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Idee, coesione, squadra: il Psg 2.0 è in finale di Champions League

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La squadra francese dopo diverse stagioni e centinaia di milioni di euro spesi sembra aver trovato la quadra proprio nell’anno in cui ha ingaggiato meno campioni affermati 

Sono passati 14 anni circa da quando Nasser Al-Khelaifi dirige il Paris Saint-Germain, cambiando di fatto la sua storia. Da quel giorno del 2011 ad oggi, si è perso il conto dei milioni e dei grandi giocatori che, anche se per poco tempo, hanno vestito la maglia del club parigino. Gli ingenti investimenti in petrodollari hanno senza dubbio fruttato a livello nazionale, con il Psg che ha stabilito un dominio sulla concorrenza tutt’ora incontrastato. In Europa invece sono arrivate diverse beffe ed anche alcune vere e proprie batoste, tant’è che la squadra francese è ancora a caccia della prima Champions League della sua storia. 

Cinque anni fa il Paris Saint-Germain ci andò molto vicino, approdò in finale, ma i ragazzi di Tuchel persero di misura contro il Bayern Monaco guidato all’epoca da Hansi Flick. Questa volta Flick non ci sarà perché l’Inter l’ha eliminato in semifinale e non ci saranno nemmeno i bavaresi. Nel loro stadio però, il prossimo 31 maggio, i nerazzurri si contenderanno la Champions League proprio contro il Psg, che mai come quest’anno ha meritato di raggiungere la finale. Il percorso dei ragazzi di Luis Enrique nella massima competizione europea è stato tortuoso, ma è andato in continuo crescendo negli ultimi mesi.  

Nella fase a campionato del nuovo format della Champions League il Paris Saint-Germain ha faticato parecchio, riuscendo a qualificarsi agli spareggi solo all’ultima giornata. È stata vicina ad una sorprendente debacle, ma nelle sfide ad eliminazione diretta ha cambiato completamente passo: dieci gol in due partite al BrestLiverpool eliminato ai rigori dopo averlo dominato all’andata ed al ritorno e poi altri due successi contro squadre inglesi. Prima la doppia (sofferta) partita contro l’Aston Villa, poi la doppia vittoria con l’Arsenal, addomesticata sia a Londra che a Parigi. 

A distanza di dieci anni, Luis Enrique torna in finale nella massima competizione europea. All’epoca conquistò la coppa battendo una squadra italiana con il Barça (la Juventus per 3-1) ed ora intende fare il bis. Non c’è dubbio che sia lui il vero valore aggiunto di questo Paris Saint-Germain. Il tecnico spagnolo, oltre alle sue conoscenze tattiche e qualità umane ha portato a Parigi anzitutto un cambio di mentalità. Radicale, coerente, hombre vertical. Tutti aggettivi che calzano a pennello per l’ex allenatore del Barça e della Roma, che nonostante i grandi giocatori a disposizione ha messo in chiaro sin da subito che prima viene il collettivo, poi l’individualità e non è solo retorica. 

L’impressione guardando il Paris Saint-Germain in questa stagione è proprio questa. Finalmente una squadra, uno spogliatoio coeso, con idee e principi di gioco chiari, ma soprattutto la voglia da parte di tutti di abbandonare i propri egoismi e mettersi a disposizione dei compagni per raggiungere obiettivi comuni. Rispetto agli anni scorsi ci sono meno campioni affermati, meno figurine, ma tra i parigini non mancano giovani di talento come Kvaratskhelia, Barcola, Douè, Vitinha, oltre a Dembele, MarquinhosHakimi Donnarumma. Con la Ligue 1 già in cassaforte da settimane e le finali di Coppa di Francia e di Champions League da giocare, Luis Enrique ed i suoi ragazzi sono a due vittorie da uno storico triplete. Un anno fa, dopo la dolorosa cessione di Mbappé al Real Madrid, il tecnico spagnolo disse: “Prometto che diventeremo più forti”. È stato di parola. 

Luca Missori

(Fonte immagine: IlPost.it)

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