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Luigi Martini: “La Lazio sa scegliere bene i giocatori”

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L’ex difensore: “Senza l’Italia è stato un Mondiale sottotono”

Luigi Martini ha indossato la maglia della Lazio negli anni settanta vincendo lo scudetto nel ’74. Ci siamo soffermati sul mercato biancoceleste e sul Mondiale appena terminato ma non solo.

Come giudica fin qui il mercato della Lazio?

Sono anni ormai che la società biancoceleste opera in questa maniera. Ha la capacità di prelevare giocatori di qualità anche se non di primo livello. Attua una politica corretta mirata al bilancio economico.

Un giudizio sul Mondiale?

Senza l’Italia ha perso fascino. La Francia ha vinto ma non ha giocato bene. Pensavo che trionfasse l’Inghilterra per motivi di orgoglio visto che da tanti anni non si aggiudica un trofeo. La Croazia è stata la squadra rivelazione.

E’ curioso di vedere all’opera CR7 con la maglia della Juve?

Bisognerà vedere con quali intenzioni scenderà in campo. Se è solo una grande operazione di marketing oppure il calciatore ha ancora voglia di mettere la gamba nei contrasti duri.

Un ricordo sulla sua carriera?

Alla Lazio devo tutto. Sia mia moglie che i miei figli sono nati a Roma. Sono molto legato alla città eterna. Ho ottenuto il brevetto come pilota di linea e sono stato eletto in parlamento. Con la maglia biancoceleste mi sono tolto tante soddisfazioni. Facevo parte di un gruppo coeso nonostante ci fosse una sana rivalità tra alcuni di noi. Una competizione interna che ci univa ulteriormente. Una squadra composta da amici per la pelle.

Un pensiero sui suoi compagni campioni d’Italia Luciano Re Cecconi, Mario Frustalupi e Giorgio Chinaglia?

Luciano era più di un fratello. Stavamo nella stessa camera nei ritiri.  Vivevamo in simbiosi. E’ stata la mia prima perdita affettiva. Un passo importante che mi ha fatto comprendere meglio la precarietà della vita. Aver perso anche Mario e Giorgio mi ha procurato tanto dolore. Così come avvenne per il mister Maestrelli.

 

Luigi  Martini è il quarto in piedi partendo da sinistra

 

 

Fonti foto: storiedicalcio.altervista.org e ilgiornale.it

Stefano Rizzo

 

 

 

 

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