Home Curiosità Il film su Baggio, l’innocente carezza del divenire

Il film su Baggio, l’innocente carezza del divenire

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Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai, tra l’uscita de “Il divin codino” e l’inizio dell’Europeo, a scrivere la storia di un uomo spirituale, di un campione, di un mito che va oltre lo sport, ma soprattutto di un figlio e padre di molte generazioni di italiani che a lui guardano, con la stessa intatta commozione di un tempo, come punto di riferimento indiscusso

Celentano cantava “e dal pugno chiuso una carezza nascerà”. Anche di fronte alla durezza dell’esistenza, a un no deciso, alla faccia sprofondata nel fango… può nascere la tenerezza, la determinazione, la bellezza della sfida che profuma di loto. Una carezza avvolgente ma pur sempre una severa lezione di vita. Abbiamo tutti imparato qualcosa dalla divina parabola in chiave intimista della regista Letizia Lamartire. In primis che per ottenere qualcosa bisogna crederci ed insistere, focalizzare l’obiettivo e buttarci sopra tutta l’energia. In seconda battuta che nessuno ti regala nulla: non si è mai veramente arrivati, niente è dovuto, ma tutto va guadagnato sul campo. Infine che non conta l’aspetto esteriore con gli illusori luccichii, bensì la propria forza interiore perché siamo noi gli artefici dell’esistenza. “Da ora in poi” è un concetto fondamentale del buddismo che per fortuna Roberto Baggio, grazie all’amico Maurizio, scopre giovanissimo. Che importa cosa dicono i medici del ginocchio (220 punti di sutura e non sentirli…) o come gli allenatori vogliono imbrigliarti in uno schema se sai che la tua vita può essere trasformata da quel preciso istante in avanti? Il maestro Ikeda nella Proposta di Pace del 2010 lo dice apertamente: “Ora- è il punto di partenza di tutto. Il qui e ora è il fondamento e il cardine, l’alfa e l’omega di tutti gli aspetti dell’attività umana”.

Il principio e la fine dunque. Una promessa fatta al padre (“te lo vinco io il Mondiale col Brasile”) che solo nella sua dissolvenza acquista un vero senso (parole inventate dal genitore per spronare il figlio in difficoltà), ovvero la riappropriazione del legame di sangue dato dal ruvido esempio per preparare alle difficoltà della vita. Cosa c’è di più profondo che lo spronare a perseguire il proprio destino? Daisaku Ikeda dice: “Nessuno può distogliervi dal vero obiettivo, dalla missione della vostra vita. Quando incontrate delle sfide ardue, il modo corretto di viverle è affrontarle direttamente, con coraggio: questa è la strada più veloce e sicura per raggiungere la vittoria”. Che insegnamento ne ha tratto Baggio quando, incontrandolo il giorno prima di partire per Usa ’94, il maestro gli profetizzò: “Il Mondiale lo vincerai o perderai all’ultimo secondo”? L’andare fino in fondo, oltre il risultato, è la sfida in sé mentre gli ostacoli illuminano il percorso perché senza quelli non sapremmo mai il nostro valore. Dopo il commensurabile cosa rimane? Una delle frasi più belle del film risponde a questo: “Dove finiscono le mie capacità comincia la mia fede. Una forte fede vede l’invisibile, crede l’incredibile e riceve l’impossibile”. Il senso di andare oltre i propri limiti (caricarsi un’intera Nazione sulle spalle nel Mondiale americano per portarla in finale e il recupero record in 77 giorni per riuscire ad andare a quello nipponico) per poi precipitare nel doppio incubo (il rigore sbagliato contro il Brasile e la non convocazione da parte di Trapattoni nel 2002) ma ritrovare nuovamente la salvezza sul duplice sentiero (la comprensione di un papà che alla fine riconosce la bravura del figlio e l’amore incondizionato ed imperituro della gente).

Questi giorni è comparso a Milano e precisamente in via Ludovico il Moro questo splendido murales per omaggiare “Il divin codino”

Lamartire in questi saliscendi emozionali doveva fare una scelta: o ripercorrere le gesta calcistiche del campione con sullo sfondo l’uomo o ribaltare il rapporto di forze in gioco, centrando tutto sull’uomo che si nasconde dietro il campione, come suggerisce la colonna sonora di Diodato. Gli amanti del divin codino mal digeriranno i tagli eccessivi alla sfavillante carriera (dagli esordi col Vicenza e la Fiorentina si passa subito con due salti temporali di 6 anni l’uno ad Usa ’94 e al Brescia del paterno Carletto Mazzone/Maurizio Martufello e l’unico allenatore antagonista raccontato è Arrigo Sacchi/Antonio Zavatteri con le sue manie) ma apprezzeranno i focus familiari (un plauso a tutti gli attori, in particolare ai due Andrea, Arcangeli e Pennacchi, che interpretano rispettivamente Roby e papà Florindo, senza dimenticare Valentina Bellè nei panni di Andreina Fabbi).

“I reach and feel your hair
your smell lingers in the air
I brush your cheek with my fingertips
I taste the void upon your lips
and I wait for paradise”

“Raggiungo e sento i tuoi capelli
il tuo profumo indugia nell’aria
ti sfioro la guancia con le dita
assaggio il vuoto sulle tue labbra
e aspetto il paradiso”

(Bruce Springsteen – Paradise)

Una carezza in musica, più che una canzone, questa del Boss che è quell’ “innocenza del divenire” di cui parla Nietzsche in “La volontà di potenza”, la sola che ci dà “il massimo coraggio e la massima libertà”. Mai come oggi, in cui tutto induce alla pigrizia, alla distrazione, all’omologazione, questo film serve a ricentrarci e a far riflettere. Il fluire creativo contro la sclerotizzazione tecnico-tattica, tanto in voga tra “le prime donne”, che siano allenatori attaccati alle lavagne o giornalisti in cerca di gessetti psichiatrici. La bellezza strabordante di Baggio non può essere relegata ad un’ora e mezza su Netflix (aver girato con i limiti del covid ha inciso sulla frettolosità e incompletezza di alcune scene) né può essere contenuta in un murales su una parete. Il film è una coccola per l’anima ma rimane il malinconico vuoto sulle labbra, aspettando il vero Paradiso (una serie tv di 10 puntate tanto per iniziare e placare così le varie aspettative sul più amato dagli italiani e non solo?).

Fonti foto: movieplayer, calciomercatoweb, eurosport, taxidrivers e leganerd

Erika Eramo

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