Situazioni diametralmente opposte nella Città Eterna, i biancocelesti si godono un progetto chiaro e al momento positivo, giallorossi senz’anima con dirigenza assente e allenatore in balìa degli eventi
La capitale calcistica è spaccata in due. Non ci saremmo mai aspettati una situazione del genere a inizio anno, anzi probabilmente il sentimento ai nastri di partenza poteva essere opposto.
La Roma veniva da un finale di stagione in crescendo grazie al lavoro di Daniele De Rossi, confermato per l’attuale annata e finalmente pronto a partire su una panchina dal ritiro estivo. La Lazio dopo il burrascoso doppio divorzio prima da Sarri e poi da Tudor affidava la panchina a Marco Baroni, grandi risultati sì ma all’occhio del tifoso un profilo che sapeva un po’ di ridimensionamento. Il calciomercato della scorsa estate aveva rincarato la dose. Giallorossi sugli scudi con gli ingaggi, tra gli altri, della rivelazione Soulè, del pichichi della scorsa Liga Dovbyk e dei parametri zero di assoluto valore come Hermoso e Hummels. Biancocelesti con una campagna acquisti accorta che, dopo aver perso anche gli ultimi baluardi come Immobile, Luis Alberto e Felipe Anderson, basava i suoi colpi sui migliori delle peggiori. Ecco quindi Noslin, Tchaouna, Dia e via discorrendo.
Le premesse pendevano assolutamente dalla parte di Trigoria. Dopo sole nove giornate di serie A è cambiato il mondo.
Parlando della Roma, l’ultima giornata con il 5-1 subìto dalla Fiorentina ha messo in evidenza una situazione preoccupante. I giocatori sono sembrati l’ombra di sé stessi. Errori madornali, leggerezze difensive e il povero Svilar che non faceva altro che raccogliere palloni dal sacco. Una squadra sembrata senz’anima con Juric, che ha sostituito come ben sappiamo De Rossi dopo 4 giornate, visibilmente provato e incredulo. Un’immagine del croato che non siamo abituati a vedere, lui di solito combattivo e vulcanico. Emblema della serata vedere Hummels, che fa il suo esordio assoluto con la maglia giallorossa, entrare e fare un autogol. Disastro totale. Questo è il risultato di una società senza idee, senza un dirigente forte e probabilmente senza struttura. L’unica figura che cerca di tappare le falle è Ghisolfi, che parlando in francese tenta di mettere rimedio a una situazione insostenibile. La proprietà è lontana e si fa sentire solo a suon di assurdi comunicati. L’ambiente giallorosso è qualcosa di surreale. Impensabile a inizio torneo ma ora ci si trova a dover affrontare il Torino domani senza sapere cosa sarà del futuro, sia a livello societario che di guida tecnica.
Se da una parte diluvia, dall’altra splende il sole. Lo scetticismo iniziale è stato spazzato via da una gestione accorta e un allenatore splendidamente normale. Marco Baroni sta dimostrando di essersi meritato eccome l’occasione in una piazza importante. La Lazio gioca e bene, sta valorizzando gli acquisti fatti alzando di livello chi già c’era, per fare due nomi Rovella e Castellanos. Tutti sono coinvolti e l’armonia è palpabile. Tra campionato ed Europa League gestione perfetta del tecnico che ha messo in campo praticamente la totalità della rosa. Risultato? Punteggio pieno in coppa e zona Champions League in serie A. Collaborazioni tra tutte le parti della società e grandi risultati finora ottenuti. Preciso e puntuale il lavoro del presidente Lotito e del d.s. Fabiani fin troppo sottovalutati. Domani trasferta a Como, altro test importante per valutare il livello dei biancocelesti.

Quale futuro per il calcio romano? La sponda giallorossa naviga a vista. Si parla di liti tra giocatori e mister, tutto è in divenire. Di certo le migliorie auspicate dai Friedkin nel loro gelido comunicato all’indomani dell’esonero di De Rossi non si sono viste, anzi. Se dovessero maturare risultati negativi tra domani e domenica potrebbe esserci un altro ribaltone. La Lazio è la classica favola di cui verificare la durata. Al momento sembra davvero tutto ben fatto, ma si sa, il calcio è strano e dalle stelle è un attimo a finire alle stalle.
Glauco Dusso








