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Difesa a tre con Calori-Malusci-Porrini

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Abbiamo intervistato Alessandro, Alberto e Sergio, rispettivamente ex calciatori di Udinese, Fiorentina e Juventus. Gli abbiamo rivolto 4 domande a testa sulle loro carriere, i club e l’attualità

Alessandro Calori, ex difensore dell’Udinese negli anni novanta e nei primi del 2000

A maggio la Lazio celebrerà i 20 anni dal suo gol storico contro la Juve con la maglia del Perugia che ha permesso ai biancocelesti di vincere il secondo scudetto della loro storia. Che ricordi ha?

Giocavo semplicemente la mia partita. Ha fatto tanto scalpore perché fu una situazione particolare all’ultima giornata (pioveva e ci fu un’interruzione di 1 ora e 15 minuti). La Juve aveva sbagliato tante occasioni. Tra l’altro io sono juventino, quindi umanamente mi dispiacque, ma professionalmente ho fatto quel che dovevo.

L’allenatore al quale è più affezionato?

Sono stato fortunato. Ho incontrato persone di valore come Mazzone, Zaccheroni e Guidolin. Con tutti ho avuto un ottimo rapporto.

La sua esperienza migliore in panchina?

Il Portogruaro l’ho portato in B. A Brescia ho valorizzato tanti giocatori in una situazione societaria non facile. Il Presidente Corioni non aveva tante possibilità. A Trapani siamo stati sfortunati: dopo i soli 13 puntati dell’andata grazie ai 31 del ritorno speravamo di salvarci, ma per un punto non riuscimmo a fare lo spareggio. Fu comunque una rincorsa emozionante.

I difensori più bravi che ci sono oggi in Italia?

Romagnoli può prendere l’eredità dei veterani Chiellini e Bonucci. Mancini sta costruendo una bella Nazionale. Purtroppo latitano i difensori oggi perché il ruolo viene poco adattato e non si insegna più a marcare a uomo. Bisogna essere tecnici e costruire il gioco da dietro.

Alberto Malusci, ex difensore della Fiorentina e del Marsiglia negli anni novanta

Trent’anni fa ci fu il suo debutto. Quali sono i momenti con la maglia viola che porta più nel cuore?

L’esordio in Fiorentina-Sampdoria è ovviamente indimenticabile anche se furono quattro minuti senza toccar palla. Nella seconda partita, contro l’Atalanta a Bergamo, giocai ugualmente pochi minuti. Poi l’esordio vero fu al Flaminio contro la Lazio. Feci una gran partita da titolare, tanto che Sclosa e Orsi vennero a farmi i complimenti. Avevo lasciato il segno. Poi molto belle sono state, nel ‘96, le partite in Coppa Italia: la semifinale con l’Inter, giocata a Milano e vinta per 0-1, e la vittoria in finale con l’Atalanta. Ho fatto 161 partite con la maglia viola in 11 anni a Firenze. Avrei voluto finire la carriera qui, ma ho sperimentato altre squadre.

Al festival del cinema e non solo è stato presentato “El Numero Nueve”, film documentario su Batistuta. Qualche aneddoto su di lui?

Una persona umile. Già si vedeva dal primo giorno che era arrivato a Firenze. Archiviata la Copa America, venne a Firenze perché voluto fortemente da Vittorio Cecchi Gori. Dentro lo spogliatoio non fu accettato benissimo, ma i fatti poi parlarono per lui. Un giocatore che faceva reparto da solo e dalla gran voglia di emergere. Lo prendo ad esempio per i bambini della scuola calcio. La sua fama di arrivare, senza pretendere tutto e subito, lo ha fatto diventare il numero 1. Gabriel poi è molto sensibile. Si è emozionato dopo la proiezione.

Ci descrive l’esperienza all’estero con la maglia del Marsiglia e del…?

Sono andato via da Firenze a 24 anni. Sono stato tre anni al Marsiglia. Il primo fu positivo, il secondo cambiò l’assetto societario. Fui stupido a non accettare il Celta Vigo che giocava in Coppa Uefa e mi voleva fortemente. Ero intenzionato a tornare in Italia ma mi ritrovai che era tutto cambiato. Due anni prima ero richiesto dalle big di tutta Italia e poi non c’era più spazio per me. Andai al Foggia per 6 mesi (bellissimi per altro) in B. Dopo giocai al Cosenza. Mi rimboccai le maniche per tornare in A e così fu col Lecce (2 anni), poi 1 anno al Catania in B. Poi di nuovo all’estero in Belgio: in 3 anni feci Mons-Brussels-Mons. Quando tornai in Italia alla San Giovannese ero arrivato di testa e decisi di smettere. Tutto quello che ho fatto lo devo solo a me. Vado a testa alta, perché non ho mai avuto santi in paradiso, con il papà falegname e mamma casalinga. Ringrazio solo Alberto Malusci. Tutta farina del mio sacco.

I difensori più bravi che ci sono oggi in Italia?

Chi è in Nazionale ha il suo perché, quindi verrà fuori qualcosa d’importante dalla compagine azzurra. Come veterani ci sono Bonucci e Chiellini. Tra i giovani dico Romagnoli.

Sergio Porrini, ex difensore degli anni novanta dell’Atalanta, della Juventus e del Glasgow Rangers

Cosa aveva di speciale la sua Juve che vinse la Champions nel 1996?

Fame e voglia di risultati. Ultimamente queste peculiarità le ha avute anche la Juve di Allegri ma ha perso due finali. Purtroppo in quanto a finalissime i bianconeri sono sfortunati come il Benfica. Per vincere la Champions ci devono essere una serie di circostanze che ti permettono di sollevare al cielo la coppa della grandi orecchie. Oggi comunque è più difficile rispetto a prima: il numero delle squadre forti è superiore per via della formula che prevede la partecipazione dalla prima alla quarta classificata nei campionati top. Nel ’96 fu determinante la doppia sfida a nostro favore contro il Real Madrid nei quarti di finale. Poi in finale meritammo contro l’Ajax e la lotteria dei rigori ci sorrise.

Ci descrive gli anni all’estero con la maglia del Glasgow Rangers?

Una grande esperienza vissuta per quattro anni. Una cultura diversa rispetto alla nostra.

Un aneddoto curioso sul derby sentitissimo Celtic-Glasgow?

Questo derby ti regala delle emozioni incredibili e va oltre l’aspetto sportivo in quanto ci sono due schieramenti ben delineati: i cattolici con il Celtic e i protestanti con Glasgow. All’inizio non è stato semplice per me ambientarmi non essendo protestante ma poi ho sviluppato un ottimo rapporto con tutti.

I difensori più bravi oggi in circolazione in Italia?

Al momento, anche se è infortunato, il più forte difensore che abbiamo è Giorgio Chiellini. Ha raggiunto un livello di maturità importante ed ha accumulato tanta esperienza. Abbiamo comunque dei giovani interessanti che ricoprono i ruoli della difesa ma bisogna fare la differenza anche in campo internazionale.

Fonti foto: slideshare.net, laststicker.com, tuttomatera.com, violanews.com, noidiqua.it, gazzetta.it e blastingnews.com

Erika Eramo e Stefano Rizzo

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