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Lino Banfi: “Prima di divenire tifoso della Roma l’unico sport che conoscevo era il salto del pasto”

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Dalla fame alla fama, un viaggio lungo una vita! Un attore che ha attraversato momenti davvero difficili prima di diventare famoso, ha conosciuto le ristrettezze che la vita impone a chi deve farsi da solo, a chi cerca disperatamente la propria strada, a chi caparbiamente non molla mai. Lui ce l’ha fatta, ha certamente pagato dazio, ma il successo lo ha ripagato e da generazioni ci accompagna con la sua classica risata e il suo animo nobile. Così come la sua amata Lucia lo ha accompagnato per 61 felicissimi anni di matrimonio

Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, nato ad Andria ha intrapreso la carriera di attore nonostante le enormi difficoltà economiche in cui versava. Le varie vicissitudini non hanno frenato però le sue aspirazioni. Totò fu determinante nella scelta dello pseudonimo ‘Lino Banfi’, da Lino Zaga a Lino Banfi, in quanto per il mitico attore napoletano portava sfortuna accorciare i cognomi. Fu l’amministratore della compagnia per la quale Lino stava lavorando in quel momento, nonché insegnante di scuola, a prendere il primo nominativo dal registro di classe dei suoi alunni, ovvero Aurelio Banfi. All’inizio della sua carriera cinematografica ha recitato con Franco e Ciccio ed è stato diretto dai registi, Steno e Dino Risi (in seguito negli anni ’80), tra gli altri, ma diventa ancora più popolare grazie alla commedia sexy italiana degli anni settanta. In seguito negli anni ottanta vive un periodo di grande successo con: ‘Fracchia la belva umana’, ‘Ricchi, ricchissimi…praticamente in mutande’, ‘Al bar dello sport’, ‘L’allenatore nel pallone’, ‘I pompieri’, ‘Scuola di ladri’, ‘Grandi magazzini’, ‘Il commissario Lo Gatto’, ‘I pompieri 2’, ‘Roba da ricchi’ e tante altre commedie. Dal 1998 diventa il ‘Nonno d’Italia’ per via della fortunata fiction ‘Un medico in famiglia’. Interpreta Libero Martini, un personaggio completamente diverso da quelli interpretati in precedenza. Nel 2000 ricopre un ruolo drammatico nel film per la TV ‘Vola Sciusciù’. Tra gli anni dieci e venti partecipa ai film del regista Carlo Vanzina. Per la tv ha condotto ‘Domenica In’ nell’annata 1987/88 e ha preso parte come concorrente di ‘Ballando con le stelle’ nel 2023.

La Roma sta volando, pensa e spera possa addirittura agguantare un posto valido per la qualificazione in Champions League?

E’ quello che sogniamo tutti! Però voglio raccontare come è nata la mia passione romanista. Vivo a Roma da oltre 65 anni e durante i primi periodi si cercava lavoro in ogni modo. Soggiornavo, come tanti altri aspiranti comici e artisti vari, in una piccola pensioncina nei pressi del teatro Ambra Jovinelli, perché lì c’era una specie di centro per la ricerca di artisti. Capitava che venisse qualcuno che chiedeva se ci fosse un comico, un prestigiatore, una ballerina e così via. Però capitava anche altro, come ad esempio la richiesta di accompagnare persone invalide allo stadio. All’epoca si faceva fatica a mettere insieme i soldi anche solo per un pasto e anche se di calcio non capivo nulla e l’unico sport che conoscevo e del quale ero campione olimpico, era il “salto del pasto”, ero solito propormi di accompagnare queste persone. La prima volta mi capitò un tifoso della Lazio, magrissimo e anche burbero e non solo non mi offrì nulla, ma mi guardava anche male e la cosa non mi fece una buona impressione a tal punto che pensai di non fare più quel genere di lavoro. Però era difficile dire di no al guadagno di 1.000 lire che all’epoca bastavano per un discreto pranzo e mi riproposi quindi di accettare nuovamente di accompagnare un invalido allo stadio e questa volta mi capitò un tifoso romanista ben in carne e molto più gentile e generoso, tanto che ci fermammo in una trattoria e mangiai sino a scoppiare e poi, allo stadio, vedere l’entusiasmo del tifo romanista mi conquistò e da quel giorno cominciai a simpatizzare per i colori giallorossi, sino a diventare un vero e proprio tifoso.

In Europa League, se le cose andassero alla perfezione, ci potrebbe essere il derby Lazio-Roma in finale chi vedrebbe come favorita?

Naturalmente, parlando da tifoso non posso che dire la Roma, ma mi considero un vero sportivo e devo riconoscere che la Lazio è davvero una bella squadra quest’anno, sarebbe senz’altro una finale splendida ed emozionante.

La Roma ha avuto grandissimi allenatori e calciatori, ma da molti anni non riesce ad imporsi in Serie A, cosa manca e cosa si dovrebbe fare per tornare a vincere uno scudetto?

