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Francesco Venditti: “La Roma, senza mercato invernale, è da quinto-settimo posto! Il mio rapporto con Totti? Una volta si è avvicinato e…”

   Tempo di lettura 14 minuti

Queste le parole dell’attore e doppiatore di fede giallorossa con cui abbiamo avuto il piacere di parlare. Sono tanti gli argomenti trattati tra cui il suo legame con l’ex capitano

Siamo riusciti ad intervistare Francesco Venditti, attore, doppiatore e tifoso della Roma. Figlio di Antonello Venditti e Simona Izzo, ha scelto di seguire le orme della madre in ambito lavorativo. In qualità di attore ha spaziato tra cinema, film e serie tv debuttando sul grande schermo nel 1996 con “Vite strozzate” (regia di Ricky Tognazzi), l’anno successivo ha recitato in “Camere da letto”, film diretto dalla madre Simona Izzo, per poi partecipare a diversi film tra i quali “Il cielo in una stanza” di Carlo Vanzina, “Commedia sexy” con la regia di Claudio Bigagli e “Romanzo Criminale” di Michele Placido. Ha preso parte alla miniserie TV “Il Grande Torino” del 2005. Nel mondo del doppiaggio ha dato la sua voce a tantissimi personaggi tra film, serie tv e serie animate. Nel 2012, in coppia con la madre Simona Izzo, è stato un concorrente al reality “Pechino Express”. Abbiamo parlato della sua carriera, della Roma e non solo.

In un campionato equilibrato come questo, qual è l’obiettivo dei giallorossi?

Se la proprietà, a gennaio, decide di comprare i giocatori che il mister chiede (considerando che, tra quelli richiesti, è arrivato solo Wesley) forse si può lavorare per entrare tra le prime 4. In caso contrario sarà difficile reggere questo ritmo con alcuni giocatori che, da dicembre, saranno impegnati con la Coppa d’Africa. Se, in quel periodo, la Roma si troverà ancora in zone alte della classifica la proprietà forse deciderà di sborsare un po’ di soldini seguendo però le idee e le direttive del mister e dando, a noi tifosi, l’idea di crederci. Dubito che, con questo organico, possiamo arrivare tra le prime 4 a meno che le altre squadre non facciano harakiri. Per me siamo ancora da quinto-settimo posto. Ciò non toglie ovviamente l’amore per la squadra ma negli ultimi anni ne sono successe di tutti i colori: squadre smantellate e soldi investiti male. Sarebbe bello sapere chi ha scelto il mister anche se vedendo il rendimento dei nomi accostati alla Roma forse è stato meglio così. Hanno comprato due punte identiche che fanno gli stessi movimenti (Dovbyk e Ferguson ndr), ne basterebbe una normale (ride ndr). Poi mi chiedo, possibile che non ci sia un giovane della Primavera da portare in panchina e, se necessario, da mettere negli ultimi 10 minuti? Possibile che nel 2025 non ci sia un giovane da far entrare verso la fine della partita in stile Okaka?

Negli ultimi anni la Roma ci ha abituati a vederla arrivare in fondo in Europa League, pensa che possa accadere anche quest’anno?

Penso di sì, in ottica europea non abbiamo un brutto 11 titolare. Puoi anche raggiungere i quarti o le semifinali ma se non hai i giocatori di un certo livello o le basi necessarie per giocare 3 partite a settimana diventa molto difficile andare oltre. Da tifoso ci spero ma forse sarebbe il caso di puntare al quarto posto in modo da non dover smantellare la squadra. D’altro canto non si può neanche dire ai calciatori di non giocare al 100% in Europa. Una cosa positiva di questo inizio di stagione è che si è vista un’identità data dall’allenatore.

Dove è nata la sua passione per il calcio?

