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Vincenzo Iaquinta: “Peccato per l’Inter, ma i bianconeri stasera non faranno lo stesso”

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Abbiamo intervistato l’ex attaccante di Udinese e Juventus, campione del mondo nel 2006, chiedendogli qualcosa sulle squadre in cui ha militato e sull’ esperienza azzurra che l’ha portato fino al punto più alto della carriera

I suoi ricordi più belli nell’Udinese?

E’ stata la squadra che mi ha dato tutto. Qui c’è stato il mio trampolino di lancio verso la Champions League e Mondiale. Non ne ho di brutti.

L’allenatore con cui ha legato di più?

Per fortuna mi sono trovato bene con tutti, con Spalletti in particolare. Luciano mi ha fatto crescere sotto il profilo mentale e tecnico.

Ha qualche rimpianto legato al periodo juventino?

I troppi infortuni. Avrei potuto fare di più e, soprattutto, raggiungere quota 100 gol in A. Quando sono arrivato era una Juve in strutturazione dopo essere risalita dalla serie B. Con Ranieri abbiamo conquistato un secondo ed un terzo posto, poi di nuovo il declino fino a Conte che l’ha riportata in auge.

A proposito di Conte ieri sera era arrabbiato perché l’Inter ha fatto harakiri. Stasera la Juve in Champions farò lo stesso o no? Le piace Sarri?

E’ davvero un peccato vedere una squadra italiana che, dopo un primo tempo strepitoso, incappa in un black out così. I bianconeri però non faranno lo stesso. Anche quest’anno potranno dire la loro sia in campionato che in campo internazionale. Mi piace Sarri. Basta vedere il suo curriculum. Farà molto bene a Torino.

Il segreto del successo nel Mondiale del 2006?

Tra tante polemiche il segreto fu l’unione del gruppo. Non eravamo solo bravi tecnicamente. C’erano persone di valore. Lippi ha aiutato a cementare il tutto. Ovviamente poi gli episodi favorevoli hanno fatto il resto.

L’attaccante più forte con cui ha giocato insieme?

Ne dico due. Nell’Udinese Di Natale, tra i più forti tecnicamente, e nella Juve Trezeguet che non ha eguali nel suo ruolo.

La punta in cui si rivede oggi? Qualcuno che le piace?

Io sono stato un calciatore atipico perché nonostante l’altezza ero veloce. In Nazionale mi sono adattato anche come esterno. Sinceramente al momento non mi rivedo in nessuno. Mi piace però Ibrahimovic, anche per come è fuori dal campo.

L’idolo da bambino?

Marco van Basten.

Ci descrive l’emozione del gol contro il Ghana? E quella di entrare nel secondo tempo della finalissima?

Al gol, il mio primo in Nazionale, non ci ho capito più nulla. Avevo la famiglia con me ed ho ricevuto più di 1000 messaggi. Durante la finale c’era una tensione incredibile. Mi ricordo che eravamo tutti tesi. Poi per fortuna andò bene.

Il 21 novembre compirà 40 anni. Un bilancio e prospettive future?

Ho iniziato ad allenare gli attaccanti della Reggiana. Vorrei proseguire in questo ambito. Mi vedo come allenatore nel futuro.

Fonti foto: abruzzo24ore.tv, juvenews.eu, ilbianconero.com, corrieredibologna (da Marco Rosi, La Press) e itasportpress.it

Erika Eramo

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