Noi di Passione del Calcio abbiamo avuto l’onore di intervistare i due terzini del primo scudetto della Lazio che si sono incontrati recentemente in Campidoglio
Il terzino sinistro Luigi Martini ha militato nella Lazio dal 1971 al 1979, mentre il terzino destro Sergio Petrelli ha indossato la maglia biancoceleste dal 1972 al 1976 e in precedenza dal 1969 al 1972 era stato un giocatore della Roma e ancora prima aveva vestito la casacca del Verona dal 1966 al 1969. Entrambi hanno trionfato con la Lazio nello scudetto del 1974.
Cosa ha provato nel partecipare alla celebrazione per i 40 anni della rivista Lazialità? Evento svolto in Campidoglio sabato 27 settembre.

Martini: ‘Guido De Angelis è da considerare uno di noi, laziale dai tempi dei tempi che ha sempre mantenuto il polso della situazione con interventi significativi. Ho sempre dato tutta la mia gratitudine a De Angelis, eventi come questi sono importanti per mantenere viva la passione. Il calcio è una passione e, come tutte, se non si cura la gente perde interesse’.

Petrelli: ‘Ho trascorso una splendida giornata, ero in compagnia di tantissimi ex giocatori che hanno indossato la maglia della Lazio. Con i miei ex compagni di squadra dell’annata dello scudetto del 1974 siamo come fratelli. Mi dispiace che siamo rimasti in pochi’.
Come analizza questo inizio di stagione complicatissimo per la Lazio?
Martini: ‘Bella domanda, è un periodo complicato e pericoloso. Hanno impedito, a torto o a ragione, e secondo me più a torto che a ragione, alla Lazio di fare mercato e l’allenatore ora si trova con una squadra che non è quella che voleva. Inoltre i giocatori percepiscono un clima ostile nei loro confronti ma la squadra e il tecnico sono il fulcro di tutto e andrebbero sostenuti. Purtroppo alcuni tifosi non ragionano in questo modo e contestano, però io sono tra quelli che sostengono che il tifoso ‘mantiene’ il calcio e, di conseguenza, ha sempre ragione’.
Petrelli: ‘Sarri è un ottimo allenatore che in passato aveva portato la Lazio a raggiungere il secondo posto finale nel campionato 2022/23. Alcuni calciatori attuali già li ha allenati e questo è un vantaggio. I ragazzi dovranno darsi una mossa. Per risalire la china ci vorrà il coltello fra i denti’.
Lei Martini ha più passioni, da calciatore a pilota di aerei di linea oltre ad aver girato il mondo in barca a vela, la possiamo definire un amante dello sport e dell’avventura?
Martini: ‘In barca a vela sono andato dal Sudafrica fino a Cala Galera in Toscana (7200 miglia) e anche da qui (Italia) fino ai Caraibi, si può dire che ho girato mezzo mondo! Sono un amante dello sport per indole e anche per natura ma adesso a 76 anni bisogna darsi una calmata. Amante dell’avventura assolutamente sì, l’avventura è il carburante dell’uomo: cultura e nuove scoperte’.
Lei Petrelli ha militato prima nella Roma dal 1969 al 1972 andando in rete nel derby del 15 novembre 1970 terminato 1-1 per poi passare direttamente alla Lazio fino al 1976. Come ha vissuto questo passaggio?
Petrelli: ‘E’ avvenuto tutto in maniera casuale. Io e Tommaso Maestrelli ci incontrammo per la prima volta in un hotel di Milano dove si svolse il calciomercato. Stavo per lasciare la Roma ed ero in cerca di una squadra e stavo in contatto con il Palermo. Da appassionato della Sicilia ero contentissimo. Tuttavia Tommaso, amico di Renzo Barbera all’epoca presidente del club rosanero, consapevole della trattativa mi chiese se mi sarei trasferito dall’altra parte del Tevere. L’idea non mi dispiaceva, anche se avevo dato la mia parola al Palermo. Il presidente Barbera, che era un vero signore, capì e mi disse che un posto per me da loro ci sarebbe sempre stato. Con Maestrelli ci demmo appuntamento in ritiro’.
Cosa si prova nel vincere uno scudetto a Roma?

Martini: ‘Vincere lo scudetto a Roma mette in secondo piano la vittoria stessa dello scudetto. Roma è una città incredibile per l’affetto che ti danno i romani. Io sono toscano ma amo la romanità in modo esagerato. Quando mi chiedono di dove sono spontaneamente dico di Roma per il richiamo che ha la città. Quando abbiamo vinto io ero nello spogliatoio con la clavicola rotta ma vivevo la partita grazie alle esternazioni vocali dei tifosi che manifestavano gioia fino ad un momento di silenzio cupo. Ho capito che c’era rigore per noi, perché all’epoca si faceva così, e quando Chinaglia ha segnato c’è stata tanta gioia ed euforia e si sono messi a saltare tutti per 10 minuti. Vincere lo scudetto è speciale ma farlo a Roma è come vincere tutto in una volta sola’.

