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Addio Evaristo Beccalossi, il genio-icona della Milano nerazzurra

Evaristo Beccalossi
Evaristo Beccalossi
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Muore a 69 anni l’ex trequartista che con l’Inter ha vinto lo scudetto del 1980 con Eugenio Bersellini

Genio e sregolatezza, estro e fantasia, purezza calcistica a 360°. E’ stato tutto questo Evaristo Beccalossi, uno dei 10 più forti del calcio italiano. Un’icona, un simbolo di quel calcio che non esiste più, ma che lo ha reso indimenticabile per tutti i tifosi. Soprattutto per quelli dell’Inter. Il “Becca” è scomparso all’età di 69 anni, tra sei giorni avrebbe raggiunto cifra tonda 70, lo ha fatto combattendo, dopo la grave emorragia cerebrale che lo aveva colpito nel gennaio del 2025. Beccalossi, cresciuto calcisticamente nella sua Brescia, è diventato grande nell’Inter, squadra in cui ha militato dal 1978 al 1984 e con cui ha vinto uno scudetto e una coppa Italia. Successivamente, ha proseguito la sua carriera nella Sampdoria, nel Monza, di nuovo nel Brescia e Barletta. Nel suo palmares pure la Coppa Italia del 1985 con la maglia della Samp.

I due gol nel derby e la doppietta di rigori sbagliati in 7′ in Coppa delle Coppe

Dribblossi, come lo aveva ribattezzato il mito Gianni Brera, è stato tutto e di più per i tifosi dell’Inter. Catapultato dalla piccola realtà di Brescia alla maestosità del Meazza, Beccalossi fin da subito divenne un idolo per tutta la tifoseria nerazzurra. I suoi lampi di genio, le giocate imprevedibili, l’amore per i dribbling, la sua straordinaria capacità di giocare sia col destro che col mancino, divennero ben presto dei marchi di fabbrica del “Becca”. Beccalossi il degno erede di Mariolino Corso. Sono 2 le fotografie più autentiche della sua carriera all’Inter: la doppietta nel derby d’andata della stagione 1979-80 contro il Milan e i due rigori sbagliati nel giro di 7′ nella Coppa delle Coppe 1982-83 contro lo Slovan Bratislava. Quest’ultimo episodio divenuto poi celebre con il ricordo di un altro interista doc come il comico Paolo Rossi.

Evaristo Beccalossi in azione con la maglia dell’Inter

La mancata convocazione a Spagna 82 e lo schiaffo di Bearzot

Beccalossi è anche l’immagine perfetta di quel calcio italiano che non esiste più. Di un calcio che poteva anche non convocare giocatori come il Becca è vincere il Mondiale. E’ quello che è successo nel 1982, quando Enzo Bearzot decise di non convocare né l’interista né il bomber Roberto Pruzzo per la spedizione in Spagna. Quelle di fine maggio e inizio giugno furono settimane turbolente e di polemica, sfociate addirittura con lo schiaffo del CT ad una tifosa interista durante il ritiro della Nazionale italiana all’ingresso di Villa Pamphili il 3 giugno. Il motivo? La mancata convocazione di Beccalossi. L’episodio poi si concluse con una riappacificazione: Bearzot si scusò con la giovane, invitandola in hotel e lo stesso fece la ragazza, rea di aver aggredito verbalmente il CT azzurro. Insomma, cose e storie di un’altra Italia e di un altro calcio. Beccalossi non riuscì mai a vestire la maglia della Nazionale maggiore, collezionando solo 3 presenze con l’Under 21 e 4 con quella Olimpica.

Dopo il calcio giocato

Dopo il ritiro dal calcio giocato, Beccalossi rimase comunque legato al mondo pallonaro, vestendo sia le vesti dell’opinionista in televisione, che quelle del dirigente.

Evaristo Beccalossi con la tenuta da Nazionale azzurra

Sandro Caramazza

Fonte foto: Getty, Gazzetta.it, Figc

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