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Stefano De Grandis: “Nel derby l’orgoglio da difendere. Quando Chinaglia mi prendeva sulle spalle…”

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Un’intervista a 360 gradi con un giornalista di Sky Sport che unisce alla grande professionalità un’innata simpatia, facendolo amare da tutti. Non ha mai nascosto la sua fede laziale che qui ci racconta

Chi ha più da perdere nel derby, la Lazio che rischia di non andare in Champions o la Roma che ha già deluso all’andata e potrebbe, in caso di sconfitta, non arrivare settima e quindi non accedere alla nuova Conference League?

Fino alla settimana scorsa ti avrei risposto la Lazio, ma ora è tutto più complicato. Sia la Roma che il Sassuolo sono avversarie ostiche. Non dimentichiamoci il recupero col Torino che si deve salvare. In questo momento vedo più favorito il Milan per il posto vagante in Champions. Per quanto concerne il derby ormai in ballo c’è solo l’orgoglio da difendere.

Teme che l’arrivo di Mourinho possa togliere attenzione alle vicende della Lazio?

No non credo. Inzaghi, o chi per lui, avrà comunque il suo spazio. Penso che la vicenda dello Special One sia un bel colpo mediatico, anche se non è automatico che porti delle vittorie, qualcosa ha già portato e non è poco, ovvero l’entusiasmo che era venuto a mancare. E’ comunque, a prescindere dai risultati, una persona attraente e stimolante.

Ora che la Salernitana è salita in A cosa si aspetta da Lotito visto che non può avere due squadre nello stesso campionato?

Deve cedere la società entro 30 giorni. Potrebbe usare un prestanome. Gira da giorni un meme molto divertente in cui si vede un Lotito sotto mentite spoglie. Qualsiasi cosa farà c’è da dire che a livello imprenditoriale è stato un investimento di successo. Ha preso la Salernitana in D ed ora giocherà in A.

Come nasce la sua fede laziale? Il mito biancoceleste per eccellenza?

Mio padre giocava nelle giovanili della Lazio. Quando avevo 12 anni mi portava ai ritiri. Ero innamorato di Giorgio Chinaglia, che mi prendeva sulle spalle. Dopo ho apprezzato vari giocatori ma con nessuno potrà mai esserci quel trasporto genuino vissuto con Giorgione.

A chi si è ispirato nel giornalismo sportivo?

A mio padre e ai suoi insegnamenti. Mi è sempre pesato non poter condividere alcuni traguardi lavorativi con lui che mi spronava a tirar fuori la personalità. Quando è nata sky mio padre era già morto (ndr, Milziade De Grandis, detto Mimmo, prestigiosa firma della stampa capitolina, è scomparso nel maggio del 2000, poco prima della conquista del secondo scudetto biancoceleste). In primis penso a lui e a maestri avuti durante la mia formazione presso “Paese Sera” come Stefano Barigelli, l’attuale Direttore della Gazzetta dello Sport. Il giornale era una piccola realtà che permetteva una crescita veloce a chi voleva farsi le ossa. Usciva in 40.000 copie a Roma.

Partita di beneficenza del 1970. Mimmo è il secondo in piedi da sinistra.
Foto di Marcello Geppetti

In questi 30 anni di carriera di cosa va più fiero? E la cosa che l’ha emozionata di più?

Sono fiero di aver, attraverso questo lavoro, superato la mia timidezza. Dico sempre ai giovani che la preparazione è tutto. Lo studio e l’applicazione aiutano tantissimo. Prima ci si avvaleva dei documenti cartacei. Ora con internet è anche più semplice. Le emozioni più forti sono collegate al Mondiale 2006 che abbiamo raccontato per la prima volta interamente proprio quell’anno.

Un ricordo su Pablito visto che avete lavorato insieme?

Paolo Rossi è sempre stata una persona semplice, divertente, disponibile, che sapeva prenderti in giro bonariamente. Sembrava sempre capitato lì per caso perché il mondo dei lustrini e dell’apparenza non facevano per lui. E’ stato capace di unire tutti i tifosi. Non si è mai sentito parlare male di lui. Spesso le persone o le ami o le odi. Con lui era possibile solo la prima ipotesi.

Ilaria D’amico, Gianluca Vialli, Stefano De Grandis e Paolo Rossi

Cosa si aspetta da questo Europeo con Mancini in panchina? E’ di nuovo amore per la Nazionale?

E’ di nuovo amore proprio grazie a lui. C’è un’amicizia con Roberto, ma sinceramente non mi aspettavo un tale exploit come ct della Nazionale. L’Italia può arrivare tra le prime quattro.

Il suo pronostico per le due finali di Champions (Manchester City-Chelsea) ed Europa League (Villarreal-Manchester United)? Per chi tifa?

Si tende a parteggiare per i più deboli, ma non ho una preferita. Sicuramente il Chelsea di Tuchel mi sta simpatico ed ha avuto un percorso sorprendente. E’ favorito il City di Guardiola ovviamente, ma si sa che nelle partite secche tutto può succedere. Vale lo stesso discorso in Europa League: lo United è favorito, ma il Villarreal, senza pretese finanziarie, mi piace. E’ andato oltre le aspettative.

Quanto è cresciuto nel tempo il fenomeno del fantacalcio?

La mia avventura a Tele+ ebbe inizio nel ’91. Già dal ’92-’93  giocavo con gli amici al Fanta che ha avuto uno sviluppo esponenziale perché è molto coinvolgente. Ormai ci sono molti siti a riguardo con giochi a premi e scommesse sportive. A me diverte molto farlo.

Fonti foto: inter-news, sololalazio.it, laziowiki.org, skysport

Erika Eramo

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