Attraverso mio padre. Ho avuto una piccola deriva juventina da piccolo perché il mio migliore amico era della Juventus. Io andavo comunque allo stadio a vedere la Roma con papà ma, per punzecchiarlo per le sue assenze dovute alle tante tournée, gli dicevo di essere della Juve con aria altezzosa. Ancora oggi lo ricordiamo e ne ridiamo insieme. In generale l’amore per la squadra è legato all’idea familiare. Ricordo che una delle prime partite allo stadio fu un’amichevole tra Roma e Young Boys e, avendo visto sempre il calcio in televisione, mi aspettavo di sentire la telecronaca anche lì. In quell’occasione, ma non solo, fu papà a farla per me. In seguito poi ho portato mio figlio Tommaso allo stadio e ora ci vado con Leonardo. La passione per la Roma è nata in casa, sono stato obbligato (ride ndr)… le alternative, da buon figlio di Antonello Venditti, erano due: non seguire il calcio o tifare Roma.

Antonello e Francesco Venditti

C’è una parte, che non ha ancora interpretato, che vorrebbe assolutamente fare?

Sì, ci sono tante cose che vorrei fare. Mi piacerebbe interpretare un prete o un serial killer, entrare dentro le zone grigie che abitano in noi. Fare dei ruoli “fastidiosi” che agli spettatori possono stare antipatici. Vorrei, come detto, entrare nella mente di un violento per esplorarne la parte oscura in modo da mettermi in gioco su certi tipi di personaggi piuttosto che fare il poliziotto o il ladro di turno. Di recente, con la regia di Simona e Ricky (madre e patrigno ndr), ho interpretato un commissario in “Se potessi dirti addio” che si scoprirà essere un po’ malato. In generale queste parti sono meno richieste o prendono qualcuno più bravo di me (ride ndr). In qualità di attori bisogna avere fiducia in sé stessi ma anche essere realisti e capire che ci sono attori più bravi e con opportunità diverse.

Lei ha doppiato tantissimi personaggi, ha un preferito?

Forse quello che mi ha appassionato di più è stato l’agente della DEA Steve Murphy in “Narcos”. Ci ho ritrovato delle cose mie perché quando avevo 17 anni, nonostante già avessi iniziato a fare l’attore e il doppiatore, volevo salvare le persone entrando dentro il gruppo speciale dei carabinieri. Avendo avuto una vita privilegiata mi sarebbe piaciuto ridare il mio privilegio indietro. Conobbi un carabiniere che faceva l’infiltrato e volevo diventare come lui ma, quando feci la domanda, mi dissero che, essendo anche il figlio di due personaggi famosi, non potevo fare l’infiltrato perché potevo essere riconosciuto. Doppiando il personaggio in “Narcos”, che è alla ricerca di Pablo Escobar, mi sono ritrovato nella dedizione che aveva nel voler catturare il criminale. Poi ho doppiato il protagonista di “Endless Love”, una classica telenovela turca di genere drammatico e sentimentale. Spesso le telenovele vengono considerate di serie b o c ma non per noi doppiatori. Con questo lavoro si riesce ad entrare in empatia con i personaggi che si doppiano e poi tanti attori ti ringraziano. Ryan Reynolds mi fece i complimenti sul suo profilo Instagram per il suo film “Free Guy” e mi inviò una mail, tramite la Disney, per congratularsi dopo che ho ricevuto il premio Anello d’Oro nel Festival “Voci nell’Ombra”, anche lo stesso attore di Narcos (Boyd Holbrook), tramite Apple TV, ebbe belle parole verso di me. Il nostro è un mestiere bellissimo e scopri che si può creare empatia pur essendo lontanissimi. Questa cosa di congratularsi appartiene più agli attori stranieri, l’Italia è un paese assurdo con un popolo assurdo, non è che ci vogliamo proprio bene.

Che sensazioni prova quando allo stadio sente le canzoni di suo padre?

L’inno (Roma Roma ndr) non lo canto perché mi viene da piangere. In quel momento provo una sensazione strana perché penso a quando papà, tra 50-100 anni, non ci sarà più e, proprio per questo, non riesco a godermi il momento. Quando succederà l’inno resterà ma non riesco proprio a vivermi bene il momento in cui tutto lo stadio canta a squarciagola. Durante “Roma Roma” o fumo la prima delle quattro sigarette della partita oppure rimango in un rigoglioso silenzio, che si tramuta quasi in una preghiera affinché mio padre non se ne vada. Si tratta di un momento catartico in cui penso a come sarà quando lui non ci sarà più.

