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Francesco Baccini: “Quando si nasce artisti non si può fare altro che quello”

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Se sei un vero artista è il pubblico che deve venire da te, non tu da lui! La ferma convinzione del cantautore genovese, colui che è sempre andato dritto per la sua strada e ne ha fatta tanta ed ha ancora intenzione di percorrerne molta altra

Un grande piacere aver potuto intervistare Francesco Baccini, con il quale abbiamo intrattenuto una lunga, piacevole e proficua conversazione. Nato a Genova il 4 ottobre 1960 è un cantautore che esprime appieno la scuola genovese, il suo primo album, nel 1989, Cartoons, viene premiato come rivelazione a Saint Vincent e vince la Targa Tenco come migliore opera prima; riceverà la seconda Targa Tenco della carriera nel 2012 con l’album Baccini canta Tenco; tra i suoi maggiori successi ci sono Le donne di Modena, il duetto Genova blues con Fabrizio De André; Sotto questo sole con Paolo Belli e I ladri di biciclette, brano con il quale vinsero il Festivalbar del 1990; nel 1991 scrive e canta l’inno del Genoa di cui Baccini è tifosissimo, nel 1993 Ho voglia di innamorarmi una delle canzoni più famose; ha partecipato a Sanremo nel 1997 con il brano Senza tu, nel 2005 prende parte al reality Music Farm che rimarrà la sua unica partecipazione ad una trasmissione televisiva; il cantautore vanta inoltre innumerevoli tour musicali in ambito nazionale e internazionale; è scrittore di libri, di testi teatrali e colonne sonore, attore di teatro e di cinema, insomma un vero e proprio artista a tutto tondo.

Prima di riuscire ad emergere lei ha fatto altri lavori e tanta gavetta, ce ne vuole parlare?

A tutti piace vincere facile e oggi in molti vogliono arrivare senza faticare, però a volte succede che un giovane fa uno o due singoli e poi finisce tutto, anche per me, credo, se avessi avuto successo a 21 anni, con la prima canzone che ho scritto, a 22 sarebbe finito tutto! Tanti anni fa era tutto molto più difficile, ma c’è una cosa chiamata gavetta che è quasi sempre indispensabile, perché è grazie ad essa che si imparano tante cose, come lo stare sul palco ad esempio, perché ne hai calcati talmente tanti e di tutti i livelli, che è lì che si forgia il carattere, che avviene la crescita. Bisogna dire però che il successo non è qualcosa di matematico, il successo è una cosa strana. Ci sono artisti che hanno successo pur senza tutte le qualità necessarie ed altri che di qualità ne hanno da vendere, ma non riescono a “sfondare”. Mi lasci sottolineare un fatto importante e cioè che spesso si confonde la popolarità con l’essere artista ed oggi più che mai, perché di personaggi popolari ce ne sono davvero molti, ma dell’artista non hanno praticamente nulla!

Oltre ai grandi successi quali Le donne di Modena, Sotto questo sole, in coppia con Paolo Belli e i Ladri di biciclette, lei ha scritto e cantato anche l’inno del Genoa. Sono i tre pezzi a cui è più legato?

Certamente sono alcune delle canzoni che hanno riscosso più successo e alle quali sono molto legato. Genova blues con Fabrizio De Andrè, anche lui tifosissimo del Genoa, è stata presa come un inno, anche se non lo era, ma il fatto che con Fabrizio dicessimo Genoa you are red and blue ha portato a cantare la canzone allo stadio.

Come è avvenuto il passaggio da canzoni prevalentemente ironiche a prevalentemente serie? (Nel 1993, qualche cambiamento di vita?)

L’ironia è serissima in realtà! E’ un modo di ridere di cose sulle quali altrimenti ci sarebbe da piangere. Il mio primo album Cartoons (pubblicato nel 1989 ndr) era una presa in giro degli anni ’80, voleva essere una denuncia di un mondo che stava diventando solo immagine senza sostanza, un mondo del quale stiamo vedendo oggi i risultati, un mondo dove si cura soltanto l’esteriorità di una scatola praticamente vuota. La vita vera però è un’altra! In realtà non c’è stato un vero motivo per il cambiamento, soltanto che all’inizio facevo meno canzoni intimiste e più canzoni che trattavano argomenti sociali e contemporanei. Una delle canzoni del primo album trattava ad esempio di immigrazione, argomento oggi più che mai attuale.

Da dove deve ripartire il Genoa?

