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Vi presento Luca Attadia, Capitano della U.S. Palmese

   Tempo di lettura 12 minuti

Un’ intervista ricca di curiosità ad uno degli attori dell’ultimo film dei Manetti Bros., indiscrezioni sul dietro le quinte ed un racconto di vita sul set cinematografico e l’amore per la squadra del cuore nero azzurra

Luca Attadia è un giovanissimo attore di origini calabresi, tifosissimo dell’ Inter e ha interpretato il capitano Ninuzzo Cangemi detto Pitagora della Us. Palmese dell’omonimo film appena uscito nelle sale. Abbiamo chiesto di raccontarci sulla sua professione e sul forte legame che ha con il pallone.

Ciao, Luca, ci puoi raccontare come sei stato coinvolto nel progetto “ U.S. Palmese”?

Ciao Silvana, ho ottenuto questo ruolo in seguito alla classica trafila di provini in fase di casting cinematografici, con la particolarità che per questo film, oltre alla mia recitazione, è stato valutato anche il materiale video in cui gioco a calcio e siccome mi piace da sempre palleggiare, ho inviato diversi video tra palleggi, numeri da freestyle e tiri sulla traversa, colpita per ben tre volte di fila. Qualche prova è presente anche sui miei social. Bravura o fortuna? Chissà. 

Quali sono state le principali sfide che hai affrontato durante le riprese e come le hai superate?

Quello di recitare e giocare a calcio nello stesso tempo e nella stessa pellicola, è stato sempre uno dei miei desideri più belli e grazie a questo film sono riuscito a realizzarlo. Ero estremamente grato di poter far parte di questo progetto e le avversità che sono potute esistere in quel periodo di riprese le ho vissute sempre con questo spirito.
Recitare e giocare a calcio 6/7 ore sotto il sole di giugno e luglio con la stanchezza del caso, unghie incarnite, mal di testa ecc poteva debilitarci, ma tutto veniva annullato con un bagno serale nel mare della bella Palmi, in una granita o in una risata coi miei splendidi compagni di viaggio.

Com’è stato lavorare con i Manetti Bros. e con attori come Rocco Papaleo e Claudia Gerini? Hai qualche aneddoto particolare del set che vorresti condividere?

È stato meraviglioso. Un set molto disteso dove tutti hanno potuto dare il meglio con professionalità. I registi sono persone e artisti disponibili e appassionati. Un grande privilegio poter godere delle loro direttive. Mi sono trovato bene con tutti i miei colleghi attori, con tutta la meravigliosa gente del posto in generale, con i vari reparti e con i calciatori reali della Palmese che hanno giocato con noi, tra l’altro galvanizzati dalla promozione in Eccellenza avvenuta pochi giorni prima dell’inizio delle riprese.


Lasciami raccontare però di Rocco Papaleo, idolo di Palmi e non solo. Si narra che vagasse per il paese già da un mese prima, proprio per intingersi al meglio nella cultura, nella parlata e nella vita palmisana. Un vero professionista, amico di tutti, tanto che i ristoratori gli permettevano di andare nelle loro cucine e cucinare liberamente per sé e per gli altri. Solo lui aveva la facoltà di fermare il traffico con l’auto, semplicemente per sporgersi fuori dal finestrino, chiamare ripetutamente il proprietario dell’affollato ristorante e salutarlo goliardicamente col gesto dell’ombrello. Personaggio geniale.

Luca Attadia, Rocco Papaleo


Il film è ambientato in Calabria. Quanto è stato importante per te rappresentare la tua terra natale sul grande schermo?

Molto importante per tante ragioni, proprio per la risonanza che questo film può avere a livello nazionale e non solo e per l’immagine positiva e propositiva che ne scaturisce. Motivo di orgoglio poter partecipare a questo coro d’amore cinematografico verso questa terra e verso tutte le persone che mi vogliono bene; verso mia madre, mio padre, mio fratello e tutti coloro che da sempre hanno creduto in me, sin dai tempi delle mie prime imitazioni a scuola, anche dei personaggi sportivi.

In che modo pensi che questa pellicola possa contribuire a valorizzare la cultura e le tradizioni calabresi?

Una delle cose più belle di questo film è la modalità di racconto della realtà locale che effettivamente è così come la viviamo romanticamente noi che qui ci siamo cresciuti e cioè intrisa di speranza e di ferma volontà di sognare a tutti i costi, anche quando sembra impossibile. Così come Don Vincenzo (Rocco Papaleo) che da “umile” sognatore segue l’intuizione di fare una colletta per pagare lo stipendio di un campione di serie A ai margini della sua attuale squadra per il suo caratteraccio e portarlo all’ U.S. Palmese, squadra dilettantistica.

Proprio questo è ciò che più mi piace e cioè il fatto che la Calabria che è una terra che a detta di tutti deve riscattarsi, in realtà può anche riscattare le persone esterne, compreso un super campione del calcio mondiale,  accogliendolo in tutto, anche nelle sue fragilità di uomo, andando al di là dei cliché del calciatore milionario.