Quali consigli le ha dato sua madre, all’inizio della carriera, che ancora oggi sono fondamentali?

A livello lavorativo no ma perché io e Simona, la chiamo così quando si parla di lavoro perché bisogna saper distinguere lavoro e vita privata, siamo completamente opposti. Io mi definisco talebano, se fosse per me non lavorerei con nessun familiare (lavoro in studio con mamma e le mie zie) e, soprattutto, lascerei il lavoro fuori dalla porta di casa. Il nostro è un lavoro che richiede tanta emotività per doppiare 8-9 ore e se dovessi portare quelle emozioni a casa sarebbe un disastro. Tanti consigli a livello lavorativo non li ho ritrovati non perché fossero sbagliati ma perché io ho un altro punto di vista e ho fatto cose diverse. Ad esempio insiste affinché io mi apra Instagram ma per me è il nulla più totale. Il mondo social è lontano da me e senza una legge che obblighi le persone ad inserire nome, cognome, foto e indirizzo su internet non mi ci avvicinerò. I consigli di vita, in quanto mamma, me li sono ritrovati spesso perché come dice il detto “Chi tene mamma nun chiagne”.

Francesco Venditti e Simona Izzo

C’è qualche collega di suo padre o sua madre con cui ha un rapporto speciale?

Claudio Bonivento, produttore che ha lavorato con mamma. Con lui mi ci sento spesso, è una persona meravigliosa con una mente avanti sia dal lato umano che da quello produttivo che tutt’ora non viene compreso. Claudio è forse l’unico, tra gli amici della mia famiglia di origine, con cui ho ancora un legame e questa cosa mi dispiace molto perché avrei preferito averne di più. Comunque so che, se ho un problema, posso contare su quei 4-5 amici che mi sono rimasti dall’infanzia.

Obiettivi per il futuro?

Sento molto la fuga dei cervelli dal nostro paese e mi sento di dire che ormai cerco di fare l’inverso. Non mandare via i figli dall’Italia serve a rendere il nostro paese migliore di quello che è oggi. Se le migliori menti, ma in generale le persone, vanno via il paese starà ancora peggio rispetto ad ora, da un punto di vista intellettuale e culturale. Quindi l’obiettivo per il futuro è rimanere in Italia e fare qualcosa di buono per questo paese perché se lo merita e ha bisogno di tornare ai fasti di tanti anni fa.

Che relazione ha con Francesco Totti? Ha un aneddoto da raccontare?

Premetto che i miei figli e quelli di Totti vanno nella stessa scuola ma non ho un rapporto con lui perché non lo voglio. Per me lui è stato l’eclissi solare della mia vita da tifoso. Una volta, due anni fa, si è avvicinato chiedendomi di mio figlio. Non so come ma sapeva che Tommaso suonasse e mi chiese come stesse ma io gli risposi di non parlarmi perché altrimenti mi sarei sentito male. Non sono mai riuscito a mettermi sul suo stesso piano perché per me lui è colui che mi ha fatto andare in trasferta e che mi ha reso felice. Lui non è un essere terreno, è il calciatore sul poster e deve rimanere sul poster. Queste sensazioni le ho provate anche con attori e cantanti ma Totti è Totti, non potrei mai mangiare al suo stesso tavolo, non si può fare e non andrebbe bene. Lui è quella felicità che ti passa quando lo vedi in strada e magari, come nel mio caso, ti saluta o ti fa l’occhiolino. Il mio rapporto con lui è questo e mi va benissimo così… poi magari a lui non frega niente (ride ndr).

Ci tengo a ringraziare fortemente Francesco per la disponibilità e per la simpatia dimostrata durante l’intervista.

Fonti foto: Getty Images; metropolitanmagazine.it; msn.com

Davide Farina

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