Due cose mancano! In primis un presidente romano, non italiano, ma romano e romanista! Come Dino Viola seppure romano d’adozione e come lo erano Franco e Rossella Sensi. Gli attuali proprietari, seppure possono essere bravi, hanno come intento principale il business e sono distanti dall’ambiente, non tanto fisicamente, ma come sensibilità e conoscenza dei dettagli che compongono la Roma, perché non lo vivono in maniera profonda e totale come farebbe, appunto, un vero romanista. La seconda ragione riguarda l’allenatore, perché anche in questo caso credo sia importante che sia prima romanista e poi allenatore, come nel caso di Claudio Ranieri e, infatti, i risultati sono davanti agli occhi di tutti.

In questa stagione c’è stato un numero incredibile di cambi di allenatori, cosa sta accadendo al calcio italiano? Forse ci vorrebbe un Oronzo Canà?

Molte volte è stato detto e scritto, ovviamente in maniera scherzosa e le confesso che, altrettanto scherzosamente, quando mi capita di incontrare i vari allenatori mi chiamano “Mister”. Ho anche il diploma di “Allenatore Ad Honorem” rilasciato dall’A.I.A.C, l’Associazione Italiana Allenatori Calcio. Quello dell’allenatore è certamente un mestiere difficile e quando le cose non vanno bene è il primo a saltare, era così anche ai tempi di Oronzo Canà e lo sarà sempre.

Per gentile concessione del Sig. Banfi

Nel film “L’allenatore nel pallone” (1984), ma anche nel sequel “L’allenatore nel pallone 2” (2008) ci sono state tante comparse illustri tra calciatori, allenatori, telecronisti e giornalisti, ci racconta qualche aneddoto particolare?

Giancarlo De Sisti, quando ci incontriamo, mi ricorda sempre il successo avuto da quei film, mentre molti altri ex calciatori si lamentano per non essere stati chiamati, ma era il regista a decidere. Ricordo che Ciccio Graziani mi derideva per la mia testa pelata e in un’occasione gli dissi di continuare pure a prendermi in giro, ma che un giorno lui sarebbe diventato pelato come me e i fatti lo hanno confermato! Adesso, ogni volta che ci incontriamo, mi maledice (sorride ndr).

Il celeberrimo Oronzo Canà mentre spiega la bi-zona con il suo rivoluzionario modulo 5-5-5

Come si è passati dal Pasquale Zagaria, suo vero nome, al nome artistico Lino Banfi? (pseudonimo)

Pasquale era troppo lungo e quindi il diminutivo Lino venne naturale, mentre il cognome inizialmente divenne Zaga. Quando lavoravo all’Ambra Jovinelli, entrai in simpatia con il proprietario Graziano Jovinelli, anche perché lui apprezzava molto la mia educazione e la mia preparazione. Graziano era amico intimo di Totò e mi permisi un giorno di chiedergli di raccomandarmi per una comparsata, una posa in uno dei film di Totò. Fu così che organizzò un incontro con il Principe e mi diede un biglietto di presentazione da dare a Totò con la raccomandazione di non leggerlo. Naturalmente l’emozione ed il pensiero del biglietto e di cosa potesse esserci scritto non mi facevano dormire e vagavo avanti e indietro nella casa dove alloggiavo e la proprietaria, una ex ballerina, mi chiese cosa avessi e quindi le parlai del biglietto e lei mi spiegò il trucco della candela da mettere dietro la busta per aprirla senza rovinarla, una volta aperta lessi il messaggio: “Caro Principe, questo ragazzo che lavora all’Ambra Jovinelli è preparato, educato e non si perde nei congiuntivi e nel condizionale“; quest’ultima affermazione all’epoca era sinonimo di grande preparazione. Mi presentai quindi da Totò che mi disse, tra le altre cose, che facevo bene a fare avanspettacolo, cosa che aveva fatto anche lui. Mi chiese il nome ed approvò il diminutivo del nome, ma non quello del cognome che mi disse di cambiare assolutamente. Prese il mio indirizzo per un’eventuale chiamata di lavoro che poi avvenne circa un mese dopo per due giorni di lavoro che però non potei fare perché ero in tournée in Sicilia. L’amministratore della compagnia per la quale feci lo spettacolo successivo, era anche un maestro elementare e venne fuori la proposta di aprire il registro di una classe e scegliere il primo cognome che sarebbe saltato fuori e la scelta ricadde su Aurelio Banfi e la scelta fu fatta.

Lei, insieme a Renzo Montagnani, Mario Carotenuto, Carlo Giuffré, Gianfranco D’Angelo, Aldo Maccione e Alvaro Vitali, rappresenta uno dei mostri sacri delle commedie erotiche degli anni settanta e ottanta. Quel filone ricevette tantissime critiche per poi, negli anni, venire rivalutato perché esprimeva forse una facciata reale della nostra società dell’epoca. Quel genere cinematografico era davvero uno specchio della nostra società di allora?

