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Andiamo a vedere dov’è Bugo…”Sono impegnato tutto il giorno nel preparare il mio concerto di addio alla musica”

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Saluterà tutti il primo aprile all’Alcatraz di Milano, insieme a J-Ax e ad altri ospiti che lo accompagneranno in quella che vuole essere una festa, perché Cristian Bugatti è una persona positiva, ma anche in quella che sarà la sua morte artistico musicale. Esce di scena in maniera sorprendente, inaspettata, coraggiosa, un po’ come i migliori fuoriclasse del calcio che appendono gli scarpini al chiodo ancora in piena forma

Cristian Bugatti in arte Bugo, ha deciso di dire addio alla musica dopo 25 anni. Artista poliedrico ha spaziato tra indie, rock e pop, producendo 10 album e svariati singoli; artista visivo con diverse esposizioni a curriculum. Reso famoso al grande pubblico, in modo particolare, grazie al Festival di Sanremo del 2020 dove partecipò in coppia con Morgan presentando la canzone “Sincero“. Nella loro seconda esibizione di quel festival, Morgan modificò il testo della canzone in maniera altamente denigratoria nei confronti dell’inconsapevole Bugo che abbandonò il palco sanremese. Quel siparietto costò loro la squalifica e la nascita di un meme: “Dov’è Bugo“, dalla frase di Amadeus che cercava l’artista dopo l’abbandono del palco. L’anno successivo Bugo tornò a Sanremo con la canzone E invece sì. E’ stato giurato in occasione del Festival di Castrocaro nel 2020; concorrente a Pechino Express nel 2022.

Lei è un grande tifoso di calcio e della Juventus, dove è nata e quanto è forte questa passione?

Devo ammettere di essere stato prima appassionato di calcio e poi tifoso juventino. Il mio papà era tifoso bianconero, così come mio nonno, ma la passione per la Juventus è esplosa giocando a calcio con gli amici del mio paese. La Juve di quegli anni era una squadra davvero forte e forniva molti calciatori alla nazionale, come lo storico blocco che ci portò alla vittoria del mondiale ’82, cosa che rafforzò ulteriormente la mia fede bianconera.

La Juventus è in piena crisi, si è fatto un’opinione in merito?

Crisi o non crisi, un club non può sempre vincere. Molti tifosi non comprendono che la Juventus sta attraversato un momento di transizione. Negli ultimi anni ci sono stati diversi cambi alla guida tecnica della squadra, praticamente 5 allenatori in 5 anni a partire da Sarri nel 2019, poi Pirlo, l’Allegri bis, Motta appena esonerato e adesso Tudor, e questo non consente di avere una squadra strutturata e costante. Tutto questo però è conseguenza di un lavoro che tende a sistemare essenzialmente i conti. E’ cambiato anche il CDA che è costituito da ottimi professionisti tra notai, avvocati, ma non dei veri e propri businessmen come era Andrea Agnelli. La Juventus attuale è come una qualsiasi altra azienda che deve sistemare prima di tutto le proprie finanze e questo comporta anche un via vai di calciatori non solo per motivi di organico, ma anche economico cosa che sicuramente non aiuta a creare stabilità e continuità in un progetto tecnico. Il mio parere è che bisogna avere pazienza ed attendere che la situazione economica del club torni ad avere i conti in attivo e solo dopo, e parlo da tifoso, si possono chiedere risultati migliori. La Juventus è una delle squadre con l’età media più bassa di tutta la Serie A, con investimenti appunto sui giovani e anche questo è un fattore che comporta dei rischi. Una crisi, secondo me, è una grande occasione per pensare al futuro, per effettuare una corretta transizione che porti alla giusta evoluzione, per non rimanere troppo indietro.

Vede la luce in fondo al tunnel juventino?

Sì, vedo luce in fondo al tunnel, ma perché io sono un costruttivo, quindi uno che vede nella società juventina la voglia di guardare avanti con tutti i rischi che la strategia attuale comporta. Onestamente non so quanto ci vorrà ad uscire dal tunnel, perché non conosco nel dettaglio i programmi della proprietà, ma John Elkann tratta la Juventus come un’azienda che deve funzionare. Voglio essere molto onesto, secondo me il tunnel è molto lungo. “Il dobbiamo vincere” arriva dopo un periodo di trasformazione, la Juventus che retrocesse in Serie B nel 2006, è un esempio di ciò che affermo. Quella squadra, quella società si è dovuta rialzare; è arrivato Andrea Agnelli; si è costruito il nuovo stadio; tutto quello che ha poi portato alla Juventus invincibile dei 9 scudetti consecutivi e tanto altro. Il Manchester United anche è in una crisi significativa, dato che è una delle società calcistiche più note e ricche del panorama europeo e sta attraversando un momento davvero preoccupante. Il calcio stesso è in piena evoluzione e si stanno creando anche nuove manifestazioni, come può essere il mondiale per club, un nuovo format per la Champions League, segnali che sembrano assecondare proprio il radicale cambiamento che il calcio sta attraversando.

