Gli Spurs, dopo il 17esimo posto dell’anno scorso, stanno faticando anche nell’attuale Premier League nonostante il cambio in panchina e un mercato costoso
Il Tottenham sta vivendo un periodo complicatissimo in campionato. Gli Spurs, dopo il 17esimo posto dell’anno scorso con però la vittoria dell’Europa League, avevano ambizioni diverse rispetto alla situazione attuale. In questo articolo analizzeremo le scelte che hanno portato la squadra del nord di Londra allo stato attuale.
I problemi, per quanto mi riguarda, sono iniziati con la scelta di esonerare l’ex tecnico Ange Postecoglou dopo la vittoria incredibile e importantissima del Tottenham in Europa League. Il tecnico ha dimostrato di saper vincere anche con una squadra non abituata a determinati palcoscenici e questa è una qualità rara e per nulla scontata. La decisione poi di prendere un allenatore come Thomas Frank non l’ho capita. L’ex manager del Brentford, nei 7 anni precedenti, non ha mai dimostrato di poter essere un allenatore da grande squadra impostando sempre un gioco prettamente difensivo e senza concedere libertà ai giocatori di qualità. I risultati fin qui dimostrano quanto detto considerando che, dopo Richarlison (8 gol), il miglior marcatore stagionale degli Spurs non è un giocatore offensivo ma è van de Ven che di ruolo fa il difensore centrale.

Allargando il discorso, anche il mercato estivo ha portato più punti interrogativi che giocatori di spessore. Kudus e Xavi Simons sono probabilmente i flop più clamorosi di questa annata visti i prezzi dei cartellini (64 per il ghanese e 65 per l’ex Lipsia) e quanto hanno reso fin qui. Discorso simile per Kolo Muani, arrivato in estate con grandi aspettative visti i mesi positivi con la Juventus, che sta faticando ad incidere.
C’è anche la questione infortuni che però non può essere un alibi. Frank non ha e non avrà a disposizione per praticamente tutta la stagione Maddison che si è rotto il crociato in estate oltre ad aver avuto altri infortuni più o meno gravi durante la stagione (Kudus e Bentancur per esempio). Comunque se guardiamo il percorso in Champions League vediamo che, a due partite dalla fine della League Phase, gli Spurs sono in piena corsa per accedere direttamente agli ottavi. Di conseguenza o la squadra è più propensa alla coppa piuttosto che al campionato per caratteristiche o l’allenatore trova più facilità a caricare la squadra per le partite europee piuttosto che quelle domestiche. Discorso che ci può stare in un top team ma non nella situazione dei londinesi che evidentemente non hanno le energie per sostenere fino in fondo due o più competizioni.
In Premier difficile pensare ad una rimonta verso l’Europa nel girone di ritorno ma la Roma di Ranieri, per citarne una, ci ha insegnato che queste cose possono accadere.
Fonte foto: Getty Images
Davide Farina








