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Baggio allo specchio con l’arcivescovo Ravasi

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Come ogni anno il 28 dicembre è dedicato al divin codino. Sono ancora più attenta alla ricorrenza oggi perché è anche il 28esimo dal Pallone d’oro (1993-2021). Voglio ripercorrere attraverso le pagine di “Scolpire l’anima. 366 meditazioni quotidiane” la vita del nostro eroe azzurro. Può sembrare inusuale farlo con il libro di una figura così importante della chiesa cattolica eppure le citazioni, così ben argomentate dal cardinale, sono le più pertinenti per il nostro Roby. Ho individuato quattro tappe cruciali. Vediamo insieme quali

18 febbraio (1967)

No Problem

“Problema. Parola usata per dire che non c’è: non c’è problema. Variante euforica: “no problem”. Tipica di esistenze assillate da troppi problemi.”

Tutto ebbe inizio il 18 febbraio del 1967. Fiat Lux. A questo giorno l’arcivescovo Gianfranco Ravasi lega una riflessione tratta dalle pagine di “Le sabbie mobili” (1991) dello scrittore lombardo Giuseppe Pontiggia (1934-2003). Quante volte ostentiamo ciò che non c’è oppure celiamo ciò che urla e chiede udienza? Non porsi problemi, non capirli, non accettarli…non significa non averne. La media delle persone, che vive in superficie, si comporta così. Rimane impantanata nelle sabbie mobili e più ostenta il “no problem” e più inesorabilmente scivola giù. Esiste tuttavia l’eccezione. Chi attraverso i problemi si eleva al di sopra. Immobile. Tante volte ho paragonato l’esistenza di Roberto Baggio al fiore di loto che nasce nel fango ma cerca la Luce perché ce l’ha dentro. La crisi che è già opportunità perché si nutre di una fede incrollabile ed un amore invincibile che vanno oltre il tempo divenendo arte.

1 luglio (1989)

Nido

“Ho messo la mia anima fra le tue mani.

Curvale a nido.

Essa non vuole altro

che riposare in te. Ma schiudile se un giorno

la sentirai fuggire. Fa’ che siano

allora come foglie e come vento,

assecondando il suo volo.”

Sembra fatta apposta questa meravigliosa poesia della grande Margherita Guidacci, nata a Firenze nel 1921 e morta a Roma nel 1992. Versi dedicati “All’ipotetico lettore” come recita il titolo. Ravasi coglie nel segno. C’è qualcosa di più semplice per descrivere un grande amore? Un porto sicuro che non diventi possesso esclusivo dell’altro, libertà di essere se stessi senza paura, confidando nella comprensione. Com-prensione nel senso etimologico del termine: prendere con, afferrare insieme l’essenza della vita, alimentandola costantemente. Grazie al suo rapporto con Andreina Fabbi, amore coccolato fin dall’adolescenza, fatto crescere con dedizione, fino al suo suggellamento nel matrimonio, Roberto sa cosa è il vero amore, ovvero la forza che ti fa percepire il profumo dell’immortalità.

28 dicembre (1993)

Il Battello

“Uomo, il tempo è nulla per un essere immortale!

Sventurato chi indugia, insensato chi lo rimpiange.

Il tempo è il tuo battello e non la tua dimora;

affrettiamoci a correre verso la meta senza fine.”

Per la tappa professionale più rilevante (dal punto di vista individuale) del nostro Roby Gianfranco Ravasi cita il poeta francese Alphonse de Lamartine. Questi versi sono tratti dalle “Nuove meditazioni poetiche” (1823) e mettono in luce uno dei temi più gettonati in letteratura e filosofia, ovvero il tempo. Tutti ne sono affascinati perché il tempo, come lo spazio, non può essere governato. La soluzione è però semplicissima, basta visualizzarlo non come residenza stabile bensì come un battello su cui navigare. Perché focalizzarsi sui beni materiali che sono transeunti e non attraversare invece la vita come un ponte? L’uomo ha già le stigmate dell’immortalità. Non per aver ricevuto un premio ma per tutto quello che verrà dopo quel riconoscimento dorato vale la pena vivere, perché la vera meta è quel diamante che si chiama Oltre.

16 maggio (2004)

Specchio

“Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso. Si usano le opere d’arte per guardare la propria anima.”

Qui Ravasi prende in prestito un detto del simpatico scrittore irlandese George Bernard Shaw. Mentre lo specchio riflette l’esteriorità l’arte -in tutte le sue forme- riflette i misteri dell’animo umano. Ricordate il celebre aforisma: “chi lavora con le sue mani è un operaio. Chi lavora con le mani e la testa è un artigiano. Chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista”? Basta sostituire la parola “mani” con “piedi” e si può notare la differenza tra un operaio, un artigiano e un artista del pallone. Il 16 maggio del 2004 fu il momento in cui finì l’idillio su un campo di calcio tra Baggio e l’amata sfera, ma fu anche l’inizio di un altro idillio, quello tra Roby e la Storia personale di ognuno di noi. Potremmo dire che calcio e arte si sono curvati a nido sul piede di Roby permettendo che l’amore dei fans non venisse scalfito dal tempo, ma navigasse con una forza motrice sempre più potente, liberandolo definitivamente da ogni male.

Fonti foto: dasapere, ilriformista e noideglianni8090

P.s. Consiglio a chi, come me, va sempre di corsa ma non vuole rinunciare ad un angolo meditativo giornaliero, la lettura del libro “Scolpire l’anima. 366 meditazioni quotidiane” di Gianfranco Ravasi (edito dalla Mondadori). Come dice Michel de Montaigne è preferibile formare la proprio anima piuttosto che arredarla.

Erika Eramo

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