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La Serie A sta tornando a dare spettacolo

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Potrebbe essere finalmente cambiato il vento nel massimo campionato nazionale, con la speranza di tornare a divertirsi sia nel seguire una partita e sia nell’imprevedibilità del raggiungimento degli obiettivi societari

Quando si pensa al bel calcio viene subito in mente la Premier League dove ogni partita, o quasi, è imprevedibile sia nello svolgimento che nel risultato finale. Naturalmente il pensiero susseguente è che questo avviene grazie al grande giro di sterline che permette l’acquisizione dei migliori calciatori in circolazione, ma non è soltanto questo che rende affascinante la Premier, no! Quello che la rende il miglior campionato è il fatto che ogni squadra scende in campo per giocarsi la partita, ogni calciatore dà il massimo perché sa che il calcio è uno sport e come tale ha dalla sua molti fattori, non per ultimo l’imponderabile, che potrebbero avvicinare e portare al risultato migliore possibile. La Premier, nel recente passato, ha spodestato proprio la nostra Serie A, prendendosi il posto del miglior campionato del mondo. Quando la Serie A era sulla bocca di tutti e veniva elogiata, seguita, ammirata, copiata, lo si doveva al bel calcio, al grande acume tattico e ai grandi giocatori che ne facevano parte e alle conseguenti innumerevoli vittorie in ambito internazionale delle formazioni che facevano parte del “Campionato più bello del mondo”. Il punto da mettere a fuoco però è che la Serie A era al primo posto soprattutto per i grandi calciatori presenti e le vittorie ne erano conseguenza naturale, mentre come contraltare nella massima serie c’erano delle vere e proprie squadre cuscinetto ed il divario tra le grandi e le altre era eccessivo. La Premier di oggi, oltre ai grandi nomi, ha un calcio fatto di atletismo, grande tecnica dovuta agli interpreti presenti, calciatori e allenatori, ma sopra ogni cosa c’è la mentalità, come espresso poc’anzi. E’ forse giunto il momento di nutrirsi di questo modo di affrontare una partita?

In questi ultimissimi anni sembra proprio che ciò stia accadendo e ne abbiamo una testimonianza diretta con l’inizio del campionato in corso, dove appare lampante che tutte le squadre scendano in campo per giocarsi la partita, non ci sono più “le piccole”, le vittime sacrificali e ogni squadra sa che può e deve giocare per fare risultato. Se non fosse chiaro il senso, la formula sta tutta in una sola parola “giocarsela”. In passato si scendeva in campo per non prenderle e, ovviamente, era sempre viva la speranza di acciuffare un risultato utile, oggi no! Oggi le squadre se la giocano! I risultati, si potrà dire, sono frutto della preparazione che le grandi squadre effettuano mirando ad avere il massimo risultato fisico in primavera, mentre le piccole vogliono approfittare di questa strategia e mettere più fieno possibile in cascina ad inizio campionato. Certamente questa è una possibilità, ma il cambiamento di mentalità è visibile e sotto gli occhi di tutti, le piccole si stanno finalmente ribellando ad una morte sportiva certa e vogliono lottare sino all’ultimo respiro e non solo per avere salva la vita e cioè la permanenza nella massima serie o una classifica dignitosa, no, vogliono crescere e migliorare ogni anno, vogliono la parità sportiva e vogliono arrivare in vetta.

Quanto sopra potrebbe però essere anche frutto della casualità, una piccola società acquisita e gestita da un gruppo manageriale col senso degli affari, con acume, con intelligenza, mentre una grande squadra passata di mano ad una dirigenza meno competente o meno fortunata ed il gioco è fatto. Ipotesi plausibile, ma varrebbe per una società, due o forse anche tre, ma non per un intero sistema, no! L’aria è cambiata e questa potrebbe essere quella giusta per riportare la Serie A in cima a tutti i campionati, in quanto a spettacolo e risultati. Chiaramente ci vorrà del tempo e ci vorrà fortuna, ma la strada seppur in salita è stata intrapresa, la nostra speranza è che non si devii per stradine secondarie perdendo la retta via.

Fonti foto: mergerscorp.it; youtube.com

Luigi A. Cerbara

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