Assolutamente sì, rispecchiava esattamente quello che era la società italiana dell’epoca. Molti giornalisti hanno poi capito, come dei veri e propri pentiti, di aver commesso un grave errore. Se poi, scherzandoci un po’ su, vogliamo considerare l’ambito culturale di quel filone, per quanto mi riguarda sono partito dal fare il bidello, per poi fare l’insegnamento, il Preside, mi è mancato di interpretare soltanto il Provveditore agli studi, ma ho avuto una “carriera” didattica di tutto rispetto, alla faccia di chi criticava. Quei film sono poi diventati dei “cult” e la storia è quella che, alla fine, emana il giudizio reale. Ho interpretato oltre 70 film del genere e, se tornassi indietro, rifarei tutto allo stesso modo.

C’è stata poi una seconda parte nella sua carriera cinematografica con commedie italiane di successo, come il già citato “L’allenatore nel pallone”, “Scuola di Ladri”, “Pompieri”, “Il commissario Lo Gatto” e tanti altri e sotto la guida di grandi registi italiani. Ha qualche ricordo in particolare?

La chiamata di un grande regista come Dino Risi, per interpretare “Il commissario Lo Gatto” (1984), è qualcosa che non dimentichi, all’epoca dirigeva attori di primissimo livello come Totò, Peppino De Filippo e altri. Ho avuto una grande amicizia con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia che mi hanno aiutato anche molto nel mondo del cinema e con i quali ho lavorato in diverse esperienze sia cinematografiche che teatrali. Sono stato coprotagonista in “L’esorciccio” con Ciccio Ingrassia, nel periodo in cui il duo era separato, mentre con Franco Franchi in una tournée teatrale negli Stati Uniti nel periodo in cui Ciccio era malato. Un momento di grande crescita professionale anche grazie all’aiuto del duo siciliano.

Il commissario Lo Gatto durante l’interrogatorio al Papa

La sua carriera ha poi effettuato un’altra svolta, vertendo verso il piccolo schermo dove è stato anche conduttore di programmi come “Risatissima” (1984 e 1985) su Canale 5, Domenica in (1987 e 1988) sulla Rai e tanto altro, è poi divenuto un personaggio iconico con Nonno Libero, cosa le ha dato e le ha lasciato questo personaggio?

Nell’arco della mia lunga carriera ho avuto la fortuna di accumulare un grande bagaglio di esperienze sia nel cinema, nel teatro e nella televisione e la mia carriera ha abbracciato almeno tre generazioni e sta abbracciando anche la quarta, come ha avuto modo di dire Papa Francesco in occasione di un suo discorso. La terza generazione l’ho abbracciata con “Un medico in famiglia“, con Nonno Libero. Sono orgoglioso del personaggio che mi ha permesso di esprimere, anche sul piccolo schermo, la mia vena artistica e la capacità di interpretare anche ruoli seri e non solo comici.

Possiamo dire che la canzone in gara all’ultimo Festival di Sanremo “Quando sarai piccola” di Simone Cristicchi l’ha toccata personalmente? Ha pensato alla sua amata Lucia, corretto?

Sì, mi ha toccato davvero molto. Cristicchi sapeva della mia storia e il giorno dopo Sanremo, da Mara Venier, mi guardava e scuoteva la testa come per dire “lo so che ti tocca direttamente la cosa” e quando l’ha cantata ha rivolto a me l’ultimo sguardo e lì non sono più riuscito a trattenere le lacrime. E’ un dolore che sento molto, ma sono orgoglioso di sentirlo!

Con l’arrivo di Matilde Lucia (13 dic 2024 figlia della nipote Virginia) è diventato bisnonno cosa si prova?

E’ una sensazione nuova che mi incuriosisce e mi fa comportare come un bambinone che però non fa le vocine come tutti, stoicamente resisto ed uso il mio tenore di voce classico.

Oronzo Canà appenderà gli scarpini al chiodo o ha altri progetti per il futuro?

Oronzo Canà ha ancora molti progetti, vuole allenare una nazionale, insegnare ai tecnici moderni come si allena e come si devono comportare. Oronzo Canà non molla mai, allenerà almeno fino a 93 anni.

Lei è molto legato a Papa Francesco, immagino stia seguendo l’evoluzione delle sue condizioni, vuole mandargli un pensiero, un augurio?

Sì, sto seguendo e in molti momenti piango per lui, non mi vergogno a dirlo. Papa Francesco mi aveva promesso di celebrare una messa di commemorazione per mia moglie e sarebbe stato il 22 febbraio, ma purtroppo non ha potuto farlo viste le sue condizioni. Ho la sua voce registrata in un vocale, con il quale mi ha mandato i suoi auguri, a luglio, per il mio compleanno. Ho una nostra foto che custodisco gelosamente. Sono sicurissimo che si riprenderà e massimo una settimana tornerà a stare bene.

Fonti foto: vanityfair.it; calciomercato.com; it.wikipedia.org

Luigi A. Cerbara

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