I partenopei sono prossimi a cucirsi sul petto il loro quarto titolo, mentre un “campione” azzurro del passato vede macchiata la sua carriera, la sua coscienza da una vicenda sconfortante per tutto il movimento calcistico italiano
Stiamo senz’altro assistendo ad un finale di stagione in Serie A combattuto come non mai, sino all’ultima giornata e su tutti i fronti. Dalla lotta scudetto tra Napoli e Inter, a quella per la salvezza con ben 5 squadre ancora in piena bagarre per non retrocedere e cioè Hellas Verona, Parma, Lecce, Empoli e Venezia. Corsa a tre per il quarto posto valido per la qualificazione alla prossima Champions League, tra Juventus, Roma e Lazio e solo un lumicino per le speranze della Fiorentina per un posto in Conference, ma le combinazioni potrebbero essere in suo favore. Se la Viola vincesse la sua gara contro l’Udinese, che non ha nulla da chiedere al suo campionato, e la Lazio perdesse lo scontro con il Lecce che invece deve salvarsi, arriverebbero a pari punti e gli scontri diretti, entrambi vinti dalla Fiorentina, decreterebbero l’esclusione della Lazio da qualsiasi competizione europea e la conseguente qualificazione dei toscani alla prossima Conference League. Metteremmo la firma ovunque per avere stagioni simili sempre più frequentemente, perché le emozioni sono molteplici e sicuramente più profonde e indimenticabili, nel bene come nel male. Dopo almeno un decennio di anonimato (Juventus a parte con le due finali perse nel 2015 e 2017), il calcio italiano è tornato a farsi “sentire” e farsi ammirare anche in ambito europeo con le nostre formazioni più volte in finale negli ultimi anni.

La forza del nostro calcio, insomma, è più che in ripresa, ma purtroppo, ogni rosa ha le sue spine ed anche in questo caso sono spine che lasciano il segno e che fanno molto male. Stiamo facendo riferimento ad un’amara situazione venuta alla ribalta una settimana fa grazie ad un servizio della trasmissione televisiva Le Iene e che vede protagonista l’ex calciatore Salvatore Bagni, il quale sarebbe reo di chiedere soldi per raccomandare calciatori a società di Serie C, permettendo loro di giocare tra i professionisti. Salvatore ha, con suo figlio, un’agenzia di scouting e, nella trasmissione saltano fuori i suoi contatti e modi di agire, in particolare l’ex centrocampista fa riferimento al direttore sportivo della Vis Pesaro, ma aggiunge che non ha problemi in serie C e gli basta chiamare perché nessuno gli dice di no e “chi paga”, tariffa minima 30.000€, gioca di sicuro! Salvatore ha militato per tre stagioni nell’Inter, dal 1981 al 1984 vincendo una Coppa Italia (1981/82) e per quattro stagioni nel Napoli, dal 1984 al 1988, conquistando nella stessa stagione una Coppa Italia e uno scudetto (1986/87), proprio le due formazioni che stanno lottando per il titolo nazionale, mentre Bagni adesso dovrà cominciare a lottare per la sua dignità.

Siamo tristemente sicuri che un sistema perfetto non possa esistere, perché è nella natura umana ricercare scappatoie, sotterfugi, guadagni facili, in barba alle regole, alle leggi, alla giustizia, al merito. Un ex calciatore come Salvatore Bagni che sa cosa significa sudare, lottare per emergere, per guadagnarsi un posto da titolare, non dovrebbe mai e poi mai anteporre i suoi interessi arrecando danno a giovani che sognano di diventare dei calciatori professionisti, a discapito del talento, del merito, del sacrificio. Lo abbiamo visto ospite, dopo i fatti di cui sopra, in una trasmissione televisiva, “Si Gonfia La Rete” su Tele A, e non ci è sembrato si sia parlato dell’accaduto e non comprendiamo come si possa soprassedere o addirittura fare finta di nulla. La domanda, retorica in questo caso, la facciamo anche a chi ha avuto l’idea di ospitare Salvatore Bagni e far altrettanto finta di nulla. Lungi da noi il desiderio di ergerci a giudici, ma un minimo di decenza ce la saremmo quantomeno aspettata.
Salvatore Bagni, colui che nella sua carriera ha incarnato lo spirito del lottatore, di colui che suda e corre anche per gli altri, definito il campione del cuore, il guerriero, un calciatore che non si dava mai per vinto, ha invece ceduto all’ingordigia, al guadagno facile ed ora, messo sul banco degli imputati, colto con le mani nella marmellata non tenta nemmeno di difendersi e, vogliamo sperare lo faccia per la vergogna che prova, quella vergogna che più degli altri, patiscono coloro che hanno una coscienza e si rendono conto della gravità delle loro azioni, del danno morale e materiale fatto a tutto il sistema calcio nazionale, a quel calcio che, come abbiamo detto, si sta rialzando ma che, come in un triste destino, deve sempre attraversare scandali, passare per il fango per poi potersi ripulire e rialzare più forte di prima. Siamo però stanchi anche di questo, stanchi di vedere il calcio nostrano mai totalmente integro e continuamente macchiato da ciò che di più lontano dovrebbe essere da qualsiasi disciplina sportiva, quel malaffare che nulla ha a che vedere con l’integrità e la moralità che lo sport dovrebbe perseguire ed insegnare.
Fonti foto: calcionews24.com; ilmattino.it; corrieredellumbria.it
Luigi A. Cerbara








