Home Curiosità Un anno con DA13 in un calcio ancora senza cuore

Un anno con DA13 in un calcio ancora senza cuore

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Il 4 marzo 2018 ad Udine morì l’allora capitano della Fiorentina Davide Astori. 6 passi indietro e andiamo al 14 aprile 2012. Pier Mario Morosini, centrocampista del Livorno, si accasciò privo di vita sul campo del Pescara. Come loro anche altri calciatori vittime di un sistema pressapochista. Chi è veramente responsabile di questi decessi? Antonio Cassano è riuscito a scampare alla morte solo per un caso fortuito

Piangere è umano, ma se ancora si muore di un qualcosa che può essere diagnostico in tempo…allora no, addolorarsi, senza prevenire, non è più umano. Siamo diabolici perchè complici. Poteva essere evitata la tragedia Astori? Sì, come tutti gli altri casi che si riscontrano ogni anno: sportivi morti per problemi cardiaci.  Cosa significa veramente essere idonei allo sport? Quel “famoso” certificato medico e le prove fisiche connesse non bastano ad acclarare l’esistenza di una patologia? Ogni anno, solo in Italia, più di 1000 giovani sotto i 35 anni, all’apparenza sani, ovvero senza sintomi, muoiono per morte cardiaca improvvisa. Il 25% di questi sono atleti.

Le cause più frequenti di queste morti sono 4 e sono tutte diagnosticabili per tempo: la cardiomiopatia ischemica acuta (quella che ha colpito Morosini), l’aritmia dalla forma più grave, comunemente detta sindrome di WPW (il Wolff-Parkinson-White di cui è morto il campione della Nazionale italiana di pallavolo Vigor Bovolenta), alla più comune tachiaritmia o extrasistole (come nel caso di Astori), la rottura di aneurismi congeniti (di solito quelli a livello delle arterie cerebrali anteriori) e l’embolia (si verifica in seguito ad una cardiomiopatia congenita ed è molto frequente in chi pratica sub). La cardiomiopatia ischemica acuta, la più frequente, si diagnostica con certezza con una scintigrafia del miocardio. Purtroppo nella maggior parte dei casi si esegue al massimo un elettrocardiogramma sotto sforzo, un esame che ha una probabilità del 30-40% di falso positivo o falso negativo, soprattutto quando la malattia coronarica è monovascolare, cosa che nei giovani succede spesso. Mai come in questi casi il pressapochismo può risultare fatale. Ripeto 3-4 volte su 10 la diagnosi è errata; viene quindi fatto passare per sano un atleta che non lo è, sottoponendolo così al rischio costante di morte. Antonio Cassano ha scoperto solo dopo 20 anni di attività di avere un buco nel cuore. In serie A, con le migliori opportunità mediche a disposizione, può accadere questo? E’ assurdo.

Mi soffermo su altri due casi meno noti: Teddy Bartoli, attaccante 22enne di Chiusi che militava nel Foiano in seconda categoria.  Nel 2007 durante un’amichevole muore per un’aritmia cardiaca fulminante, mai diagnosticata nonostante il passato in campionati professionistici. Matteo Roghi, 14enne, baby calciatore del Foiano fulminato nel 2013 da un arresto cardio-circolatorio in campo ad Abbadia San Salvatore, subito dopo che aveva segnato in extremis il gol del pareggio nella partita in cui, da capitano, guidava i suoi contro i giovanissimi dell’Amiata. Le modalità per Bartoli e Roghi sono le stesse: il fatto di non aver mai dato segni di malessere, la rapidità del decesso, la zona di appartenenza. L’ultima squadra in cui ha militato Morosini, per un beffardo gioco del destino, e’ sempre toscana. Astori, lo sanno tutti, era il capitano dei viola.

Per Davide una tragedia nella tragedia. I medici che lo hanno seguito sono indagati, non a caso, per omicidio colposo. Nelle famose prove da sforzo, eseguite nel 2017, venne evidenziata un’extrasistolia ventricolare a due morfologie, ma nessuno fece nulla. Astori continuò ad allenarsi, purtroppo, come prima. Riporto un pensiero, già da me utilizzato nel caso Morosini, che non smetterò mai di sostenere perchè vale purtroppo ancora, per Astori e tutti i giovani sportivi che continuano a morire ingiustamente:

“Il fallimento più grande dei medici sportivi è quello di avere sulla coscienza morti evitabili per non aver fatto tutti gli accertamenti del caso. Quello di noi giornalisti di smettere di parlarne. Prima di far iniziare ad un ragazzo una qualsiasi attività agonistica sottoponiamolo ad una visita cardiologica accurata tenuta da uno specialista; pretendiamo che lo stesso sia presente a bordo campo e che possa defibrillare ed intubare. Quando lo si fa al 90% la vita è salva. Mettiamo nello sport più attenzione, profondità, cuore…così da far battere il suo, come quello di tutti gli altri, almeno un’altra volta.”

Oggi non c’è tempo per le lacrime. Oggi dovete incazzarvi come me. Le lacrime sono passive. Una rabbia ben indirizzata può rivelarsi rivoluzionaria. Fate qualsiasi cosa sia nelle vostre possibilità per evitare che queste morti continuino ad essere inutili.

Fonti foto: ilfaroonline, livornosera, ilnuovolevante e facebook

Erika Eramo

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