Home Curiosità Pierino “la Peste” ci manchi già

Pierino “la Peste” ci manchi già

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Ne ha fatta di strada da quell’oratorio di Cinisello Balsamo, dove iniziò a calciare. Era talmente mingherlino che i compagni per proteggerlo lo misero tra i pali, eppure lui sognava di diventare un attaccante come il suo idolo José Altafini. Puntando i piedi a un certo punto dalla porta passò sulla fascia a fare l’ala. Dribbling e gol lo fecero notare e…il resto è storia. Quella di Prati è davvero una storia bellissima che vogliamo raccontarvi col cuore in mano, senza puntare i piedi…questo lo lasciamo fare a lui che se lo poteva permettere

Nel giro di 3 giorni il calcio italiano piange la dipartita di due grandi degli anni ’60 e ’70: Mariolino Corso e Pierino Prati. Quest’ultimo ci ha lasciato ieri sera all’età di 73 anni dopo una lunga malattia. L’ex attaccante di Milan, Roma, Fiorentina e della Nazionale Italiana (campione europeo nel ’68 e vicecampione del mondo nel ‘70) aveva conquistato da giocatore con i rossoneri 1 Scudetto (in 38 partite 22 gol), 2 Coppe Italia, 2 Coppe delle Coppe, 1 Coppa dei Campioni nel 1969 (realizza 6 gol in 7 partite e diviene il primo italiano a segnare, in una finale così prestigiosa, una tripletta: finì 4-1 contro l’Ajax della stella Cruijff e l’altra rete è di Angelo Benedicto Sormani), 1 Coppa Intercontinentale e un titolo di capocannoniere della Serie A nella stagione 1967/1968 (15 reti). La sua avventura in rossonero si chiude con 102 gol in 209 partite (dal 1967 al 1973). Purtroppo ci si mettono vari guai fisici: contro gli argentini dell’Estudiantes riporta un brutto trauma cranico, poi ci saranno i problemi all’inguine e alla caviglia. Finisce il prestigioso capitolo al Milan. Passato alla Roma gioca 4 stagioni nella Capitale, lasciando un ricordo indelebile nei cuori dei tifosi giallorossi (soprattutto per il gol nel derby del sorpasso, il 23 marzo del 1975). Chiuderà con 41 gol in 110 gare (in particolare la seconda stagione fu spettacolare). Dopo arriva la Fiorentina e chiude col Savona, in Serie C2, con un breve inframezzo nel campionato americano coi Rochester Lancers (tre reti in sei partite). Rimasto sempre molto legato all’ambiente milanista, Pierino ha continuato a seguire e commentare le prestazioni dei rossoneri fino ai suoi ultimi giorni di vita.

Su di lui ci sono tanti aneddoti simpatici. Ne riporto due.

In un momento no alla Roma Pierino sembrava non riuscisse a segnare (il classico periodo della porta stregata). Per Nils Liedholm (di nuovo lui, l’allenatore che lo prese nelle giovanili del Milan*) c’è solo una soluzione: portarlo a farsi togliere il malocchio. Si presentano da una signora con una bacinella piena d’acqua. La donna inquieta Prati perché gli rivela particolari della vita sconosciuti ai più. La domenica successiva in una Roma-Cesena (2-0) realizza una doppietta. Nel post partita nasce un siparietto comico. Nils va da Pierino e gli fa: “Visto che è servito?” e Prati: “Sembra di sì, eppure ancora non mi spiego come faceva a sapere tutte quelle cose su di me”. L’allenatore prontamente: “Beh questo è semplice. Il giorno prima l’ho chiamata e le ho raccontato tutto io”.

L’altro risale invece al periodo rossonero, a qualche giorno prima della finale di Coppa dei Campioni del ‘69. Una grande passione di Pierino Prati sono le automobili. Passeggiando per il centro di Milano nota in un autosalone una Porsche Carrera 911 E, blu scura. Ci fa un pensierino, rimugina un po’ e torna indietro. Entra e grida: Se mercoledì prossimo vinciamo la Coppa dei Campioni un minuto dopo metteteci sopra il cartello ‘venduta’, perché appena torno la prendo io”. Tutti sappiamo come andò. Altro che verde… la speranza è certamente di un blu scuro.

I Direttori di Passione del Calcio con Pierino Prati in una serata organizzata da Alessandro Conforti, Presidente de “La lupa Giallorossa”. Per l’occasione abbiamo fatto parlare al telefono Pierino con l’amico Angelo Benedicto Sormani (come abbiamo già detto i due sono gli autori dei gol della storica finale di Coppa dei Campioni del ’69).

Lo abbiamo intervistato sia in radio che per il sito in ben tre occasioni che vi riportiamo:

CLICCA QUI INTERVISTA DEL 19 SETTEMBRE 2014

CLICCA QUI INTERVISTA DEL 22 APRILE 2016

CLICCA QUI INTERVISTA DEL 22 DICEMBRE 2016

Alla nostra redazione scrisse questo messaggio due anni fa:

“La passione in me è scattata fin da bambino, quando dopo la scuola andavo nei prati per giocare a pallone con i miei amichetti. Ci siamo sentiti più volte e per me è sempre stato un piacere. Complimenti per il bel lavoro che state svolgendo”.

Un gigante buono, che incuteva paura solo in campo coi suoi stacchi imperiosi di testa, con le sue corse interminabili, preferibilmente partendo da sinistra. Va a raggiungere un altro fantastico numero 11, Mariolino Corso, e su nel cielo potrà riagganciarlo in velocità, continuando a dribblare, incantando gli angeli in un’estasi calcistica dolcissima.

*Al Milan Nils Liedholm gli chiese: “In che ruolo giochi? E lui: “In attacco e sono bravo. Mi vuole l’Inter ma tifo Milan”. E da lì iniziò la sua sfavillante carriera.

Tutta la redazione di passionedelcalcio si unisce al dolore dei familiari.

Fonti foto: sportfair.it e tiscalisport.it

Erika Eramo

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