Guida sentimentale di un calcio romantico scritto da Diego Alverà con la prefazione del giornalista Bruno Pizzul e la postfazione del giornalista Riccardo Cucchi
Ogni racconto legato ad un idolo in questo libro Idoli non è condito solo da vittorie e successi perchè spesso sono le sconfitte a insegnare qualcosa. Sono presenti i momenti sliding doors, porte scorrevoli, ovvero il momento topico di un evento o di una storia che può cambiare imprevedibilmente la vita di una o più persone che ne sono coinvolte. Frammenti di umanità che possono esserci utili per affrontare la nostra quotidianità con tanta grinta. L’autore prima di raccontare ogni idolo narra il suo legame personale con l’idolo in questione.
Ecco un sunto breve sui 22 idoli scelti dall’autore:
George Best -l’escapista-. L’ala nordirlandese dribblava all’infinito finchè non metteva gli avversari a sedere. Il postino ogni giorno gli recapitava centinaia di lettere, era riconosciuto ovunque quando usciva di casa e perciò aveva sviluppato l’arte diplomatica e complessa della fuga. Il gol decisivo nei supplementari con la maglia del Manchester United nella finale di coppa dei campioni del ’68 contro il Benfica coincise solo con l’inizio della fine. Sarebbero seguiti alti e bassi, anni dolenti, campionati difficili e stagioni indecifrabili. Da lì in avanti sarebbe iniziata la fatale discesa. La vita lo avrebbe vinto e lui si sarebbe consegnato in totale solitudine.
Eric Cantona -l’intoccabile-. E’ cresciuto nelle strade di Marsiglia tra le ferree regole di un’ordinaria amministrazione. Il 25 gennaio 1995 il suo Manchester United sfida il Crystal Palace e il francese è espulso dall’arbitro per aver colpito con un calcio il difensore avversario. Avviatosi verso gli spogliatoi, il giocatore del Man United viene provocato da un tifoso del Crystal Palace, Eric risponde colpendolo con un calcio in stile kung-fu. Otto mesi di squalifica per la seconda punta francese. Tornerà a giocare, ma non sarà più quello di prima.
Renato Cesarini -l’acrobata-. Quel gol fuori tempo, che sa di beffa e sberleffo, porta il nome del centrocampista/attaccante italo-argentino Cesarini. La ‘zona Cesarini’ nacque il 13 dicembre 1931 nel glorioso Filadelfia di Torino in una gara della Nazionale italiana valevole per la Coppa Internazionale contro l’Ungheria. Quel pallone viscido e bagnato si era insaccato nell’angolo della porta avversaria esattamente allo scoccare dell’ultimo giro di lancette consegnando un’importante vittoria agli azzurri.
Johan Cruijff -il visionario-. Quel calcio mai visto, quel veloce turbinio di maglie arancioni, quel movimento collettivo che frastornava squadre e tecnici erano una nuova e rivoluzionaria rotta. Nel ‘calcio totale’ il fantasista olandese Crujff mette in mostra un repertorio d’artista sempre più vario e complesso, fatto di tocchi e delezie, colpi magici e astuzie. Nel Mondiale in Germania del 1974 in Olanda contro Svezia nasce la ‘Cruijff turn’, il dribbling con una spettacolare inversione, una ingegnosa e astuta finta che entrerà nella storia.
Alfredo Di Stefano -l’avventuroso-. Con la palla ai piedi faceva ciò che voleva e il Barcellona e il Real Madrid andarono ad uno scontro epico per assicurarselo. Il Barça si rivolse direttamente al River Plate, club argentino proprietario del cartellino del giocatore, mentre i dirigenti del Real Madrid trattarono con il Millonarios, squadra colombiana in cui militava l’attaccante argentino. Di Stefano disputa anche un’amichevole con la maglia del Barça ma alla fine viene stabilito che il fenomeno argentino debba giocare per due stagioni al Real Madrid e altrettante in blaugrana, non continue ma alternandosi ogni anno. Il Barcellona si rifiuta e Di Stefano diventa una leggenda del Real Madrid tra gli anni ’50 e ’60.
