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Italo Cucci: “Sarri, il Che Guevara del calcio, ha combattuto solo a chiacchiere la Juve”

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Abbiamo intervistato il Direttore dell’agenzia stampa Italpress e collaboratore Rai, ex Direttore, tra gli altri, de “Il Guerin Sportivo”, “Corriere Sport-Stadio” e il “Quotidiano Nazionale”. Tanti gli argomenti di attualità, dall’Under 21 al Mondiale femminile. Ci ha svelato inoltre per che squadra tifa e la Nazionale che ha più nel cuore

Le piace la Nazionale di Mancini? Con quale Nazionale del passato trova un collegamento? Quella che le è rimasta più nel cuore?

Sì mi piace ma non  trovo somiglianze. Ha mescolato qualcosa di Bearzot e Vicini che però avevano a disposizione campioni straordinari. Roberto deve andarli a trovare con la lanterna: da Zaniolo in avanti ha tirato fuori il meglio. Mancini ha, di contro, una esperienza superiore di club (dal Manchester City all’Inter e tanti altri) che Enzo e Azeglio non avevano. Lo sviluppo del gioco è tutta un’altra cosa. La Nazionale di Bearzot dell’82 è quella a cui sono più legato per ovvi motivi. Ero l’unico giornalista che credeva e sosteneva la possibilità di vincere, non solo per l’amicizia con Enzo. Io e lui avevamo fiducia nel recupero di Paolo Rossi (dopo lunga squalifica). Pablito fu infatti il goleador e insieme a Conti, Cabrini, Zoff (ricordiamo la sua storica parata) e compagni, ci portò a vincere contro Brasile, Argentina e Germania, ovvero l’aristocrazia del calcio mondiale.

Ora con il Mondiale di calcio femminile tutti si stanno appassionando alle azzurre ma qualcuno sostiene non vi sia valore tecnico. Lei di che parere è? Andrà crescendo il fenomeno?

Guardo tutto con aria disincantata anche perché seguo il calcio femminile dal 1964. All’epoca vennero realizzate tre squadre, quelle del Bologna, Inter e Milan, da una signora. Vivevo nella città romagnola: lì, e non solo, andavano di moda le calciatrici danesi. Mi sono sempre battuto per il calcio femminile e spero che in futuro ci credano tutti come io ci ho sempre creduto. Innanzitutto bisognerebbe pagarle meglio queste ragazze. Non dico un ingaggio alla Ronaldo, ma almeno in maniera semiprofessionistica. Darebbe anche un aiuto al calcio maschile, sempre più noioso se la Juve continuerà a vincere da sola. Le azzurre hanno solo un difetto per me perché sono un difensivista: le trovo troppo proiettate in attacco. Chi ama questo tipo di gioco spumeggiante però con loro si diverte.

La sta appassionando l’Under 21? L’uomo sul quale puntare?

Mancini e Di Biagio si passano i giocatori. Ieri sera Federico Chiesa, l’uomo più atteso, ha dato spettacolo. Diciamo che è un momento felice per noi. Con Mancini si è creato uno spirito competitivo nuovo. Ci sta perdere per strada l’Under 20, ma in generale c’è finalmente un rinnovato entusiasmo.

Le fa più effetto Sarri alla Juve o Conte all’Inter?

Più il primo perché Antonio ha combattuto e battuto i nerazzurri tre volte da allenatore e anche da giocatore si è potuto togliere la soddisfazione. Fa il suo mestiere. Maurizio, il Che Guevara del calcio, il Comandante come è stato definito da alcuni napoletani, invece, ha combattuto solo a chiacchere la Vecchia Signora. Oggi i partenopei che lo denigrano sono gli stessi che lo avevano troppo esaltato prima.

Cosa si aspetta da Rocco Commisso? Come cambierà la Fiorentina?

Avrà un rapporto più caldo coi tifosi. Commisso è un calabrese che ha conquistato l’America. Ci metterà più cuore e soldi dei Della Valle, i quali non sono mai riusciti a sfondare nelle simpatie dei viola, tifosi davvero molto esigenti.

Fonseca e Giampaolo sono i nomi giusti per la Roma e il Milan?

Essendo due piazze con grossi problemi non mi pronuncio a riguardo.

Quali sono stati i suoi maestri? Le piace il giornalismo attuale?

Sono stato fortunato ad avere Direttori come Gianni Brera, Enzo Biagi e Giovanni Spadolini. Ho navigato bene ma ho saputo imparare, cogliendo il meglio. Il giornalismo oggi è una categoria in via di estinzione. Ci sono troppe persone che vogliono fare questo mestiere: ben oltre 100.000. Nel ’90-91 si vendevano 6 milioni di copie, oggi invece solo 1,5 milioni. Di contro ai quasi 5 milioni persi chi prova a fare questo mestiere è aumentato del 10%. Spesso si sono lasciate a casa le grandi firme.

La squadra di cui è stato innamorato? Per chi tifa?

Da ragazzino amavo il Grande Torino. Poi la squadra ebbe l’epilogo che tutti sanno e mi sono appassionato al Bologna, città in cui ho vissuto.

I tre giocatori più forti in assoluto che ha visto giocare? E i tre più forti in Italia?

Di Stefano, Pelè e Maradona. In Italia ne dico quattro: Baggio, Rivera, Del Piero e Totti.

Lei attualmente vive in provincia di Trapani. Come è stata l’atmosfera per la promozione in B?

Ogni tanto mi dedico a seguire il Trapani. Ovviamente sono molto felice per la soluzione sportiva, ma non per quella societaria. Speriamo che la promozione porti anche miglioramenti in quel senso.

Fonti foto: tuttobolognaweb, quotidiano.net, inter-news, wikipedia e mediagol

Erika Eramo

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