Film che a sua volta finalmente va al di là di un sud sempre troppo bistrattato mediaticamente e cinematograficamente, quasi mai descritto come naturale veicolo empatico per l’anima di chi lo vive, nonostante le sue evidenti difficoltà e disparità di trattamento.

Parliamo di passioni… so che sei neroazzurro fino al midollo: cosa pensi in generale sull’ Inter e come nasce la tua passione?

L’Inter è la squadra più artistica del mondo. Non a caso è stata fondata da dissidenti, in un ristorante di artisti e ha annoverato tra le sue fila geni del calcio. “Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo.” Nata da dissidenti del Milan che volevano includere giocatori di tutte le nazionalità. Questo forte spirito di inclusività è stata la spinta principale affinché l’Inter nascesse e questo mi affascina molto. Ognuno si sceglie la squadra che più gli somiglia. Sono interista grazie all’amore e alla passione viscerale di mio fratello Emanuele, pittore incredibile ed al mio papà Pietro, fantastico e signorile musicista e pittore, in pieno stile Inter. Con l’Internazionale è stato amore a prima vista. Quei colori… il nero della notte e l’azzurro del giorno per me rappresentano il contrasto dell’anima umana, la continua lotta tra oscurità e la luce, l’essenza. Pazza Inter.

Hai un ricordo speciale legato alla tua squadra?

Un ricordo speciale è la vittoria in finale di Coppa UEFA del ’98 per 3-0 contro la Lazio con gol di Zamorano, Javier Zanetti e Ronaldo. Ero davvero piccolissimo ma ricordo nitidamente tutto come fosse una magia, nell’aria fresca di quella sera. Un altro ricordo davvero speciale per me è quando all’età di 9 anni segnai un gol da cineteca proprio ai ragazzini dell’Inter: lancio del portiere, controllo di tacco in anticipo sul difensore, dribbling ai danni di un altro avversario, palla portata sul sinistro (non il mio piede preferito) con l’interno del piede destro, rasoiata mancina precisissima a incrociare, portiere immobile, goal! Ero tristissimo, mi sentivo un traditore però resterà il mio momento calcistico più alto e non nascondo che spesso ci ripenso ripercorrendo quell’azione emozionante anche prima di addormentarmi.

Quali sono stati per te i momenti più emozionanti come tifoso?

Per fortuna sono stati tantissimi. Potrei dire il 22 maggio 2010, quando siamo saliti sul tetto d’Europa vincendo tutto e conquistando per la prima ed ancora unica volta in Italia il Triplete; oppure il 22 aprile 2024 data in cui abbiamo vinto il 20esimo scudetto nel derby contro il Milan. Cioè, non so se mi spiego, abbiamo vinto lo scudetto della seconda stella in un derby contro gli acerrimi rivali, stracittadina in cui tra l’altro loro giocavano in “casa”. Pazzesco. 

Qual è stato il giocatore che ti ha fatto innamorare dell’Inter e perché?

Sicuramente Ronaldo il fenomeno, il giocatore più entusiasmante, potente e rapido che abbia mai calcato un campo da gioco. Era un ‘ira di Dio’ e sognavo di diventare come lui. In realtà sognavo anche di diventare come Javier Zanetti, il mio idolo, il capitano per eccellenza. Non perdeva mai una palla e nemmeno la testa. Giocatore esemplare estremamente rispettoso e corretto e persona di una simpatia unica. Chissà se capitan Ninuzzo Cangemi, detto Pitagora, si sia ispirato a Pupi Zanetti, il più grande capitano di sempre che speriamo lo guarderà giocare al cinema sul grande schermo nella U.S. Palmese. 

Quali sono i tuoi prossimi progetti cinematografici e/o teatrali?

Prossimamente sarò in altre due pellicole, questa volta indipendenti, di due talentuosi giovani registi. “Succede in una notte” in cui sarà presente soltanto la mia voce e “Cani” di Matteo Esposito in cui interpreto il responsabile e portavoce di una comunità di tossicodipendenti.
A teatro ho appena concluso la tournée de “La Ciliegina sulla Torta” con Edy Angelillo, Blas Roca Rey e Milena Miconi, divertentissima commedia che ci ha portato tante soddisfazioni e che riprenderemo dall’inizio del prossimo anno. Dal 3 aprile nella Sala Sinopoli Auditorium Parco della Musica e poi in altre date in giro per l’Italia sarò la voce narrante di uno spettacolo/concerto di musica persiana “Quando Rumi incontra San Francesco”.
Per il resto, chi vivrà vedrà, fiducioso che il meglio debba ancora venire!
D’altronde, come sai, quella degli attori è una vita di interminabili attese e strabilianti incertezze.

Che consiglio daresti ai giovani aspiranti attori che vogliono intraprendere una carriera nel mondo del cinema?

Mi dai una bella responsabilità ma in generale credo che la cosa migliore sia innanzitutto essere sinceri con se stessi, pronti ad ascoltarsi e rispettarsi e una volta individuato il punto di forza, crederci.

Luca Attadia, Silvana Perrini, Direttore Stefano Rizzo

Grazie mille Luca, ci vediamo presto al cinema ed in teatro ed in bocca al lupo per tutto!

Fonti foto: Luca Attadia – passione del calcio.it

Silvana Perrini

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