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La Nazionale e il metodo della mentalità vincente

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E’ il leit-motiv di questi giorni. Lo ha detto Pioli, lo ha ribadito Messi, lo ha confermato Buffon prima di Liechtenstein-Italia. Tutto ruota intorno all’atteggiamento

Le parole di Pioli, da pochi giorni il nuovo allenatore dell’Inter, sono state: “Il problema è la mentalità che dai alla squadra e le posizioni sul campo. Il modulo non c’entra. Il modulo si può cambiare. L’importante è l’atteggiamento”. Messi, capitano dell’Albiceleste, ieri sera intervistato dopo il ko col Brasile (l’Argentina è stata sconfitta per ben 3-0): “C’è da cambiare mentalità perché quando la testa non gira le gambe non rispondono”, aggiungendo poi, senza mezzi termini, che altrimenti ci si ritrova in una situazione di merda. Buffon, prima della partita col Liechtenstein: “Sono partite complicate. Sulla carta partiamo favoriti, individualmente dovremmo essere più forti di loro però, se non hai l’umiltà di preparare bene la gara e se non ci metti la cattiveria giusta, le tre-quattro volte che vieni chiamato in causa, rischi la brutta figura, e io questo non me lo posso permettere per non compromettere il buon lavoro che stiamo facendo”. Mentalità, atteggiamento, testa, umiltà e cattiveria: 5 parole verso un’unica direzione, la Vittoria. 5 parole che indicano il metodo ovvero il percorso da seguire per raggiungere il traguardo.

Nel gioco del calcio che cos’era il metodo? Era la disposizione tattica dei giocatori in campo per scopi prevalentemente difensivi, detta anche «a WW» (2-3-2-3) poiché prevedeva i due terzini davanti al portiere, liberi da rigidi compiti di marcatura, i due mediani sulle ali avversarie, un centromediano con funzioni di interdizione e raccordo, le due mezzeali a centrocampo e tre punte fisse. Diffusa negli anni Venti e Trenta, ideata da Vittorio Pozzo, praticata dalla nazionale italiana campione del mondo (con il metodo vincemmo tutto tra il 1930 e il 1938: oltre ai due titoli mondiali, l’oro olimpico e due Coppe Internazionali) e in particolare dal Bologna, vincitore di 6 scudetti e 2 Mitropa Cup (soprannominato “la squadra che tremare il mondo fa”), venne gradatamente soppiantata dal sistema. Al di là della disposizione effettiva in campo qual è il concetto di fondo che deve far proprio la Nazionale attuale? Quale il metodo da seguire?

Ieri sera c’è stata una cerimonia particolare al Gran Teatro del Church Palace di Roma, ovvero la prima edizione del premio WAA (Winning Attitide Award), una sorta di oscar della mentalità vincente. Tra i vincitori oltre a Gigi Buffon e Simone Inzaghi tanti altri campioni: Valentina Vezzali, Beatrice Vio, Filippo Magnini, Giovanni De Carolis, Sandro Campagna, Daniele Lupo, Andrea Lo Cicero, Gianmarco Tamberi e Vincenzo Nibali. “La mentalità vincente è un’attitudine, uno stile di vita…i campioni vincitori del premio hanno affrontato la vita con un determinato tipo di atteggiamento, quello giusto. Quello vincente” dice Sandro Corapi. L’altro ideatore del premio Gianluca Meola aggiunge: “Il WAA vuole veicolare messaggi motivanti e ispirativi ed è nato per celebrare valori e virtù dell’essere umano in un mix tra una cerimonia di premiazione e una convention sulla falsariga delle conferenze di TED”. La mission dei TED è nella formula “ideas worth spreading” (idee che val la pena diffondere).

Quale idea, srotolando il principesco filo d’Arianna nei 5 gomitoli di lana azzurra (mentalità-atteggiamento-testa-umiltà-cattiveria), deve portare in campo l’Italia stasera per avVENTURArsi verso la Vittoria? L’idea che nulla è scontato, che quando l’avversario sembra abbordabile dobbiamo fare una doppia fatica perché si tende ad abbassare la guardia, che ogni infortunio può essere tramutato in un’opportunità a cui ancora non abbiamo pensato, che ogni sfiga può essere trasformata in sfida, che tutto è nelle nostre mani. Le mani. Quelle della nostra Nazionale stasera saranno grandi, mi auguro, come quelle del nostro amato portiere.

Foto presa da: Scoopnest.com

Erika Eramo

 

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