Lei è un perno della Nazionale cantanti, com’è far parte di un gruppo con scopi benefici sempre molto importanti?

Sono entrato a far parte della nazionale cantanti già da diversi anni e, se non fosse stato perché vivevo all’estero, avrei potuto vestire la maglia già nel 2010. Enrico Ruggeri mi ha richiamato non appena tornato in Italia e la cosa, oltre a farmi piacere, mi è stata di grande beneficio a livello fisico perché mi ha permesso di riprendere con un’attività sportiva. E’ oltremodo bellissimo sapere che, ad esempio, i bambini che abbiamo a bordo campo vengono aiutati dal calcio che fondamentalmente è un gioco, è davvero una cosa stupenda. Abbiamo organizzato partite a Gerusalemme, citando alcune partite dove ero presente, ovviamente. Sapere di raccogliere cifre anche importanti per chi ha bisogno, per i bambini malati, poveri, associazioni, per effettuare l’acquisto di macchinari medici, ambulanze, è meraviglioso e tutto questo mi rende fiero. Quando Enrico Ruggeri mi ha promosso vice capitano, la cosa mi ha gratificato moltissimo e quando c’è bisogno mi espongo sempre su questi temi.

Cosa ha rappresentato e rappresenta per lei la musica? E’ la sua prima passione o prevale il calcio?

In realtà mi sono appassionato allo sport in generale e al calcio sin da bambino, la musica è arrivata dopo. Nella mia famiglia non ci sono musicisti e a casa mia la musica era un’attività ininfluente, non avevamo lo stereo, non guardavamo molto la tv e nemmeno Sanremo. Sono cresciuto essenzialmente sportivo e solo a 19 anni è arrivata la musica che quindi definisco la mia seconda passione, ma soltanto per una questione temporale, perché quando è arrivata ha assunto un’importanza preponderante occupando tutta la mia vita in maniera naturale sino ad oggi.

Sinceramente non voglio chiederle di raccontare la vicenda del Sanremo 2020 con Morgan, ma potrebbe essere iniziato da quella vicenda il suo desiderio/bisogno di staccarsi dal mondo della musica?

No, io ho deciso di ritirarmi e pianificare tutto quello che si sta vedendo in questo periodo, per l’organizzazione del mio addio alla musica, già dal 2017/2018. Avevo in quegli anni delle sensazioni mie personali, seguite da riflessioni profonde che mi portavano a pensare che davanti a me avrei avuto gli ultimi anni della mia carriera, con o senza Sanremo.

E’ ormai chiaro che non ci sono spiragli per un ritorno di fiamma nell’amicizia con Morgan, ma se lui le chiedesse vicinanza, potrebbe pensarci?

No, non tutto è perdonabile, se lo facessi perderei la stima di me stesso, dei miei fan, della mia famiglia. Credo fermamente che ognuno debba assumersi la responsabilità di ciò che fa e non si può essere per forza eterni amici. Francamente non mi interessa nulla, ognuno raccoglie quello che semina. Io sto raccogliendo tanto amore e affetto dal pubblico, penso al mio concerto, alla mia musica, alla mia famiglia, a mia moglie, ai miei figli ed il resto non mi interessa.

Lei è tornato a Sanremo l’anno successivo al fattaccio con Morgan, nel 2021. Come è stato calcare nuovamente quel palco? L’ha vissuta un po’ come un senso di giustizia, una rivincita personale?

