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Mario Pennacchia, il padre di tutti i giornalisti

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Il mio ricordo di un grande professionista, collega e amico virtuale. Si è spento ieri a 93 anni, riaccendendo la voglia di far continuare a vivere il vero giornalismo sportivo, di raccontare il calcio con le sue caratteristiche: verve, competenza e stile arguto

Direttore per 18 anni della rivista “L’arbitro”, ha collaborato con le testate più importanti, tra cui “La Gazzetta dello Sport”, “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Il Giorno”, è stato opinionista di trasmissioni storiche quali “La Domenica Sportiva” ed “Il Processo del Lunedì” di Aldo Biscardi. Persona di notevole spessore umano, sempre accorto, gentile, lucidissimo anche dopo aver superato i 90 anni, mi ha dato la possibilità di conoscerlo anche attraverso alcuni dialoghi radiofonici per il nostro sito che conservo nel cuore. Qui di seguito la mia ultima chiacchierata con lui di tre anni fa:

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Tifosissimo della Lazio, con una grande passione per Silvio Piola, è stato responsabile della comunicazione del club sotto la presidenza Cragnotti e consulente del presidente della FIGC. Ha scritto vari libri tra cui “Gli Agnelli e la Juventus”, “Il Calcio in Italia”, “Lazio Patria Nostra” e “Football Force One”.

Alla nostra redazione, in occasione di uno Speciale, ci scrisse così:

“Complimenti a tutti. Il mio augurio è che Passione del Calcio possa diventare un punto di riferimento per le generazioni future perché già siete un esempio per molti giovani. Vi distinguete perché non perdete occasione nel dare importanza ai valori importanti della vita che sono racchiusi nel calcio”.

Ci mandò anche una lettera (datata 2018) che conserviamo e vi riproponiamo dato che il suo ultimo pensiero è andato a voi tifosi:

LA PASSIONE DEI TIFOSI PIU’ FORTE DELLA CRISI

Il calcio italiano sta rivivendo la crisi in cui precipitò negli Anni Cinquanta, anche allora colpita dall’eliminazione dalla Coppa del mondo e dal conseguente commissariamento della Federazione. Una crisi ancora più grave perché il profondo mutamento di tempi e costumi, regole e mentalità neanche consente di far tesoro di quelle malaugurate esperienze.

Allora furono necessari dieci anni, dirigenti di straordinaria statura come Giulio Onesti e Artemio Franchi e una generazione di campioni per risollevarci ai vertici del calcio internazionale con la vittoria dell’Europeo nel 1968 a Roma e il secondo posto mondiale nel 1970 in Messico.

Può confortarci la speranza che i giovani di oggi maturino fino ad emulare quelli che  cinquant’anni fa riscattarono il nostro calcio – da Zoff e Albertosi a Rivera e Mazzola, da Riva e Boninsegna a Burgnich e Facchetti, da Bertini e De Sisti a Rosato e Cera, da Anastasi e Salvadore a Domenghini e Juliano – ma troppe storture autolesionistiche dovrebbero essere eliminate per poter restituire al nostro sport più popolare il respiro e lo slancio indispensabili.

I dirigenti che guidano e guideranno Federazione, Leghe e Società avranno la personalità, la consapevolezza, il senso di responsabilità, l’autorità e la lungimiranza per realizzare davvero una riforma radicale? Una riforma che liberi il calcio dalla dittatura del denaro, dallo strapotere della televisione, dall’imperversare sfrenato dei procuratori, dall’invasione dei calciatori stranieri perfino nei vivai giovanili?

Altre modifiche strutturali si imporrebbero: per esempio, nel rapporto società-calciatori, oggi a tal punto sbilanciato che un tesserato, a disprezzo dei tifosi, può rifiutarsi di rinnovare un contratto ed essere libero senza alcun minimo risarcimento per il club che gli ha garantito una brillante carriera. La prova più disarmante si è avuta con la folle vicenda Lazio-Inter-de Vrij regolata da una norma mostruosa che ha reso legittimo e beffardo quello che normalmente si sarebbe configurato come un illecito.

Forse questo, involontariamente, è e resterà un volo di fantasia nel mondo delle illusioni, ma aiuta a capire in quali condizioni e con quante complicità sia stato ridotto il calcio italiano e che dura prova sia costretta a sopportare l’infinita passione dei tifosi, i soli che pagano sottoponendosi a ogni tipo di sacrifici.

Mario Pennacchia

Arrivederci Mario. Hai il posto d’onore allo stadio e nei cuori di chi ti ha stimato e voluto bene. Ci supervisionerai dall’alto con l’occhio d’aquila che ti ha sempre contraddistinto. Un pensiero affettuoso alla tua famiglia da parte mia, di Stefano Rizzo e di tutta la redazione.

Erika Eramo

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