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Maradona e le altre bandiere in Italia

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10 uomini immagine che sono entrati nei cuori dei loro tifosi per sempre

Diego Armando Maradona e Napoli un binomio basato su un amore viscerale, infinito. Il Pibe de Oro ha reso grande la città partenopea a livello calcistico, dall’altro lato la piazza, la tifoseria ha eccitato e sostenuto Diego mettendolo nelle migliori condizioni. Il risultato? Maradona ha sprigionato magie in campo trascinato da una città intera pazza di gioia e tutti insieme hanno conqusitato dei successi storici mai raggiunti nè prima e nè dopo.

Quale altro giocatore è entrato in simbiosi con i propri beniamini divenendone il giocatore immagine per eccellenza del club?

Abbiamo selezionato per voi tifosi di tutta Italia le 10 bandiere più significative, una per squadra.

Diego Armando Maradona-Napoli: fantasista, dal 1984 al 1991, 259 presenze e 115 reti

Triangolazione rivoluzionaria – Esistono capitani e capitani così come vari tipi di leadership. Poi arriva Maradona che reinventa i concetti di capitano e leadership, gettando su di loro una luce rivoluzionaria alla Che Guevara. Altri prima di lui avevano rappresentato gli umili, gli ultimi, i bassifondi del popolo ma mai con quel senso di epifania continua, di corrispondenza triangolare perfetta tra significante, significato e referente. Il pallone incollato ai piedi, la gente saldata sul cuore, la vittoria stampata nel cervello: tre punti focali in cui essere i numeri 1. La scrittrice Marguerite Yourcenar definisce Dio in 33 modi diversi, uno dei quali è “le nove porte della percezione”. In cielo la decima, rigorosamente a triangolo, è lasciata a lui. Gli angeli aspettano il gol del comandante. Bisogna capirli… chissà fra quanto gli ricapiterà tanta bellezza terrena dal tocco divino… Erika Eramo

Roberto Carpart
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Giacomo Bulgarelli-Bologna: centrocampista, dal 1958 al 1975, 490 presenze e 56 reti

Campione dell’ultimo scudetto bolognese, vinto contro l’Inter nell’unico spareggio tricolore della storia. Cuore rossoblù, intimamente legato alla propria città, la quale meritatamente gli ha intitolato la curva. Giacomo Bulgarelli è stato una valida spalla del giornalista Massimo Caputi, sia negli anni d’oro di Telemontecarlo che agli albori dei giochi al pc, Fifa PlayStation. L’onorevole Giacomino ha rappresentato un calcio genuino e vincente. Valerio Campagnoli

Gigi Riva-Cagliari: attaccante, dal 1963 al 1976, 377 presenze e 208 reti

Vincere nello sport è importante, anche se non l’unica cosa che conta. Vincere aiuta a vincere e più vittorie ottieni più sarai celebrato. Non c’è dubbio su questo. Le vittorie però vanno anche pesate, perché per alcue possono avere un significato speciale. Può capitare infatti che uno degli attaccanti italiani più forti di sempre vada in una cenerentola, il Cagliari, e se ne innamori, amore ricambiato, a tal punto da rifiutare ripetutamente le avances di una Vecchia ma attraente Signora. La squadra sarda conquista lo scudetto. Una vittoria che ne vale 100 da un’altra parte firmata Gigi Riva, detto Rombo di tuono, un leader tanto dirompente sul campo quanto antidivo fuori. Luca Missori

Paolo Pulici-Torino: attaccante, dal 1968 al 1982, 436 presenze e 172 reti

Ciccio Graziani e Paolo Pulici

I gemelli del gol Paolo Pulici e Ciccio Graziani hanno giocato insieme nel Torino dal 1973 fino al 1981, ben 8 stagioni, realizzando la bellezza di 243 reti totali, addirittura meglio dell’altra coppia di gemelli del gol, formatasi successivamente nella Sampdoria e composta da Gianluca Vialli e Roberto Mancini, sempre 8 anni insieme, 231 gol complessivi. PuliCiclone, soprannome coniato al giocatore dal giornalista Gianni Brera, nell’immaginario dei tifosi granata viene subito dopo il mito del Grande Torino, squadra nella quale c’era il capitano Valentino Mazzola, un altro uomo simbolo del Toro, una stella che purtroppo si è spenta troppo presto. Stefano Rizzo

