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Dalla frutta siamo arrivati direttamente all’amaro, senza passare per il dolce. Non ci sarà alcuno spareggio col Portogallo per accedere al Mondiale in Qatar. A giocarsela coi lusitani al nostro posto la Macedonia del Nord, che ci ha spedito a casa grazie ad un gol al 92’ di Trajkovski

Una punizione per un atteggiamento mentale sbagliato o un risultato ovvio se si legge la discesa umorale e di rendimento da settembre in poi? Sicuramente se quattro anni fa è stato indigesto aver saltato il Mondiale in Russia, ora è davvero inaccettabile perché oltre il danno c’è una duplice beffa, quella della non qualificazione per la seconda volta consecutiva, ma soprattutto perché ciò avviene da Campioni d’Europa in carica. La parentesi gloriosa ma fortunata di quest’estate ci ha illuso di aver cancellato in un colpo solo tutti i problemi della nostra serie A: un campionato mediocre, dove si manda avanti lo straniero -e neanche così “fenomeno” come in passato- a discapito dei giovani, uno strapotere dei procuratori, direttori sportivi e della FIGC, con la conseguenza inevitabile del “due pesi e due misure” visto che il nome del giocatore conta più della reale resa in campo, i troppi soldi a foraggiare la presunzione di uno sport rimasto intrappolato ai fasti degli anni novanta e i primi anni del duemila. La finalina per il terzo posto contro la Turchia, da giocare la prossima settimana a Konya, ci suona poi come un ulteriore sgarro. Ammettiamolo. Siamo troppo tronfi di un qualcosa che non esiste più e abbiamo fatto come la Grecia che reduce dalla vittoria europea saltò il mondiale successivo. A darci il colpo di grazia lo stesso curatore fallimentare, Mario, il drago che vorremmo sul rogo del suo infuocato successo. La partita di martedì aggiungerà quindi, a prescindere dal risultato, ulteriore amarezza negli animi degli italiani che non si ritrovano più in un Paese alla deriva. Il calcio è solo una grande metafora della vita, uno specchio del sistema politico, economico, sanitario da rifondare. Massimo D’Azeglio disse circa 160 anni fa: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani” ma il suo augurio non ha avuto buona sorte. Tutto il contrario. Potremmo dire in modo più veritiero: “disuniti e disfatti gli italiani, disunita e disfatta l’Italia”.

Fonte foto: ilpost.it

Erika Eramo

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