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Sarà anche colpa del provider esterno, ma l’Uefa non ci ha fatto una bella figura, considerando che deve solo pensare ai sorteggi e a prendere voti. Se poi aggiungiamo l’esposizione massima dell’evento ed il periodo della guerra della Superlega la frittata è servita

Giorgio Marchetti, vice segretario generale dell’Uefa, ha sudato freddo quando si è accorto della gaffe colossale. Si sono incrociati l’errore umano analogico (un impacciato Arshavin nello svitare ed abbinare 16 palline) con quello digitale (il software del provider su cui scaricare le responsabilità). Il passaggio dal copione drammatico a quello comico ha aggiunto ulteriore fascino all’episodio, sfociando nel teatro dell’assurdo. Fatto sta che non è mai successo nella storia di dover ripetere un sorteggio Champions. L’Uefa già non si occupa più dei controlli e con questo episodio ha dimostrato che forse non dovrebbe occuparsi proprio di nulla visto che ormai è una società svuotata di ogni senso. Samuel Beckett diceva: “Ho provato, ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio”. Devono averlo introiettato bene negli alti vertici calcistici. Loro girano le palline male e così a noi girano, ma non sono così “ine” quando lo facciamo bene.

P.s. Con l’EriKaffè ci diamo appuntamento dopo le feste. Un augurio di rinascita (senza palline possibilmente) a tutti voi.

Fonte foto: spaziointer

Erika Eramo

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