Josè Guimaraes Dirceu -l’insaziabile-. Nel 1973 viene convocato dalla Nazionale brasiliana per la tournee in Europa in previsione del Mondiale. Proprio contro i tedeschi, che saranno gli organizzatori della rassegna iridata, disputerà una super partita, non sbaglierà mai un passaggio, prenderà per mano la squadra e realizzerà il gol partita. Da lì in poi il centrocampista brasiliano disputerà tre Mondiali.
Giacinto Facchetti -la guida-. A Napoli la Nazionale italiana nella semifinale dell’Europeo del 1968 sfida l’Unione Sovietica. Zero a zero dopo i supplementari e così i due capitani si ritrovano protagonisti nel lancio della monetina. E’ una moneta francese da cinque franchi. L’arbitro tedesco occidentale Tschenscher convoca i due capitani, Giacinto Facchetti e Albert Shesternev per l’Unione Sovietica. Con enorme sorpresa, però, dopo il lancio si accorgono che la moneta si è incagliata in posizione verticale nella fessura che separa due mattonelle. Il lancio è da ripetere. Stavolta procede tutto secondo copione, l’Italia è in finale. Nella finalissima ripetuta a Roma gli azzurri battono 2-0 la Jugoslavia e il fluidificante Facchetti, esempio di correttezza, alzerà la coppa al cielo.
David Fairclough -il risolutore-. L’attaccante inglese è spesso in panchina nel grande Liverpool e quella panchina è davvero una sofferenza, anche perchè quando lo mandano in campo segna con grande regolarità. Nei quarti di finale della coppa dei campioni del ’77 contro il Saint-Etienne realizza il gol della rimonta ad Anfield. Un gol che spianerà la strada verso il trionfo in quella competizione. Quella prodezza serve a ricordare che si può essere decisivi senza finire sempre sotto la luce dei riflettori.
Garrincha -il danzatore-. Ogni provino terminava male, nessun allenatore voleva scommettere su di lui. Un principio di strabismo, una grave deformazione della spina dorsale, uno sbilanciamento del bacino, una zoppia dovuta a diversi centimetri di differenza tra una gamba e l’altra e una spinosa asimmetria delle ginocchia. Un giorno un ex giocatore del Botafogo Araty Pedro Viana credette in lui proprio quando ormai il brasiliano Garrincha voleva smettere con il calcio. Nel biglietto lasciato da Viana c’erano una via, una data e un orario. Garrincha si fida e va all’appuntamento. Il resto è storia. Garrincha divenne un’ala destra imprendibile per chiunque. Una combinazione di difetti fisici regalerà a tutti, tra gli anni ’50 e ’60, traiettorie impossibili e dribbling ubriacanti.
Archie Gemmill -lo scozzese-. Nel famoso film generazionale Trainspotting nel liberatorio apice di un sudato amplesso Mark, il protagonista, rispolvera lontane memorie calcistiche confessando di non sentirsi così da quando Archie Gemmill aveva segnato all’Olanda nel Mondiale del 1978, un gol memorabile. Nel ’70 l’Everton, campione d’Inghilterra in carica, vuole il centrocampista scozzese Gemmill ma il tecnico del Derby County farà di tutto per acquistarlo e ci riuscirà. Gemmill vince da grande protagonista due campionati con il Derby County, gli unici due della storia del club ancora oggi.
Lev Jasin -il custode-. Il russo Jasin lavorava in fabbrica. Dopo una carriera da portiere nell’Hockey fu selezionato in seguito anche come portiere nel calcio. Lev fu costretto a scegliere e preferì il calcio. A Parigi durante la finale della prima edizione dell’Europeo nel 1960 il ragno nero si arrampicò ovunque e divenne leggenda. La Russia riuscì a battere nuovamente la Jugoslavia dopo il successo nell’Olimpiade del 1956.
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Stefano Rizzo








