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Chiedimi chi era Felice

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Se la domanda fosse rivolta a me risponderei di getto: “Il portiere della Lazio del primo scudetto”, ma sarebbe una definizione assai riduttiva, dato che è l’uomo Pulici ad essere entrato più di tutti nei cuori dei laziali e non solo

Quel 18 dicembre 2018 ero lì con altri colleghi, alla Chiesa del Cristo Re a Roma per dare l’ultimo saluto a Felice Pulici. Non avevo avuto il piacere di conoscerlo dal vivo, ma mi era capitato di parlarci telefonicamente in radio. Senza contare che il capitano Pino Wilson e Giancarlo Oddi lo nominavano di continuo in diretta, prevedendo una sua chiamata nel momento in cui cominciavano a schernirlo: “Vedrai che adesso Felice chiama e ci fa neri”. In particolare si imputava bonariamente al giaguaro biancoceleste di non essere perfetto nelle uscite.

Per chi non avesse avuto la fortuna di conoscere il grande uomo e calciatore Felice Pulci, spero di farvi cosa gradita raccontandovi la sua storia, che in alcune parti ha il sapore della leggenda.

Il Nostro nasce a Sovico, nei pressi di Monza il 22 dicembre 1945. Quella per il calcio ed in particolare per il ruolo di portiere è un’autentica vocazione. Quante volte torna a casa con le ginocchia sbucciate e la mamma Genoveffa gli urla contro perché imbratta le lenzuola del letto, ma lui è felice, di nome e di fatto e non se ne cura. Il padre lo porta spesso allo stadio, facendolo entrare di straforo, il ragazzino si piazza dietro la porta della Curva Nord e osserva il suo idolo Giorgio Ghezzi, portiere dell’Inter, poi passato al Milan. Le prime partite avvengono all’oratorio, dove durante un campionato provinciale, viene notato dai dirigenti del Seregno. Felice ha solo 14 anni e data la lontananza dal campo d’allenamento, rinuncia all’opportunità. Poco male, di lì ad un paio d’anni arriva un’altra occasione con il Lecco, con il quale giunge fino alla prima squadra in Serie B. Il passaggio al Novara nel 1968 rappresenta un salto importante, ma Pulici non è ancora sicuro che riuscirà a sfondare nel professionismo e così si diploma geometra ed apre uno studio con il cognato. Nel frattempo si è anche sposato con Paola il 1 luglio del 1970, rimanendo a vivere a Sovico per tutti i 4 anni di militanza nel Novara.

Felice si è costruito un mondo perfetto vicino ai propri cari, il calcio, l’amore e il lavoro. Che si può chiedere di più? Mi viene in mente una citazione presente nel film Big Fish di Tim Burton, in cui il protagonista narra le sue straordinarie avventure: “il pesce rosso rimane piccolo se tenuto in una vasca piccola, ma se tenuto in una spazio più grande sarà in grado anche di quadruplicare le sue dimensioni” . Nel 1972 lo compra la Lazio, per sostituire Bandoni. Pulici è contento, ma allo stesso tempo prova un profondo senso di malessere, abbandonare il suo microcosmo per una metropoli come Roma può essere traumatico.

I tifosi sono scettici sull’acquisto del portiere che è stato il più battuto della Serie B con 45 goal subiti, di cui 5 proprio contro la Lazio. I biancocelesti sono tornati in Serie A e mister Maestrelli punta forte sul 26enne lombardo, ma le prime partite (in Coppa Italia) non vanno benissimo, tanto che Felice scrive alla moglie: “Cara Paola non portare giù tutta la roba, tanto a novembre mi rivendono subito”. Per fortuna la profezia si rivela sbagliata, dall’esordio in Serie A del 24 settembre 1972 in un Lazio-Inter 0-0 ai 5 anni successivi, Felice non salta un incontro e nella più classica delle favole passa da peggior portiere della serie cadetta a miglior estremo difensore della massima serie con sole 16 reti subite.

