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Oltre l’amata sfera

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Chiudiamo in bellezza il 2019 soffermandoci poeticamente, come lo scorso anno, sul giocatore italiano più amato di tutti i tempi. Prendo spunto dall’uscita del libro “Roberto Baggio, il Divin Codino”, perché sono stata catturata dal sottotitolo “Un calciatore diventato un sentimento”

L’autore Fabio Fagnani sottolinea come, a distanza di anni dal suo addio al calcio, “Roberto Baggio si era trasformato. Non era più solo un giocatore, ma un sentimento. E quindi non poteva essere giudicato con gli stessi parametri dello sport, ma della poesia”. Condivido tutto tranne la trasformazione. Diventare significa evolversi gradualmente, acquisendo certe caratteristiche. Sentimento è il mondo emotivo, in contrapposizione al razionale. Roby è sempre stato oltre la ragione. Non è diventato emozione pura. Al massimo ha portato a compimento ciò che aveva già in sé. Per spiegarlo faccio un riferimento personale. Nella famosa notte di Pasadena (17 luglio 1994) ero una ragazzina che, non solo accarezzava l’idea di vedere finalmente la prima vittoria in un Mondiale, ma che da grande avrebbe voluto fare l’atleta e, purtroppo, incominciava a vedere i primi ostacoli a causa del ginocchio destro malconcio (ma da lì a breve anche il sinistro avrebbe dato noie): dalla tendinopatia rotulea in poi…un calvario che rabbuiava le gioie sportive. Ecco spiegato il trasporto emotivo nei confronti dell’uomo copertina dell’Italia. Guardandolo giocare mi ero innamorata del calcio, concentrandomi poi sulle sue articolazioni vedevo una condizione fisica similare. I greci pensavano che l’anima risiedesse nelle ginocchia e la kinesiologia insegna che sono collegate al nostro rapporto col potere: il sinistro al piano materiale, il destro a quello spirituale. Un nodo karmico, una sorta di tragedia elettiva e un’immedesimazione totale che mi portò quella notte a dimenticarmi del Mondiale. Io non piangevo per la sconfitta dell’Italia ma per l’uomo Baggio perché quella ferita non si sarebbe mai rimarginata. Ciò viene dipinto egregiamente dalla poetessa Emily Dickinson: ““Dicono che “Il Tempo mitiga” – Il Tempo non ha mai mitigato – una vera sofferenza si rafforza come fanno i Tendini, con gli anni”. Chi era colui che mi faceva dimenticare il contesto? Non era, né sarebbe stato mai quindi, soltanto un calciatore. Quel sentimento era già storia. Non solo Roby Baggio è l’angelo di Rilke, la siepe di Leopardi, l’albatro di Baudelaire, il fantasma della Plath, il poeta di Auden, il nulla della Merini, la forma di Benn, il non so della Szymborska, il verso dell’altrove di Pessoa…ma è soprattutto l’anima di cui parla la Dickinson: “È ciò che innamora a Oriente – e tinge il Transito a Occidente di straziante Violetto – è ciò che invita – sgomenta – concede – volteggia – balugina – prova – dissolve – ritorna – suggerisce – condanna – incanta – poi – si getta nel Paradiso”. Se il tempo è una cassa di risonanza l’anima che contiene tutte le anime, il mito universale, si staglia in un orizzonte sempre altro e costantemente oltre dove, all’infinito, rotola l’amata sfera.

P.S. Questo è il mio editoriale per la rivista di dicembre. Lo ripropongo anche sul sito per chi ama Baggio nel giorno che ricorda la vittoria del Pallone d’Oro. Mi perdonerete, spero, la parte personale, ma è solo per spiegare a chi da anni legge i miei articoli sul divin codino dove nasce la mia gratitudine che non si limita ad un discorso meramente tecnico-calcistico. Il suo esempio, un cocktail energizzante-emozionale, per chi ha sofferto di alcune problematiche…vale semplicemente l’Oltre. Scrivendo cerco di rispondere a quell’infinito esempio che ancora oggi mi accompagna. Grazie Roby.

Fonte foto: youtube.com

Erika Eramo

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