Il Genoa ha vinto il torneo di Viareggio 2025 ed ha sempre avuto un vivaio forte, ricco di talenti ed è da lì che si deve ripartire! In una stagione iniziata male, abbiamo avuto la fortuna di ingaggiare un allenatore come Patrick Vieira che ha avuto il coraggio, certo anche pressato dai tanti infortuni, di dare fiducia ai ragazzi della primavera come Patrizio Masini che ormai è un titolare inamovibile, oppure Lorenzo Venturino che nell’ultima gara di campionato ha realizzato una doppietta al Bologna, poi ci sono Honest Ahanor e Jeff Ekhator per citarne altri. Mi lasci dire una cosa apparentemente scontata, ma che forse si considera poco e cioè che il valore nel calcio è dato dalle prestazioni e aver dato la possibilità a questi calciatori di esprimersi e dimostrare il loro valore è stato da un lato necessario, ma anche segno di coraggio e lungimiranza e, come detto, è da qui che il Genoa della prossima stagione dovrà ripartire.

Cosa manca al Genoa per arrivare ai livelli dell’Atalanta o del Bologna?

Il Genoa è già su quella strada e questo anche grazie al nuovo corso con l’arrivo del Presidente Dan Sucu che ha risanato le finanze del club dando certezze e tranquillità ed ha ingaggiato un allenatore come Vieira che si è rivelato la scelta giusta, contro il parere della maggioranza dei tifosi che desideravano invece la permanenza di Gilardino.

Come sta vivendo questa vicenda che riguarda la Sampdoria, in bilico tra una possibile prima retrocessione in C e l’eventuale spareggio play out contro la Salernitana?

La Sampdoria è nel pieno del caos e quando non c’è una gestione societaria chiara e definita, le ripercussioni arrivano anche sul campo. Praticamente è impossibile che una squadra arrivi al successo se non ha alle spalle una società forte e coesa. La situazione del Milan è eclatante perché, analizzando il parco giocatori, si potrebbe dire che dovrebbero vincere tutto, ma non giocano come squadra e questo determina la mancanza di risultati.

Tornando alla sua carriera, oltre all’essere cantautore, ha prodotto musica e cantato in coppia con diversi colleghi, ha recitato in teatro, cinema, scritto testi teatrali, colonne sonore, vinto diversi premi: quali esperienze le hanno dato le soddisfazioni ed emozioni più grandi?

Alcuni miei film sono su Amazon Prime! L’ultimo, del 2023, è un film sulla vita di Goffredo Mameli dal titolo Goffredo e l’Italia chiamò e io interpreto Michele Novaro, colui che scrisse la musica dell’Inno d’Italia. Un’interpretazione che mi ha toccato molto, soprattutto in una scena dove sono in camera al pianoforte intento a scrivere la musica dell’inno. Possiamo senz’altro dire che l’Inno d’Italia arriva da Genova, perché sia Mameli che Novaro erano genovesi. Nel 2004 ho scritto, insieme al regista Andrea G. Pinketts, lo spettacolo teatrale Orco Loco, del quale ero anche interprete e che ha avuto innumerevoli repliche in tutta Italia, ma poi ho detto basta e sono tornato a fare concerti perché mi stanco di meno (sorride).

Il mondo della musica negli ultimi anni è mutato parecchio, cosa si addice di più a lei in questo panorama musicale attuale?

In questo panorama io mi sento un alieno! Al di là del fatto che secondo me ognuno deve fare ciò che gli va di fare, penso però che un’artista non debba seguire le mode, se segui le mode non sei più un’artista! È il pubblico che deve venire da te, non tu da lui! Per me questo è matematico ed è quel qualcosa che poi alla lunga paga. Capita spesso che il vero artista non venga compreso da subito, perché è più avanti degli altri con i tempi, però quando si nasce artisti non si può fare altro che quello.
Da quel che vedo e sento, credo fermamente che artisti come Fabrizio De André, Edoardo Bennato, Pino Daniele, oggi avrebbero pochissimo spazio, perché la musica è andata in un’altra direzione e cioè verso un prodotto per giovanissimi. Sempre più difficile, su un network, ascoltare un cantautore.

Cosa farà Francesco Baccini da grande?

Francamente è presto pensare a cosa farò da grande, ma per ora sono un “giovane” cantante lanciato nel mondo latinoamericano. Ho appena iniziato la conquista di questo continente con un singolo in spagnolo che è il rifacimento di maschi contro femmine, dal titolo Ellos y Ellas, a cui seguirà un intero album. Parallelamente uscirà anche in Italia un nuovo disco del quale però non posso dare anticipazioni, ma sarà una bella sorpresa. Progetti di Cinema e ancora tanti concerti sul mio cammino.

Fonti foto/video: teatromassimocagliari.itkisskiss.it; youtube.com

Luigi A. Cerbara

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