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Simone Eramo merita la D per la sua Determinazione

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In questo speciale porteremo a galla il mondo dilettantistico, in particolare i nostri fari saranno puntati su un traguardo conquistato attraverso la passione, i sacrifici e la grinta, ma evidenzieremo anche che le belle favole non sempre hanno il lieto fine

La lettera presente in questo articolo è colma di emozioni ed è scritta dal capitano, il difensore Simone Eramo, del Tiferno 1919, squadra che rappresenta Città di Castello, neo promossa in D.

Per i biancorossi si tratta della terza promozione in tre anni, per Simone Eramo invece si sarebbero potute spalancare le porte della serie D, un campionato con vista sul professionismo. Una categoria raggiunta grazie anche e soprattutto alle sue grandi prestazioni. Simone Eramo superata la soglia dei 34 anni merita di calpestare nella prossima stagione i terreni di gioco della D: il leader è sempre una figura fondamentale e in un campionato così impegnativo la sua presenza può solo aiutare il gruppo ad affrontare questa avventura con un’arma in più. Simone vanta due titoli di campione d’Italia Primavera con il Lecce nel 2003 e 2004, con compagni di squadra quali Vucinic, Bojinov e Pellè, una stagione con il Messina in serie A, con il Vittoria (compagine siciliana) in C2, con il Bellinzona nella seconda serie svizzera e poi esperienze proprio in D con squadre di un certo spessore quali Arezzo e Ancona.

Ecco la lettera:

Non avrei mai voluto che arrivasse questo momento e invece… eccomi qua. Sono giorni difficili. Non riesco a prendere sonno. Menomale che ora ho un altro lavoro altrimenti la testa fumava ancora di più. Quanta rabbia per quello che sono costretto a lasciare visto che rappresenta la mia più grande gioia. Quella palla che rotola sul campo e la conseguente voglia di correrci dietro da sempre sono il mio tutto.

Quante emozioni davvero. Vorrei che il tempo non passasse mai sul rettangolo verde la domenica. Una passione viscerale che non può essere estirpata da un problema (maledetto Covid, ci volevi pure tu a complicare la situazione). Eccolo il momento tanto temuto. Ho un subbuglio dentro che non vi dico. Devo fare una scelta e, giusta o sbagliata che sia, rappresenta me, il mio essere diretto, genuino e capace di assumersi le proprie responsabilità. Ho sempre detto le cose in faccia seguendo un mio stile dettato da quei sani principi che mi porto dietro da quando ho iniziato a tirare i primi calci a un pallone. Sono contento perché mi posso guardare allo specchio, orgoglioso di non essermi mai risparmiato ed aver ottenuto tutto tramite sacrificio e dedizione. Forse ho ricevuto poco rispetto a ciò che ho dato ma così va la vita… non ho rimpianti. Sono entrato nella famiglia e nel progetto Tiferno due anni fa quando nessuno credeva al mio presidente Roberto Bianchi.

Il presidente in alto a sinistra

Anche io inizialmente ero titubante ma poi l’ho guardato dritto negli occhi e il mio cuore aveva già scelto. Come si fa a non voler bene a un presidente determinato, ambizioso, vulcanico, passionale, con tanta voglia di emergere e vincere? Ogni suo discorso sposava ogni mio ideale. Era inevitabile nascesse un rapporto di complicità immediata. Lui credeva in me ed io in lui. Il nostro obiettivo comune era il bene del Tiferno. Gli promisi delle cose che ho mantenuto: due vittorie al campionato di promozione e di Eccellenza, due percorsi condotti quasi sempre in testa alla classifica (in promozione addirittura dalla prima all’ultima giornata); poi anche la vittoria della Coppa Italia Eccellenza. Nelle 56 partite disputate (tra coppa e campionato) ho realizzato 11 gol.

Lascio una squadra in serie D come è giusto che sia perché questa città lo merita. Lo staff dirigenziale è cresciuto piano piano diventando un modello del territorio. Quando si vince sembra tutto facile ma non è così. Le difficoltà ci sono state eccome. Ringrazio veramente tutta la società ed i suoi dirigenti: oltre al presidente già menzionato il direttore Michele Bianchi, per nominare poi chi come Ivo Guerri, Bruno Sberna, Rossi, Checcaglini , Enzo Cesari, Cagnoni , Mattia Bagiacchi, Luigino Pasqui è stata presenza costante quasi ad ogni allenamento; e proseguire con chi come Dado, Giulietta Nofri, Massimo, Rita Roselli e Ivana Cangi non ci ha mai fatto mancare nulla nonostante fosse dietro le quinte (addirittura Dado mi preparava lo spogliatoio con la stufetta per farmi riposare in inverno). Poi lo staff tecnico con Santececca in un primo momento, un romano verace, un po’ pazzo e diretto come me (con lui Vagnuzzi, il preparatore dei portieri e Giovanni Petruzzi il secondo allenatore, due splendide persone) e dopo Tasso, mister attuale, con il quale purtroppo ho lavorato poco causa Covid. Infine il gruppo, quello dello spogliatoio, che fa la differenza. Quando si ragiona all’unisono è più facile vincere. La scintilla è scoccata subito: il primo anno mi avete accolto tutti benissimo. Ero un martello. Per fortuna mi siete venuti dietro. La cavalcata infatti è stata trionfale. Nel secondo anno non avevo più bisogno di essere un martello. Eravate tutti già predisposti al successo: non a caso abbiamo vinto coppa e campionato. Da ognuno di voi ho preso delle cose che mi rimarranno sempre dentro… che bello essere stato il vostro capitano! Sono così fiero di questo. Mi auguro di avervi lasciato la mia voglia di non mollare un cm, la passione, l’ impegno e l’onestà intellettuale. Non dimenticherò di aver portato quella fascia sul braccio con tanto sudore e dedizione. La Tiferno è e sarà sempre la mia seconda pelle e sopratutto…casa. Quello stadio, il Bernicchi, tenuto da Francesco Monini in maniera splendida, così invidiato anche da categorie superiori, mi provocherà sempre tanta, troppa nostalgia. Per non parlare dei tifosi unici che con la loro forza propulsiva erano il dodicesimo uomo in campo. Mi mancherete anche voi. Improvvisamente mi vedo costretto a guardare avanti perché la vita, con il suo insopportabile menefreghismo sentimentale, mi chiede questo. Di solito non parlo ma era doveroso congedarmi con queste parole. Il tempo di metabolizzare e subito pronto per nuove ambizioni. Ad Majora e per sempre “Ale’ Tiferno”… vi porto nel mio cuore, anzi non serve perché lo siete già: pelle, casa e cuore.

Simone Eramo, il vostro Capitano

Il Tiferno ha vinto sul campo il proprio torneo, ora ha la possibilità di andare in rete nuovamente confermando per la prossima stagione il suo capitano, qualora invece le strade si dovessero separare noi di passionedelcalcio ci auguriamo che un presidente di un club della prossima serie D punti sul sicuro, ovvero su Simone Eramo un difensore goleador capace di spostare gli equilibri grazie alla sua grande grinta.

Fonte foto: Facebook

Stefano Rizzo

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