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Antonio Tempestilli: oltre 30 anni di AS Roma

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Un vero uomo di sport, ex calciatore ed allenatore delle giovanili, è stato team manager e dirigente della prima squadra, un professionista che ha dedicato più della metà della sua carriera ai colori giallorossi

Ho avuto il piacere di intervistare Antonio Tempestilli, esperto di calcio, un professionista che se ne intende sia del campo di gioco che del dietro le quinte. Ha giocato nel ruolo di difensore, il suo esordio nella Serie A risale al 1981 nell’ Inter fino ad arrivare alla AS Roma nel 1987, dove ha giocato 6 stagioni da calciatore, ben 120 presenze e 5 goals in A.

Durante la sua esperienza come calciatore, nasce un amore viscerale per i colori giallorossi e diventa una bellissima storia di sentimenti durata oltre 30 anni. Prima con il ruolo di difensore, poi allenatore dei giovanissimi dove per tre anni si dedica totalmente alla crescita di questa squadra che diventerà grazie al duro lavoro nel 1995 – 1996 campioni d’ Italia. Nel 1996 diventa Team Manager, fino ad arrivare ad essere dirigente organizzativo della prima squadra. Di AS Roma ne ha viste tante e con molta disponibilità si è reso disponibile ad alcune domande.

1992–93 Associazione Sportiva Roma – Antonio Tempestilli

Buonasera Antonio, potrebbe darmi un parere sulla Roma attuale? 

Sicuramente una Roma in netta ripresa, con ottimi risultati e con il duro lavoro è arrivata alla soglia per giocarsi un posto in Champions League anche se il campionato è ancora lungo e c’è un calendario con partite difficili da affrontare. Il problema più grande attuale è la grave perdita di Dybala, un giocatore fondamentale per l’attacco della Roma.

Pensa ci sia in rosa un giocatore che possa sostituire Dybala?

È molto difficile sostituire un giocatore così importante, Dybala è un professionista che ad ogni partita accendeva la luce, quella luce di cui avevamo bisogno, un player fondamentale che stava bene e si vedeva quando si muoveva in campo. Probabilmente il problema al tendine c’era da tempo ed è riaffiorato proprio nel momento sbagliato. Da quello che si legge lo stop dopo l’intervento chirurgico sarà lungo ma il calciatore deve ritornare alla condizione migliore.

Secondo lei, quale potrebbe essere l’uomo giusto del ‘dopo Ranieri’?

Dipende molto da quello che la proprietà ha in mente di fare quindi bisogna capire quali sono i programmi che vogliono effettuare e sulla base di quello contattare l’allenatore giusto, anche perché non tutti possono essere disponibili a certi tipi di programmazione. Sul mercato ci sono tecnici che pretendono atleti già pronti, invece altri che lavorano con prospettive di crescita puntando su potenziali. Per cui, per capire bene bisognerebbe essere dentro ed analizzare l’uomo giusto su chi poter puntare e comprendere quali sono le situazioni societarie e gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Cosa sta facendo oggi nella sua vita e come il calcio continua ad influenzarla?

Il calcio mi influenza perché è ed è stato tutta la mia vita, oggi lo vivo da fuori essendo ormai “un pensionato” (lo dice ridendo). Cerco di fare una vita sana e soprattutto mi godo la mia famiglia, guardo tutte le partite ed ovviamente ho l’abbonamento allo stadio per seguire la Roma.

Ricorda il giorno più bello della sua carriera?

Il giorno più bello della mia carriera probabilmente è stato quando sono entrato a giocare con i professionisti, ma ce ne sono stati anche tanti altri di momenti felici e pure di momenti meno belli. Il coronamento del sogno che si avvera di un ragazzo di 19/20 anni che arriva a giocare ai massimi livelli è indescrivibile ed io quando sono arrivato all’ Inter che era una delle squadre più quotate avevo proprio quell’età e per me era come toccare il cielo con un dito.

Antonio Tempestilli – Diego Armando Maradona

Se dovesse tornare indietro nel tempo cosa non rifarebbe

Non rifarei… mah… forse non me andrei mai dalla Roma, farei un passetto indietro.  Con il senno del poi, le cose cambiano da un momento all’altro ed io con il mio carattere un po’ “irruento” ho preso decisioni affrettate, avrei dovuto contare fino a tre ed avere pazienza. 

Dopo oltre 30 anni che sei in un club, la tua vita è legata vuoi o non vuoi a quei colori. Ancora oggi, nonostante tutto, dentro di me c’è un grande amore ed un legame molto, molto forte per la Roma.

Ultima domanda, cosa avrebbe detto ad  Hummels, dato che è un difensore come lo è stato lei, dopo  Athletic Bilbao– Roma?

Su Hummels c’è poco da dire perché è un professionista serio e straordinario ed un bravo ragazzo. Capita di sbagliare, lo so benissimo perché è capitato anche a me di sbagliare in alcune circostanze, è chiaro che dispiaccia perché è capitato in una partita così importante, da dentro o fuori, e quindi lasciare la squadra in 10 ti fa subentrare dentro di te tutte le responsabilità. Credo che un giocatore come Hummels consapevole dell’errore commesso è stato il primo a scusarsi ed a rendersi conto di quanto l’abbia fatta grossa. C’è poco da dire. 

Grazie mille Antonio, la ringrazio moltissimo perché per me è la prima intervista ad un uomo di sport come lei e ne sono stata onorata.

Mi permetto di chiudere questa intervista sintetizzando dal mio punto di vista la situazione della Roma. Sono questi gli uomini che mancano nel club oggi, professionisti con anni di amore e dedizione verso i colori sacri giallorossi, che poi purtroppo però per varie vicissitudini e cambi aziendali la loro esperienza è terminata.

Da tifosa credo che abbinare la romanità all’esperienza professionale sia un valore aggiunto per tutto il club. 

Dimostrazione oggettiva e tangibile è stato l’arrivo di Ranieri, la Roma ha bisogno di chi la considera famiglia e non azienda e mi auguro che la proprietà sia consapevole di questo.

Fonti Foto: Dagospia – La Roma24

Silvana Perrini

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