Volto storico del giornalismo televisivo italiano, Maurizio Mannoni ha saputo coniugare rigore giornalistico e capacità di approfondimento, entrando quotidianamente nelle case degli italiani con competenza e credibilità; ma oltre al professionista dell’informazione, c’è anche l’uomo e la sua passione per il calcio, in particolare per il club nerazzurro che segue con affetto e partecipazione
Maurizio Mannoni ha costruito l’intera carriera a Rai 3, ha curato diversi programmi di informazione e di approfondimento giornalistico della terza rete pubblica, fra cui Primo piano, Un giorno per sempre, TG3 e Gt Ragazzi (al lunedì come commentatore delle partite di serie A). Ha partecipato alla conduzione della trasmissione storica Samarcanda un talk show di Rai 3, andato in onda dal 1987 al 1992; ha condotto su Rai 3 Ultimo minuto dal 1993 al 1996 così come TG3 Linea Notte dal 2008 al 2023. Ha scritto il romanzo “Quella notte a Saxa Rubra”.
Lei è un grande tifoso interista, si può forse rimproverare qualcosa ai nerazzurri dopo una stagione vincente come quella appena terminata?
Ad essere sinceri una cosa da rimproverare loro c’è ed è l’uscita prematura dalla Champions League! Sapevamo che sarebbe stato difficile arrivare in fondo alla competizione, ma uscire ad opera del Bodø/Glimt è stato piuttosto deludente. Naturalmente vincere Campionato e Coppa Italia resta davvero un grande traguardo!
Cosa si aspetta che faccia la società per rinforzare la rosa? Ha un sogno nel cassetto che riguardi un calciatore che vorrebbe vedere in nerazzurro?
Ovviamente ci sono quei calciatori che con la loro classe alimentano i sogni di noi tifosi, si è parlato ad esempio di Nico Paz che rappresenta il talento e la classe che si vorrebbe vedere tra le fila dei propri beniamini, ma sono ben cosciente di quanto sia difficile raggiungere questa tipologia di giocatori. L’Inter ha comunque già una buona dose di talento nella sua rosa attuale che credo vada solamente puntellata con degli acquisti mirati e ringiovanita, come poi si sta cercando di fare.
Ha dichiarato pubblicamente che è il calcio l’unica regressione che si concede. Ce lo vuole spiegare in altri termini?
Il tifo è in effetti una regressione, basta fermarsi e rifletterci un attimo e si nota che tifare è un po’ come tornare fanciulli, ci si lascia andare e si viene coinvolti con più naturalezza e, ho notato, più si va avanti con l’età più intense sono certe emozioni.

Maurizio Mannoni, dopo tanti anni di giornalismo e televisione, che rapporto ha oggi con l’informazione? La vive ancora con la stessa intensità?
No, direi proprio di no! Dopo tanti anni un certo distacco è stato del tutto naturale, fisiologico direi. Seguo sempre gli accadimenti quotidiani, ma non più con l’interesse e, direi, l’accanimento di prima. Nella professione di giornalista c’è la necessità di essere sempre informati ed aggiornati praticamente su tutto, adesso posso permettermi tranquillamente di seguire le cose che, in definitiva, mi interessano più direttamente.
Se dovesse descrivere la sua carriera in una parola, quale sceglierebbe e perché?
Normale! Credo possa essere questa la parola più corretta, perché non ci sono stati picchi particolari, ma ho comunque avuto una carriera di ottimo livello, davvero più che soddisfacente. Ammetto di essermi impegnato molto, ma anche divertito e di non avere alcun rimpianto sul cosa avrei potuto fare di più, anzi, sono molto grato per quanto realizzato e per il livello professionale raggiunto.
Il giornalismo televisivo di oggi è molto diverso da quello dei suoi inizi: cosa è accaduto?
Il giornalismo televisivo si avvia verso un’inevitabile decadenza! Una conseguenza del fatto stesso che la televisione generalista sta esaurendo la sua forza comunicativa, anche per responsabilità di chi la produce, per la mancanza di volontà o capacità di rinnovarsi adeguatamente.
Oggi si corre molto per arrivare primi sulla notizia: secondo lei si rischia di perdere qualità e approfondimento?
Probabilmente si corre troppo, è vero, ma possiamo dire che è un tentativo di stare al passo con il nuovo pubblico che si nutre di notizie veloci, così come di approfondimenti altrettanto veloci che si possono reperire ormai ovunque sul web, una realtà che non si può disconoscere.

In un’epoca molto polarizzata, quanto è difficile per un giornalista restare equilibrato senza essere etichettato?
In realtà non è un problema di etichette o dell’avere una formazione culturale, politica, professionale di un certo tipo, cosa che ciascuno di noi ha e non deve nascondere, perché il buon giornalista si vede dalla capacità di raccontare le cose nella maniera più onesta, completa e interessante possibile, indipendentemente da ciò che pensa o crede.
Cosa le manca di più della conduzione quotidiana in TV?
Sinceramente molto poco (sorride). La conduzione quotidiana è certamente bella e soddisfacente a livello professionale e, andando avanti negli anni, si acquista sempre più confidenza e sicurezza, ma resta comunque uno stress costante. Il dover andare in onda tutti i giorni, essere sempre aggiornato su tutto, far fronte a notizie dell’ultimo momento, avere a che fare con gli ospiti di turno e tanto altro ancora, sono cose che portano, dopo 40 anni ininterrotti, ad un discreto livello di logoramento.
C’è una qualità che un giornalista non dovrebbe perdere mai, indipendentemente dai tempi che cambiano?
Ci sono davvero diverse qualità che bisogna avere e non perdere assolutamente per fare bene questo mestiere, una è sicuramente la curiosità, così come il desiderio di incuriosire chi ti legge, scrivere in maniera interessante, ma facendo il tutto nel modo più onesto possibile.
Se dovesse lasciare un messaggio sul futuro dell’informazione italiana, quale sarebbe?
Bisogna cercare intanto di capire cosa sarà l’informazione del futuro! Papa Leone XIV ha emesso l’enciclica “Magnifica Humanitas” evidenziando un allarme sull’Intelligenza Artificiale. Oggi ci sono tante incognite difronte a possibilità tecniche enormi e ci sono altrettante incognite sull’attendibilità delle informazioni sul web. Difficile comprendere come e fin dove si potrà stabilire un controllo che porti ad un’attendibilità quantomeno accettabile. Quindi mi viene spontaneo dire che dobbiamo cercare di farlo noi, vecchi e nuovi giornalisti, cerchiamo di capire dove andremo a parare, questo mi sembra l’impegno più importante.
Fonti foto: libero.it; roma.repubblica.it; open.online
Luigi A. Cerbara








