a “La Gazzetta” lo ricordo con affetto.

L’Inter a cui è più legato? I suoi tre giocatori preferiti?

Quello di Mourinho e non solo per il ritorno alla vittoria in Champions. Al di là del fenomeno Ronaldo e dell’apprezzamento, durato un periodo, per Matthaus, il giocatore in assoluto che ho amato di più è Milito.

Cosa si aspetta da questo derby e chi può essere l’uomo decisivo?

Spero ovviamente lo vinca l’Inter e che possa uscire definitivamente dal tunnel in cui è sprofondata negli ultimi due mesi. Ho fiducia rientri Icardi e che, come nell’ultimo del 15 ottobre, metta una tripla firma.

Cosa può fare Spalletti per superare questo momento negativo?

Riunire i giocatori nello spogliatoio e prenderli a frustrate alla Zorro. Dovrebbe fargli capire l’importanza della maglia che indossano. I tifosi non vanno delusi. Oggi i giocatori sono troppo mercenari, non ci sono più le bandiere di una volta come Gianni Rivera o Sandro Mazzola.

Il derby che più le è rimasto nel cuore?

L’ultimo vinto per 3-2 con il rigore del signor Rodriguez. Mi piacerebbe riviverlo per poter vedere Tiziano con le orecchie basse, stile cocker.

Che cosa recita “Il vangelo del vero anti-milanista”?

Il libro lo scrissi in un momento di estrema lucidità. Ha avuto successo non solo tra gli interisti ma anche tra i rossoneri. Ho raccolto e pubblicato tutta una serie di mail che ho ricevuto, con un elenco di frasi sferzanti, tra cui anche quelle di Peppino Prisco, battutista eccezionale.

Come è stato lavorare con Biscardi e cosa ha imparato da lui?

Prima di conoscerlo avevo un’immagine distorta. Pensavo fosse arrogante e pieno di sé. Lavorandoci mi sono accorto della grande professionalità e dell’educazione incredibile verso tutti, dote rara ormai. Preparava le puntate con meticolosità. 

Foto presa dal video realizzato da Elio Corno e Tiziano Crudeli per noi in occasione della seconda edizione, il derby Milan-Inter, della partita di beneficenza “Special Eleven Cup” del 22 dicembre 2015

Tiziano Crudeli: “Quanto mi indispettiscono i suoi sfottò pesanti!”

Come è nata la vostra amicizia? Cosa apprezza di Elio? Cosa invece la fa arrabbiare?

Ci conosciamo dai tempi in cui frequentavamo Milanello. Poi abbiamo collaborato insieme nella trasmissione ‘Il processo di Biscardi’. Comunque ormai sono diversi anni che ci ritroviamo su 7 Gold. E’ nata un’amicizia molto profonda. Elio è un giornalista vero, obiettivo. Ha lavorato per testate molto importanti che lo qualificano ulteriormente. Ammiro anche la sua ironia, il suo sarcasmo. Mi indispettisco quando parte con gli sfottò pesanti (ride, ndr).

Il periodo giornalistico a cui è più legato? Il momento più alto della sua carriera?

Prima di occuparmi di calcio, la mia grande passione, ho seguito il tennis per 12 anni, diventando anche direttore di una testata sportiva legata a questo sport. Sono stato protagonista sia in radio che in tv. Ho collaborato con Carlo Pellegatti e Bruno Longhi per diverso tempo. E’ stato molto emozionante quando nel ’99 il Milan si laureò campione d’Italia a Perugia e io, in attesa che arrivassero i giocatori rossoneri e tutto lo staff, feci il giro di campo a San Siro con migliaia di persone in piedi ad applaudirmi. Ricordo con piacere anche l’esperienza che ho avuto in Inghilterra, dove sono stato il testimonial di una campagna di scommesse sportive. Fu un successo clamoroso.

Il Milan a cui è più legato? I suoi tre giocatori preferiti?

Ho vissuto momenti belli e brutti. Ho seguito con la stessa passione di sempre anche il Milan in Serie B. Al primo posto colloco il Milan di Sacchi, una squadra innovativa e spettacolare. Poi il periodo di Ancellotti e Capello; sono amico di entrambi i tecnici. Kakà è invece il giocatore a cui sono più legato in assoluto. Impazzivo anche per Sheva, ma sono rimasto deluso quando, dopo aver lasciato il Milan, ha baciato la maglia del Chelsea. Per carità, ognuno tira acqua al proprio mulino, soprattutto quando in mezzo ci sono tanti soldi, ma per me i sentimenti vanno al di là di tutto. Sono uno passionale e seguo il mio cuore anche rischiando di essere mal visto da qualcuno. Con le dovute proporzioni, nel Milan di oggi, Suso e Cutrone possono dire la loro, diventando fondamentali.

Cosa si aspetta da questo derby e chi può essere l’uomo decisivo?

Sono scaramantico, perciò non dico nulla. Il derby è una partita a sé e non è detto assolutamente che la squadra più in condizione vinca. Il Milan ha disputato fino ad adesso 42 partite tra campionato, Coppa Italia e Europa League, mentre l’Inter ha collezionato 28 gare. Il fattore stanchezza potrebbe fare la differenza.

In cosa Gattuso sta facendo meglio di Montella?

Gattuso è riuscito a creare un’organizzazione di gioco. I risultati positivi ne sono una conseguenza.

Il derby che più le è rimasto nel cuore?

Il 6-0 del 2001. Un’emozione incredibile. Doppiette per Comandini e Sheva e gol di Giunti e Serginho.

Che vuol dire essere crudelmente tifoso del Milan?

Significa essere istintivo, andare oltre la forma. Passione, sentimenti, senso di appartenenza e attaccamento ai colori sociali. Criticare la squadra in maniera costruttiva.

Come è stato lavorare con Biscardi e cosa ha imparato da lui?

E’ stata un’esperienza straordinaria. Ho imparato ad estrapolare le notizie da un contesto preciso e ad enfatizzarle. Aldo è stato il maestro del giornalismo sensazionale, fatto di titoloni e discussioni. Un modo per avvicinare sempre di più i tifosi a questo sport meraviglioso.

Fonte foto: youtube.com

Erika Eramo e Stefano Rizzo

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