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Giorgia Cardinaletti: “Il calcio è la pancia del paese. Che campionato monocorde…ma Icardi ci tiene desti”

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Abbiamo intervistato la giornalista Rai e conduttrice de “La Domenica Sportiva” chiedendole delle sue molteplici passioni. Un ritratto a 360 gradi sui suoi miti, interessi, punti di riferimento, passando da Niki Lauda a Italo Svevo, da Beppe Viola ad Armando Trovajoli

 

Qual è il segreto del suo successo o un punto di forza che ha fatto breccia nel cuore dei telespettatori?

Bisognerebbe chiederlo a loro (ndr, ride). Credo la spontaneità. Quando la gente ti dice che sei esattamente come appari, quella è la soddisfazione più grande. Essere se stessi paga sempre.

La trasmissione sportiva a cui è più affezionata e perchè? Nel primo anno era alla conduzione de “La Domenica Sportiva” con Alessandro Antinelli. Che collega è?

“La Domenica Sportiva” sia da telespettatrice, visto che la seguivo fin da bambina, che da conduttrice. Mi piace anche “Quelli che il calcio”. Antinelli oltre ad essere un professionista puntuale e pignolo è un amico. A lui riconosco la pazienza di essermi stato accanto nella prima avventura calcistica.

Quali sportivi le piacevano da bambina? I suoi genitori hanno avuto un ruolo per la sua passione sportiva?

Il mito per eccellenza è Niki Lauda e le tante vite che ha vissuto. Quando l’ho intervistato mi sono commossa. I miei genitori non sono sportivi ma papà e i miei due fratelli seguono il calcio. A me piaceva il telegiornale. Nonno mi fece invece appassionare alla Formula 1.

A proposito di motori che ricordo ha della trasmissione “Pole Position” da lei condotta insieme a Marco Franzelli?

E’ tutta colpa sua, va detto (ndr, ride). Lui era Vice Direttore a Rai News. Mi trascinò a Rai Sport. Avevo già questa passione, ma portare la propria competenza al pubblico è tutto un altro discorso. Il più bel ricordo è quando seguimmo il Gran Premio di Montecarlo. Mi notò Romagnoli che mi portò a “La Domenica Sportiva”.

Tornando al calcio il suo giocatore preferito del passato? E attuale? Tifa una squadra italiana in particolare? Ha simpatie estere?

Da bambina mi piaceva Roby Baggio per il personaggio che incarnava. Da adolescente Andrij Shevchenko, non solo per le doti in campo, ma anche per una valutazione estetica. Oggi da professionista, con l’occhio rigoroso, dico Salvatore Sirigu, per il buon esempio che dà. Non posso rivelare ora la squadra per cui tifo. Lo farò, come il maestro Riccardo Cucchi, a fine carriera. Ho simpatie per il calcio spagnolo. Il mio allenatore preferito è Pep Guardiola.

La partita più emozionante che ha visto? E la gara di Formula 1 più adrenalinica?

La finale del Mondiale 2006 che coincise con la famosa “Notte prima degli esami” visto che facevo la maturità. La prima gara di Montecarlo.

Se deve farmi un nome di un giornalista che l’ha ispirata chi mi cita? Come nasce la passione giornalistica? E quella legata al calcio?

Beppe Viola è stato un grande. Non solo per lo sport, ma anche per il lato artistico-cinematografico. Mi piaceva scrivere. Feci uno stage a Perugia presso “Il giornale dell’Umbria”. Ero innamorata della carta stampata e del mestiere a tutto tondo che è fatto non solo di scrittura, ma del contatto con la gente.  A 22 anni ho capito che era la mia strada. Il calcio mi ha sempre affascinato perchè lo ritengo la pancia del paese. Racconta la realtà attraverso criteri che non avresti mai avuto.

Oltre allo sport e al giornalismo che interessi coltiva?

Il cinema e la musica. Mio padre aveva un negozio di videocassette e cd. Adoro la commedia all’italiana. Un regista del passato che apprezzo è Ettore Scola. Attualmente seguo Paolo Virzì. Come genere musicale ascolto i classici Celentano-Battisti ma sono aperta anche al nuovo: indie, trap… Sono una fan delle colonne sonore, visto che sono un mix tra cinema e musica. Metterei sempre, come sottofondo alle mie giornate, Armando Trovajoli. Poi leggo tanto. Gli autori preferiti sono Alberto Moravia e Italo Svevo (in particolare “La Coscienza di Zeno”). Amo anche Pasolini, Pirandello e Kierkegaard col suo “Diario del seduttore”. Devo iniziare a leggere “Fedeltà” di Marco Missiroli, candidato al premio Strega.

Lei è di Fabriano, in provincia di Ancona. Cosa le piace ed ha ereditato dalla terra di origine?

L’animo sempre proiettato al fare. Siamo persone reattive e dalla grande forza. Non ci abbattiamo mai.

Il suo è uno stile sobrio, diretto, sostanziale. Quanto è importante oggi andare al nucleo delle cose? Come definirebbe nel suo stile l’attuale campionato?

Sono essenziale e diretta. Bisogna stare attenti a non essere esageratamente sintetici, oltre a cercare di ampliare il linguaggio per non cadere nella ridondanza. Il campionato è monocorde, con pochi colori. Non mi aspettavo, con Ancelotti in panchina, un Napoli a -16 dalla Juve. Diciamo che, salvo clamorosi colpi di scena, è un campionato chiuso. Direi intenso, ma breve. Menomale che c’è il caso Icardi a tenerci desti.

Fonti foto: Ansa/Matteo Bazzi, biografieonline e storiedicalcioaltervista

Erika Eramo

 

 

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