Volto noto della televisione italiana, conduttore, autore e uomo di spettacolo, è da anni protagonista del piccolo schermo grazie anche alla sua capacità di raccontare il territorio, le persone e le emozioni autentiche. In questa intervista abbiamo parlato della sua passione per i bianconeri, del suo percorso professionale e del rapporto con il pubblico
Una carriera costruita passo dopo passo, iniziata giovanissimo tra moda e spettacolo, esperienze sulle passerelle internazionali tra Milano, Parigi e New York, dove ha lavorato come modello e testimonial per importanti marchi. Beppe Convertini in qualità di attore ha preso parte a diversi film per il cinema e ha raggiunto la grande popolarità nazionale grazie alla soap opera Vivere trasmessa da Canale 5 (dal 2000 al 2002 la sua partecipazione). Nel teatro ha debuttato ne Il passerotto (1993), poi si è cimentato in vari spettacoli teatrali ed è stato autore, attore, regista e produttore in Ars Amandi (2012-2013). Numerose anche le esperienza in Tv: Festivalbar (1994), Estate sul 2 (2004), La vita in diretta Estate (2019), Linea verde (2019-2023), Azzurro – Storie di mare (dal 2021), Unomattina in famiglia (dal 2023), Ballando con le stelle (2025). Ha partecipato al programma radiofonico Brave ragazze (2011-2014) e vanta anche altre esperienze in radio. E’ autore di libri, questi i titoli degli ulimi tre: Paesi miei: in viaggio con ‘Linea verde’ alla scoperta delle tradizioni d’Italia (2022); Il Paese azzurro: un viaggio alla scoperta delle coste della nostra Italia e del suo mare (2024); Il Paese delle tradizioni (2025).

Beppe, partiamo da Social&Calcio: che esperienza è stata per lei?
E’ stato un racconto interessante del nostro bellissimo Paese con tutte quelle che sono le tradizioni e le eccellenze italiane, cosa che ho fatto anche tramite il mio libro Il paese delle tradizioni edito da Rai Libri.
Che rapporto ha con il calcio? Passione vera o osservatore curioso?
Una passione vera! Sono tifoso della Juventus sin da bambino e purtroppo devo ammettere che questa ultima è stata una stagione quasi senza senso e la mancanza della qualificazione alla Champions League è stata soltanto la classica ciliegina sulla torta.
Cosa pensa stia succedendo alla Juventus che negli ultimi anni non riesce a tornare vera protagonista del calcio italiano?
Sicuramente un insieme di fattori e direi che un po’ tutti coloro che fanno parte del mondo juventino hanno delle responsabilità in merito al caos che regna intorno alla società e alla squadra.
Lei che viene dal mondo della televisione, crede che il calcio oggi sia diventato mero spettacolo?
Ammetto che rispetto a diversi anni fa, ho la netta impressione che le cose siano molto cambiate, penso che prima ci fosse più passione nel mondo del calcio, a partire dai calciatori stessi, questa è una cosa che è venuta a mancare e che ritengo davvero importante. Il rovescio della medaglia è che tutto adesso ruota più su degli interessi diretti ed economici che sul piano meramente sportivo. Il fatto che la Nazionale non si sia qualificata per la terza volta consecutiva al mondiale è davvero il punto focale che riporta poi sempre ai soliti discorsi come quello che non si dà spazio ai giovani e la domanda quindi è: perché? Perché senza passione non si va da nessuna parte, ancor più in un ambito come quello sportivo. Dove è finito poi l’orgoglio di vestire la maglia della nazionale?

Lei è un volto molto amato della televisione italiana: oggi come vive il rapporto con il pubblico? È cambiato rispetto agli inizi?
E’ un rapporto davvero speciale anche perché è un pubblico che io amo profondamente. Molto spesso vengo fermato per strada ed è un qualcosa che oltre a darmi piacere, mi affascina e mi fa anche rendere conto di quanto sia grande il seguito di programmi come Unomattina in famiglia oppure d’estate con Azzurro – Storie di mare, entrambi su Rai 1.
Ha intervistato molte persone e incrociato il cammino di tanti/e colleghi/e: c’è qualcuno che l’ha sorpresa davvero?
Tutti mi hanno lasciato qualcosa a livello umano, ma se devo ricordare qualcuno in particolare, allora questi è sicuramente Maurizio Costanzo che per me è stato un padre professionale, un vero maestro dal quale, in ogni occasione, ho cercato di apprendere il meglio possibile e da lui ho apprezzato, tra le tante cose, anche l’arte del saper ascoltare.
Quanto è difficile restare se stessi in un mondo fatto di immagine?
Rimanere se stessi dipende molto dalle basi sulle quali si pone la propria vita, le esperienze professionali poi ti aiutano a crescere.

Qual è il consiglio più importante che darebbe a un ragazzo che vuole lavorare nel mondo dello spettacolo o della comunicazione?
E’ sempre molto difficile dare consigli, ma se dentro di te c’è davvero quel fuoco sacro che arde, allora bisogna studiare e non lasciarsi abbattere da eventuali delusioni, né dalle porte che si chiudono e andare avanti con ottimismo, vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, come si suol dire, avere pazienza e non smettere mai di sognare, perché a volte i sogni si avverano. In poche parole, saper affrontare i sacrifici, il tanto lavoro, cosa che poi è un po’ il senso stesso della vita.
Ha attraversato mondi diversi – televisione, spettacolo, conduzione – cosa le ha insegnato questo percorso umano e professionale?
Un cammino che mi ha permesso di conoscere in maniera profonda l’intero universo artistico, ma anche me stesso, mettendomi alla prova su più fronti, cosa che ovviamente mi ha arricchito umanamente e professionalmente, acquisendo sempre maggiore sicurezza nell’affrontare nuove sfide professionali.
C’è qualcosa che il pubblico non conosce di Beppe Convertini? Ci vuole regalare una chicca del suo lato privato?
Devo ammettere di condurre una vita molto normale, divisa tra famiglia, amici e lavoro.
Fonte foto: Beppe Convertini
Luigi A. Cerbara








