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Pierluigi Cera: “Il Cagliari è l’Atalanta di quest’anno. Quella 600 in comune con Riva…”

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Abbiamo intervistato lo storico capitano dello scudetto rossoblù del ’70. Quell’anno fu vice campione del mondo, disputando la famosa partita del secolo. Prima centrocampista e poi libero, ha indossato anche le casacche del Verona e del Cesena. Gli abbiamo chiesto cosa pensa della Nazionale attuale. Non sono mancati i ricordi con l’amico Gigi e tanti altri…

La sua partita più bella nell’anno dello scudetto del Cagliari?

Difficile scegliere. Dico l’emozione di un intero campionato in cui siamo stati sempre in testa e che abbiamo assaporato mano mano, vincendolo con due giornate d’anticipo.

Non ebbe mai paura che quello stato di grazia potesse interrompersi?

No, perché come ho detto ci arrivammo per gradi. L’anno migliore, in realtà, fu quello precedente, il ‘69 ma lo scudetto lo vinse la Fiorentina. Eravamo 16 al massimo in squadra (non il doppio come oggi) e vivevamo tutti insieme in una foresteria. C’erano meno cambi, ma anche meno responsabilità se non eravamo al top.

Si sentiva più a suo agio nel ruolo di centrocampista o di libero?

Il centrocampista era il mio ruolo. Al Cagliari mi ero adattato a fare il libero perché si fece male Beppe Tomasini. Preferisco giocare in mezzo al campo.

Il suo rapporto con Gigi Riva che ha da poco compiuto 75 anni?

Buonissimo con tutti. Gigi lo sento spesso. Quando arrivai a Cagliari non ero sposato. Avevamo una 600 in comune e giravamo con quella. Uscivamo sempre in tre: io, Riva e Pino Longoni.

Da sinistra: Boninsegna, Longoni, Riva e Cera

La partita del secolo come l’ha vissuta?

Non fu una bella partita. Furono emozionanti solo i tempi supplementari. Non concordo con il definirla la partita del secolo. La più bella fu contro il Messico. Vincemmo a casa loro 1-4.

Questo Cagliari può ambire a tornare in Europa?

Non ci credevo perché sono sempre pessimista, ma gioca davvero bene. Può fare quello che ha fatto l’Atalanta lo scorso anno. Lo scudetto è proibitivo, ma il sogno Europa non è così impossibile.

Che ci dice di Manlio Scopigno?

Spesso mi voleva come allenatore in campo. Quando fu squalificato per 9 mesi i giornali titolarono: “Scopigno in castigo, l’allenatore è Cera”.

Le piace questa Nazionale?

Sì perché ci sono giovani interessanti. Tra tutti Sensi mi ha sorpreso. Quando manca nell’Inter si vede. Ormai ha un suo peso negli equilibri della squadra.

Fonti foto: teleromagna24.it, storiedicalcio.org, ilcalcioracconta,ebay e ilcalcio.com

Erika Eramo

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