Le prime dieci giornate di campionato dicono che la squadra di Fabregas sta acquisendo una consapevolezza che le permette di competere al livello delle avversarie più blasonate
L’anno scorso era la bellezza. Oggi il Como sta dimostrando di aver raggiunto un grado di maturità che gli permette addirittura di sognare in grande. Come tutti i grandi progetti ci vuole del tempo. La passata stagione è stata quella della costruzione e dell’incoscienza. Fabregas e la proprietà lariana hanno intrapreso una strada precisa, quella di acquistare giocatori funzionali e di talento, ancora meglio se di giovane età, non importa il nome, quello non conta. Semmai diventerà qualcuno a Como e allora foraggerà tutto l’universo in riva al Lago. Quindi un anno fa osservavamo una creatura che stava nascendo, con un allenatore che ha stupito subito tutti per personalità e dettami di gioco.
In parecchi storcevano la bocca per la totale non curanza del risultato finale. Cesc Fabregas a più riprese asseriva che non voleva che la sua squadra si rintanasse dietro per difendere un vantaggio, anzi meglio essere sempre propositivi, anche se il rischio era di buttare punti dalla finestra. All’inizio accadde proprio questo. Molti risultati a favore si tramutarono in contro per la voglia di attaccare sino all’ultimo. Alla fine ha avuto ragione lui, soprattutto perché il Como nel finale di stagione scorsa mise in fila una serie di risultati positivi che già nel primo anno di apprendistato lo portò al decimo posto. Un risultato enorme per una squadra che mancava da palcoscenici importanti da più di 20 anni.
Con un’annata di A sul curriculum e giocatori comprati e valorizzati, Nico Paz su tutti, il Como si accinge al secondo anno tra i “grandi” con prospettive ben diverse dalla salvezza. Questo favorito anche da una proprietà con potenza di fuoco notevole. Infatti le compravendite estive, nonostante nessun colpo di grido a parte forse Alvaro Morata, sono state dispendiose ma studiate. Sono arrivati un mix di giovani talenti e calciatori esperti funzionali al progetto.
Adesso tutti credono possa spiccare il volo verso posizioni più importanti, addirittura europee. Le prime dieci giornate dicono questo, ma non solo. Le partite dei ragazzi di Fabregas fanno trapelare qualcosa di nuovo. L’atteggiamento dei giocatori è diverso, quasi abbiano davvero acquisito quella maturità che consente di fare lo step successivo, quello delle grandi squadre. La partita con il Napoli ne è lo specchio. Ora non conta più solo il gioco, conta anche lottare, sporcarsi le mani, difendere quando è il momento di difendere. Ecco che allora si va a prendere un punto di platino al Maradona contro i campioni d’Italia sbagliando un rigore, oppure che si batta la Juventus facendo un secondo tempo con difesa e ripartenza.
È molto presto per parlare, però si tratta di una storia che ci appassionerà molto seguire. Il Como è lì, in piena zona Europa. Questa seconda stagione della serie TV comasca ha ancora molto da dire. Fabregas il regista che sta scrivendo una sceneggiatura in grado di stupire tutti. Gli attori non sono molto conosciuti ma chissà, capace che tra pochi anni li vedremo vincere un Oscar.
Glauco Dusso