Felice Pulici e Tommaso Maestrelli

Il giorno più bello e il più pazzo- E’ il 12 maggio 1974, la Lazio si laurea campione d’Italia per la prima volta nella sua storia. Nello stesso giorno nasce Gabriele, il secondo figlio di Felice. Nessuno lo aveva avvertito che la moglie Paola aveva partorito, per non distrarlo dal match con il Foggia. Al termine dell’incontro non ha il tempo di festeggiare il tricolore, gli comunicano che è di nuovo padre e così sfreccia fuori dal campo per prendere la borsa e raggiungere l’aeroporto, ma un contrattempo lo frena. Dall’inizio dell’anno per scaramanzia si erano scambiati l’armadietto con Gigi Martini, che si era rotto la clavicola durante la partita. Chi aveva portato il borsone del giocatore in ospedale, non era stato avvertito dello scambio. Ecco allora che Pulici dovette passare prima al San Giacomo, a bordo di un’ambulanza (unico mezzo capace di attraversare la folla festante) per effettuare lo scambio di effetti personali con il compagno di squadra. Il dottor Ziaco ingenuamente disse a Felice: “Hai un cuore d’oro, sei venuto subito a trovare Gigi”, ma dopo aver ottenuto le proprie scarpe il portierone biancoceleste volò a Milano dalla moglie.

La partita leggendaria – Il 28 novembre del 1976 Bruno Giordano porta in vantaggio la Lazio in un derby sentitissimo, la Roma mette in atto un autentico assedio, ma l’irriducibile Pulici si erge a paladino della porta biancoceleste. Una parata su tutte rimane impressa sui volti attoniti dei giallorossi: cross di Bruno Conti per Pellegrini che impatta di testa e spedisce il pallone sotto il sette, ma il gatto Felix ci arriva, strozzando in gola l’esultanza della curva sud. Al termine di quella gara il Nostro venne premiato da Sandro Ciotti come il migliore in campo: “Non avevo mai dedicato una vittoria a nessuno, ma quella volta fu diverso, mi venne di getto. Dedicai il derby a Tommaso Maestrelli”. Il Maestro ascolta la radio, morirà pochi giorni dopo.

Fine carriera – Con la morte di Re Cecconi e di Tommaso Maestrelli la Grande Lazio si disgrega, nel 1977 Felice si trasferisce al Monza per un anno e poi per tre stagioni all’Ascoli. Chiude la carriera nella capitale (1981-1982) , con i biancocelesti che sono finiti in Serie B. Giorgio Chinaglia lo vuole al suo fianco nel 1983 quando diventa presidente, ma Long Jonh è testardo e porta sull’orlo della bancarotta la società, anche a causa di una promessa mancata da parte di “amici” americani, ma questa è un’altra storia. Pulici farà parte anche della dirigenza della stellare squadra cragnottiana e collaborerà con Lotito fino al 2006.

Il Pulici non raccontato – Al termine della carriera Felice si laurea in Giurisprudenza all’Univeristà di Roma La Sapienza, tanto che durante il processo per Calciopoli fa parte del pool di avvocati che difende la Lazio. Dal 2009 il Nostro era diventato dirigente della Federazione Sport Sordi Italia e aveva imparato il linguaggio dei sordomuti. Di storie legate al grande Felix ce ne sarebbero a bizzeffe: sul suo eterno secondo Moriggi: “fra i due portieri il migliore era la riserva” lo schernivano i suoi compagni, sulle lotte fra clan negli spogliatoi in cui Felice riusciva a mantenersi abbastanza distaccato. Era uno dei pochi ad essere amato sia dal carismatico e brontolone Giorgio Chinaglia che da Il Comandante Gigi Martini.

Ciao di nuovo Felice!

Passione del Calcio, a cura del nostro direttore Stefano Rizzo, ebbe il piacere di averlo ospite in radio e di intervistarlo nel 2016. Per leggere l’intervista clicca qui

FOTO: GuerinSportivo.it, Gianlucadimarzio.com

Marco Fabio Ceccatelli

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