Petrelli: ‘E’ stato bellissimo. Siamo stati spinti da un pubblico numerosissimo’.
Quali caratteristiche avevate simili lei e Sergio Petrelli e dove invece eravate completamente diversi?
Martini: ‘In comune avevamo l’indole di attaccare la squadra avversaria. Era una cosa speciale visto che all’epoca il terzino doveva stare attaccato all’attaccante e guai se faceva un passo di troppo in avanti. Quella fu una grande intuizione di un ottimo allenatore come Maestrelli che mi spostò a terzino nonostante prima giocassi a centrocampo e anche come ala destra nei 2 anni a Livorno. Pedro (così chiama Sergio Petrelli) essendo più difensore di me difficilmente si spingeva fino all’area di rigore avversaria o per crossare dal limite. Avanzava un po’ ma poi passava la palla a Frustalupi o Re Cecconi per poi tornare a marcare l’attaccante. Io attaccavo in diagonale e, per la marcatura a uomo, nessuno riusciva a tenere il mio passo. La velocità era indubbiamente una delle mie forze dato che correvo i 100 metri in 11.2-11.3 secondi, non proprio male per un calciatore’.
Quali caratteristiche avevate simili lei e Luigi Martini e dove invece eravate completamente diversi?
Petrelli: ‘In comune avevamo il giocare nella fascia opposta a quella del proprio piede naturale, io mancino che stavo in difesa sulla destra e Luigi, un destro, che occupava l’altra corsia ovvero quella di sinistra. L’allenatore Maestrelli ci considerava più congeniali nel ricoprire queste posizioni. Spingevamo molto nel tentativo di non farci schiacciare, in difesa spesso restavano solo il nostro portiere Felice Pulici e difensori che coprivano la parte centrale ovvero Wilson e Oddi. Io rispetto a Luigi ero forse più tecnico ma lui aveva più velocità. Ci capivamo con un’occhiata. Avevamo entrambi la voglia di vincere’.
Tre aggettivi per descrivere Sergio Petrelli?
Martini: ‘Un amico del quale ti puoi fidare, sicuramente. Aggressivo contro chi voleva prepotentemente conquistare il suo spazio, sia in campo che nella vita, e taciturno, Pedro parlava pochissimo’.
Tre aggettivi per descrivere Luigi Martini?
Petrelli: ‘Un amico leale; un duro in quanto dopo il ritiro è diventato comandante dell’Alitalia; un coraggioso, non si tirava mai indietro, neanche nelle situazioni più delicate’.
Con quali giocatori avversari lei e Sergio Petrelli avete dato il meglio di voi e contro chi invece è stato complicato giocare?
Martini: ‘Paradossalmente contro la Juventus. Sentivamo che era la nostra avversaria anche più della Roma, anche se i giallorossi sono l’avversario da battere sportivamente parlando. La Juventus era quella che poteva strapparci il sogno di vincere lo scudetto. Ricordo che in un Lazio-Juventus decisivo per lo scudetto noi riuscimmo a trionfare per 3-1 nonostante l’arbitro Panzino avesse assegnato due rigori ai bianconeri. Soffrivamo il Torino, quell’anno perdemmo sia in casa che da loro. Era una squadra ostica che esprimeva un calcio fatto di colpi discutibili, proibiti tra calciatori. Claudio Sala (attaccante di fascia del Toro) giocava sempre con i gomiti alti tanto da rompermi due volte il setto nasale. Li soffrivamo senza un vero perché ma ci sta perché non sempre ti spieghi le sconfitte’.
Con quali giocatori avversari lei e Luigi Martini avete dato il meglio di voi e contro chi invece è stato complicato giocare?
Petrelli: ‘Nell’annata dello scudetto eravamo in uno stato di grazia e non abbiamo temuto nessuno. Abbiamo affrontato giocatori fortissimi tra i quali, giusto per citarne alcuni, Boninsegna, Anastasi e Riva il quale mi strinse la mano a fine partita dicendomi: “Complimenti siete forti”. Fu una bella soddisfazione’.
Fonti foto: SoloScacchi.Altervista.org; LaGazzettadelMezzogiorno.it; YouTube.com; UK.Pinterest.com; IlNobileCalcio.it
Davide Farina e Stefano Rizzo








