Home News Stefano Tacconi sta tornando il guerriero di un tempo

Stefano Tacconi sta tornando il guerriero di un tempo

   Tempo di lettura 3 minuti

E’ tornato a parlare l’ex portiere della Juventus che racconta dell’aneurisma cerebrale che lo ha colpito nell’aprile del 2022 e della riabilitazione che gli sta facendo recuperare tutte le funzioni: “Ero come un bambino di tre anni. Praticamente ho dovuto imparare di nuovo a fare tutto

E’ sicuramente ancora lunga la strada per tornare lo stesso uomo di prima, per riprendere a lavorare e comunque a tenersi impegnato come faceva prima dell’aneurisma. Certamente, al 67enne Tacconi, non manca il coraggio, né la voglia di riprendere in mano la propria vita, ma la paura ha fatto capolino nella sua quotidianità e i ricordi di quanto accaduto, difficilmente lo abbandoneranno. Al risveglio, 10 giorni dopo l’aneurisma, non capiva nulla, era smagrito, smarrito, non poteva camminare, parlava con difficoltà e i medici dissero alla famiglia che era come un bambino di tre anni e che avrebbe dovuto reimparare tutto daccapo. Tanto lavoro, tanta forza di volontà, abnegazione e vicinanza della famiglia e, ancor di più, credere nella possibilità di farcela, di tornare quello di prima. Alessandria, San Giovanni Rotondo, tanto lavoro riabilitativo e la fede in Padre Pio, ma il cammino è sicuramente quello giusto. Stefano ha scritto un libro dove parla della sua vita di calciatore e del male che lo ha colpito: “L’arte di parare. Trovare il coraggio per fronteggiare i tiri della vita“.

Stefano Tacconi si racconta

Tacconi è stato certamente uno dei portieri più forti del panorama calcistico italiano. Poca fortuna in nazionale dove fece il secondo a Walter Zenga, dove ha comunque racimolato 7 presenze (tutte partite amichevoli ndr), ma è l’aver indossato la maglia della Juventus il fiore all’occhiello della sua carriera, dal 1983-84 al 1991-92, dove ha vinto tutto quello che c’era da vincere praticamente.

Stefano ha sempre avuto un carattere forte, deciso, sicuro, a volte appariva anche arrogante, ma è sempre stato coerente con se stesso, non era un “personaggio”, lui era veramente così. Adesso dice di commuoversi molto facilmente e qualche lacrimuccia fa spesso capolino sul suo volto, forse si è ammorbidito e questo potrebbe non essere un problema, anzi, forse la possibilità di vivere le proprie emozioni in modo ancor più vivo e forte. A prescindere però dal come era e dal come è, ha sempre avuto l’affetto di tifosi e compagni che non hanno fatto mancare all’ex portiere la loro vicinanza nel corso di questi due anni e mezzo, sia con la presenza che con vari messaggi. Tra gli altri, come non ricordare i compianti Vialli e Schillaci che gli hanno mandato messaggi affettuosi e toccanti. Un’altra certezza è che non ha perso l’amore per la maglia bianconera che è persino riuscito ad andare a vedere allo stadio e l’emozione, dice, è stata fortissima.

Fonti foto: vanityfair.it; corriere.it; cagliarinews24.com

Luigi A. Cerbara

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.