L’attore e regista ha spaziato su temi a lui cari: il cinema, il Milan e anche la Cremonese
Il regista e attore Ricky Tognazzi muove i primi passi nel mondo cinematografico fin da bambino in compagnia di papà Ugo, successivamente è autore di pellicole di gran successo per il cinema, tra le quali, Piccoli equivoci (1989), Ultrà (1991), La scorta (1993), Vite strozzate (1996), Canone inverso – Making Love (2000), Il padre e lo straniero (2010), inoltre ha realizzato diverse fiction e si è distinto anche come attore. Spesso è stato diretto dalla moglie Simona Izzo: Maniaci sentimentali (1994), Camere da letto (1997) in cui Simona ha anche recitato, Io no (2003) film in cui la regia è opera di entrambi, Ricky e Simona, con Ricky nel ruolo anche di attore, Tutte le donne della mia vita (2007).
Suo padre Ugo è stato fonte d’ispirazione per la sua carriera cinematografica?
Mio padre è un riferimento perpetuo nonostante lo abbia frequentato poco, sono cresciuto con mia madre, poi quando ero più grandicello ci siamo avvicinati di più. Ancora oggi alcune persone mi raccontano di lui. Nel 1963 abbiamo recitato insieme per la prima volta in Ro.Go.Pa.G., nell’episodio ‘Il pollo ruspante’, e poi nei Mostri durante l’episodio ‘L’educazione sentimentale’, inoltre ricordo con piacere la pellicola Arrivederci e grazie (1988), sceneggiatura di Simona Izzo, in cui i protagonisti eravamo io e mio padre.
I suoi film che reputa migliori?
Te ne cito tre: Ultrà, La scorta e Canone inverso – Making Love.
Quelli a cui è più legato invece?
Nomino i film che non hanno avuto un grande riscontro positivo ma che invece sono estremamente profondi quali Tutta colpa della musica (2011) e Francesca e Giovanni – Una storia di amore e di mafia (2025).
Che differenze ci sono nel lavorare con o senza Simona?
Ormai lei è imprescindibile. Ci completiamo su tutti gli aspetti della vita.

Quali progetti ci sono in cantiere?
Qualcosa bolle in pentola, sia per il cinema che per la tv.
Cosa apprezza del cinema attuale e cosa invece non la soddisfa?
Da dopo il covid frequentiamo meno i cinema e guardare i film in tv e nelle varie piattaforme non ha lo stesso fascino, si perde qualcosa. Recentemente ho apprezzato molto La Grazia di Paolo Sorrentino. Mi dispiace si sia un po’ persa quella commedia autentica che si poggiava su elementi drammatici in cui per esempio si rideva della fame. Noto che oggi ci sono ottime idee ma c’è meno coraggio nel raccontare la realtà.

Voi Tognazzi siete una famiglia milanista, che cos’è per voi il derby?
Gianmarco è un vero e proprio ultrà, a me piace molto il calcio ma lo vivo con più distacco rispetto ad una volta. Oltre che per il Milan simpatizzo anche per la Cremonese, sempre per una questione familiare. Apprezzo parecchio, anche per le loro storie, il tecnico dei grigiorossi Davide Nicola e l’attaccante Vardy al quale ho chiesto l’autografo sulla maglia della Cremonese. Il derby contro l’Inter è la partita più sentita per noi rossoneri e quindi anche per noi Tognazzi. Vincere il derby dà una spinta in più e in questo ultimo disputato la vittoria per i rossoneri è stata fondamentale per lasciare accesa la speranza di una rimonta clamorosa.
Come commenta questo Milan e cosa direbbe suo papà Ugo tifoso rossonero del Milan attuale?
Presumo che mio padre avrebbe lo stesso mio pensiero: ci sono pochi italiani in campo con la maglia rossonera e diversi giocatori sono di passaggio, dopo solo qualche stagione cambiano casacca e tutto ciò crea poco senso di appartenenza, si crea troppa distanza tra la squadra e i tifosi. Comunque tra i giocatori attuali sono affascinato da Leao, dalle sue giocate imprevedibili.
I suoi ricordi più belli da tifoso rossonero?
Il periodo in cui ha giocato Gianni Rivera e il dominio in Europa del Milan: le due coppe campioni ottenute con Sacchi in panchina e successivamente gli altri due trionfi in Champions con mister Ancelotti. Arrigo Sacchi era tenace ed è stato un innovatore, Carletto Ancelotti ha ereditato molto da Sacchi con un tocco anche in più essendo stato un ottimo giocatore. L’empatia tra allenatore e giocatori è fondamentale.
Con il film Ultrà come miglior regista ha vinto il David di Donatello e il Festival Internazionale del cinema di Berlino. Dall’epoca, anni ottanta/inizio anni novanta, come si è trasformato il tifo?
Avevamo descritto un fenomeno culturale analizzando un gruppo di tifosi nello specifico. Avevo capito che era un fenomeno legato alla crescita e al bisogno di questi ragazzi di identificarsi con qualcosa, di essere parte di un gruppo. E’ stato un film duro, crudo, nel linguaggio e nelle scene, violenza, droghe, alcol etc. Negli anni a seguire dopo il film le infiltrazioni mafiose hanno coinvolto le varie curve. In Inghilterra dopo il fenomeno degli ‘hooligans’ grazie a nuove normative sono riusciti a creare ambienti più sicuri. Comunque evidenziamo anche l’aspetto sentimentale del tifo che ci sarà sempre, si tramanda da padre in figlio e amalgama i rapporti umani.
Fonti foto: L’altraVicenza.it; VanityFair.it; Ansa.it
Stefano Rizzo