Giorgio Chinaglia-Lazio: attaccante, dal 1969 al 1976, 246 presenze e 122 reti

Nessuno ha incarnato la Lazialità più di Giorgio Chinaglia: Long John è stato il primo a impersonificare appieno l’orgoglio e il vanto d’essere tifosi della Lazio nella città di Roma. Tanto odiato dai romanisti quanto amato dai laziali, le sue spalle grosse gli permettevano non solo di far a sportellate con i difensori in area di rigore ma anche di sopportare l’onere nonchè l’onore di essere il simbolo di un popolo che in quegli anni lottava contro tutto e tutti. Fabrizio Scarfò

Giancarlo Antognoni-Fiorentina: fantasista, dal 1972 al 1987, 429 presenze e 72 reti

Giancarlo Antognoni è stato uno di quei calciatori che hanno segnato in positivo il calcio italiano e non solo. Leggenda di Firenze e della Fiorentina con la quale sfiorò lo scudetto nella stagione 1981-1982, di lui torna sempre in mente quel modo elegante di portare il pallone sempre incollato al piede, con la fronte alta quasi come se stesse guardando le stelle di un cielo che, quando giocava lui, sembrava si illuminasse più del solito. Come lui ce ne sono e ce saranno pochi, in un calcio dove ora è sempre più raro che qualcuno si leghi a vita ad una squadra. Alessandro Fornetti

Paolo Maldini-Milan: difensore, dal 1985 al 2009, 902 presenze e 33 reti

Paolo Maldini, simbolo, modello e capitano fedele, la bandiera ammainata che è tornata a sventolare prepotente sulle teste dei tifosi del Milan. Il rapporto con il diavolo avrebbe potuto non avere pause, ma la sua ombra era troppo grande per certi uomini troppo piccoli. La stirpe Maldini può rappresentare ancora un baluardo per l’ambizioso club rossonero, il buon Daniel sarà all’altezza dei mostri sacri (nonno Cesare e padre Paolo) che l’hanno preceduto? Al campo l’ardua sentenza. Marco Fabio Cecccatelli

Francesco Totti-Roma: fantasista, dal 1993 al 2017, 786 presenze e 307 reti

Ribattezzato l’ottavo re di Roma, Francesco Totti è stato più di un giocatore per il popolo giallorosso. È stato una guida, un condottiero, un leader capace di vincere lo scudetto, in bacheca mancava da ben 18 anni. Il suo amore per Roma città e per l’AS Roma come fede calcistica rimarrà per sempre nella storia di questo sport. Rifiutò di indossare la maglia più prestigiosa al mondo, ovvero quella del Real Madrid, perché si sa al cuore non si comanda e quello der “Pupone” è bicolore, “giallo come er sole, rosso come er core mio”. Sandro Caramazza

Alex Del Piero-Juve: attaccante, dal 1993 al 2012, 705 presenze e 290 reti

Quando penso ad Alessandro Del Piero, in arte Pinturicchio, leader e capitano di una grande Juventus non mi vengono in mente i trofei, i gol incredibili o i gesti tecnici da stropicciarsi gli occhi. Penso subito invece ad un’immagine, il romanista Cufré che lo colpisce al volto e lui, senza scomporsi o senza cadere in sceneggiate, lo ammonisce con un gesto tanto sobrio quanto efficace. Del Piero era così, un simbolo senza molti proclami ma tanta sostanza, la cui presenza si sentiva nonostante un carattere poco appariscente. Si è preso la standing ovation del Santiago Bernabeu dopo la doppietta vincente al Real Madrid, chapeau! Glauco Dusso

Javier Zanetti-Inter: difensore/centrocampista, dal 1995 al 2014, 858 presenze e 21 reti

C’è stato un giocatore che, partendo dalle due sponde di Milano, è riuscito a mettere d’accordo tutto il mondo calcistico italiano. Voi mi direte: è mai possibile, in Italia, che tutti concordino calcisticamente su qualcuno? Sì, se quel calciatore è Javier Aldemar Zanetti detto Pupi. Pur legando il suo nome esclusivamente all’Inter, non troverete tifoso nostrano che non ti racconti di come apprezzasse le sue doti umane, fisiche e tecniche. La caratteristica che rende Zanetti meno inviso agli avversari è il “cadere & rialzarsi”: prima di “vincere tutto quanto” con la maglia nerazzurra indosso…paradossalmente Zanetti ha dovuto “perdere tutto quanto” sempre con gli stessi colori. Alessandro Sticozzi

Fonti foto: Pinterest.it; Wikipedia.org; VistaNet.it; InVendita.it; Charitystars.com

Stefano Rizzo

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