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Il calcio senza colori: Atalanta – Lecce

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Una partita nel segno del lutto e della protesta, dopo il secco no della Lega Serie A alla richiesta della società giallorossa di posticipare la gara dopo i funerali del fisioterapista salentino Graziano Fiorita, scomparso il 24 aprile scorso. Al centro del dibattito la scelta discutibile ed irremovibile dei vertici della Serie A di giocare nonostante la voce della dirigenza del Lecce, delle tifoserie, ed addirittura del Ministro dello Sport di spostare invece il match di qualche giorno.  Il calcio moderno contro ogni valore, ha vinto di nuovo

Una partita senza colori, segnata da un’atmosfera surreale velata di tristezza e sconforto, applausi scroscianti, da parte della tifoseria bergamasca che ha onorato al Gewiss Stadium di Bergamo l’arrivo della squadra salentina ancora sotto shock per Graziano Fiorita, 47enne fisioterapista del Lecce da oltre vent’anni, scomparso improvvisamente il 24 aprile nel ritiro della squadra. 

Il Lecce ha provato con tutti i mezzi a far cambiare idea alla Lega Serie A, ma quest’ultima irremovibile ha costretto i salentini a scendere comunque in campo per scongiurare la retrocessione data la posizione, quart’ultima in classifica, da regolamento sarebbe stata punita con una sconfitta a tavolino e subìto punti di penalizzazione.

I vertici della Serie A come un muro, davanti alla richiesta di rispetto del dolore e del silenzio.

Una perdita all’interno di una squadra di calcio è come perdere uno di famiglia, un figlio. Il calcio moderno, dei soldi, dei diritti tv, del Mondiale d’inverno e della Super Coppa italiana giocata davanti stadi vuoti dall’altra parte del mondo ha vinto.

Un sport svuotato della sua essenza.

In uno stadio carico di dolore, il Lecce è sceso in campo con una maglia bianca simbolo di protesta e lutto, lasciando questo comunicato:  “Giocheremo la partita dei valori calpestati, ma lo faremo indossando un’anonima casacca bianca, che non ci rappresenta, senza colori, stemmi e loghi. Torneremo a vestire la nostra maglia quando Graziano ritornerà a casa e sarà omaggiato, come merita dalla sua gente.” Firmato US Lecce.

Una partita terminata 1 a 1, con un calcio di rigore al 29esimo segnato da Karlsson dedicato al fisioterapista scomparso, poi il pareggio de la Dea con un rigore di Retegui al 69esimo. Una gara al di là del risultato.

Una brutta storia che incontra tanti punti interrogativi e momenti di riflessione su quello che i nostri nonni e padri ci hanno insegnato portandoci allo stadio a vedere una partita di calcio.

Quando ci veniva raccontato che dietro l’erba verde di un prato ed un pallone, esisteva un mondo parallelo che racchiudeva valori, rispetto e soprattutto unione.

Una trasformazione radicale del sistema calcio, con un orientamento verso logiche di business che troppo spesso, come in quest’ultimo caso entrano in conflitto con i valori etici e tradizionali. Sembra quasi impossibile trovare un bilanciamento tra la ricerca del profitto ed il mantenimento dei principi sportivi fondamentali che hanno dato origine a questo sport. 

Inevitabilmente la dipendenza da questi fattori di business ha creato con il tempo la manipolazione nei sentimenti, del senso di appartenenza che ad oggi  sembra non avere più importanza. I numeri hanno preso il sopravvento, i bilanci, i profitti sono l’unico comune denominatore che sembra interessare ai vertici che sono a capo di questa organizzazione.


Qualcuno però dovrebbe ricordarsi che la macchina di questo sport ha un motore ancora più forte chiamato passione… che per fortuna ancora non si può comprare.

La redazione di passionedelcalcio.it, si unisce al dolore del US Lecce e della famiglia di Graziano Fiorita.

Fonti foto:bergamonews.it

Silvana Perrini

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