No, però voglio sottolineare che la canzone con la quale mi sono esibito nel 2021 era stata la prima che avevo proposto di cantare a Sanremo 2020 e quindi Amadeus l’aveva già ascoltata ed era stato lui a dirmi di portare “Sincero” nel 2020 e poi vedere l’evoluzione delle cose. Proporre il brano “E invece sì” nel 2021, possiamo definirla una vittoria perché ho avuto l’occasione di farla ascoltare al pubblico da un palco importante come quello sanremese. Però non l’ho vissuta come se dovesse essere un’occasione per far vedere chi sono o come rivincita, non vivo la musica come senso di rivalsa o giustizia. Ho il mio modo di fare, il mio modo di comporre da 25 anni, chi lo vuole comprendere lo comprenda, a chi non piaccio va bene uguale, ognuno è libero di esprimere il proprio giudizio. Nel 2021 ero consapevole che Amadeus mi avrebbe richiamato, sono tornato, ma avevo già in mente che avrei fatto l’ultimo disco, quello uscito l’anno scorso. Sono una persona che pianifica, non vivo alla giornata, ho sempre costruito la mia vita pensando al futuro.

Lei è un cantautore, ma anche un artista visivo?

Sono stato artista visivo per 5 anni, in un periodo in cui vivevo all’estero, dal 2010 al 2014 e mi sono immerso completamente nell’arte visiva, tanto che è diventata la mia occupazione principale ed ho accantonato completamente la musica in quel periodo. E’ stata una delle cose che ho fatto e che “forse” rirenderò dopo la musica.

Tra le sue canzoni quale sente più vicina, quale la rappresenta di più?

Per fortuna che ci sono io” è Bugo al 100%, già a partire dal titolo. E’ un brano po’ irriverente, un po’ simpatico, molto colloquiale, un po’ alla Celentano che è uno dei miei eroi, è senz’altro la canzone che mi rappresenta maggiormente

Ha annunciato il suo addio alla musica che saluterà con un concerto il primo Aprile all’Alcatraz di Milano e vorremmo sapere perché un artista interessante e poliedrico come lei decide di lasciare la musica. E, altro nodo che ci incuriosisce particolarmente, perché sarebbe una vittoria, come lei l’ha definita, e non una sconfitta?

Ritirarmi dalla musica mi sembra un modo per riprendermi il mio tempo, rinegoziare la mia immagine nel sistema, ma soprattutto un modo per sentirmi onesto nei confronti del pubblico, perché con altrettanta onestà sto dicendo che sono anni che non ho voglia di scrivere una canzone, così come non ho voglia, alzandomi la mattina, di prendere la chitarra e che questa sensazione di monotonia mi ha portato a decidere di lasciare la musica. Essere un artista significa fare un mestiere particolare, dobbiamo essere sensibili nei confronti del pubblico ed io sento questa responsabilità e non posso proporre alla gente, dischi o canzoni che suonano stanche, prive di ispirazione o prodotti artistici che annoiano le persone. I fans ci vedono come persone speciali, anche se io mi sento una persona qualunque, sono molto ordinario nella vita di tutti i giorni, però per fare questo lavoro bisogna essere responsabili e ritirarmi vuol dire che considero la musica una cosa seria che, quando è il momento giusto si fa, quando c’è qualcosa che non torna, si volta pagina, perché altrimenti sarebbe una presa in giro per chi la musica la ascolta e la ama. I miei riferimenti sono artisti del calibro di Lucio Battisti, Mina, personaggi che hanno saputo dire di no, hanno voluto e saputo effettuare dei cambiamenti, così come anche Adriano Celentano che, di tanto in tanto, si è preso brevi pause dalla musica, dedicandosi anche ad altro. Adoro questi personaggi, non voglio certo paragonarmi a loro, ma mi sento affine in questo senso, un professionista e non un mestierante e considerando la musica per ciò che è, una cosa seria così come lo è il rispetto che si deve portare verso il pubblico, verso i fans. Una vittoria perché ciò che progetto e realizzo, in generale nella mia vita, così come nella musica, lo faccio per stare bene e questa la sento già come una vittoria mia personale e non faccio nulla con la sensazione di sconfitta. La decisione di ritirarmi mi sembra un modo per vincere anche in un momento così importante, perché lo faccio dimostrando rispetto per la musica e per tutti quelli che la amano, me compreso.

Ha già dei progetti? Cosa farà dopo il suo ritiro?

Non ho progetti concreti, non amo mischiare le cose, devo prima chiudere questo capitolo della mia vita. In questi ultimi due anni mi sono impegnato a produrre il mio ultimo disco, a preparare il concerto del primo aprile e sto pensando solo a questo, anche perché è molto impegnativo, mi occupa tutto il giorno. Dopo il concerto, mi prenderò del tempo per sistemare tutte le mie cose e per capire come voltare pagina. In questo momento non saprei dire cosa effettivamente farò fra un anno magari.

Fonti foto: vanityfair.it; torino.corriere.it; rollingstone.it

Luigi A. Cerbara

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