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Erika Eramo senza freni

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Fari puntati sul nostro Direttore Editoriale che ci racconta come ha vissuto questo periodo senza precedenti e che idea ha maturato sulla gestione dell’emergenza. Poi spazio all’arte, alla musica, al cinema, al teatro, alla letteratura e alla filosofia senza mai dimenticare il calcio. Non mancano i pronostici e tante altre curiosità

Sono passati oltre 5 anni dall’ingresso di Erika in passione del calcio, un lustro ed è proprio questo il termine che racchiude al meglio questa collaborazione. Erika infatti ha portato lustro al progetto: la classe e la competenza fanno la differenza. Nei contesti dove siamo stati presenti abbiamo raggiunto grandi traguardi, putroppo però il terreno è sempre in salita in quanto il giornalismo è un salotto blindato in cui la forbice è enorme tra chi è inserito in contesti di alto livello e gli altri che annaspano. La qualità spesso e volentieri non viene neanche considerata da chi ha il potere decisionale nell’editoria.

Come hai vissuto il periodo in quarantena? Ritieni che la situazione sia stata gestita nel migliore dei modi?

Sono stati due mesi di relativa chiusura, in quanto ho continuato a lavorare, seppur in modo ridotto. Ho tenuto delle rubriche sui social ed iniziato nuove collaborazioni. La situazione è stata gestita nel peggiore dei modi a causa dell’ incompetenza e malafede della classe dirigente. Il lockdown andava fatto prima, a gennaio. La cosiddetta “pandemia” è per il 20% emergenza sanitaria e per il restante 80% un gioco politico. La gente invece di farsi incantare dai media dovrebbe pensare autonomamente. Alcuni colleghi mi hanno fatto notare che esiste addirittura un gruppo social chiamato “Le bimbe di Giuseppe Conte”… trovo tutto ciò imbarazzante, ma è lo specchio del vuoto mentale dell’italiano medio. Mi vanto di non aver mai visto una sua conferenza, anche perché -mi dicono- era sempre la stessa minestra. E certo, parlare tanto per non dire niente, è quello che i nostri governanti sanno fare meglio. Non c’erano reali informazioni utili, ma solo l’ennesimo teatrino ad hoc. Ho lavorato per anni con tanti politici, sia alla Camera dei Deputati che al Comune di Roma. E’ proprio vero che “il più pulito c’ha la rogna”. I giornalisti, complici, hanno giocato sulla paura più grande per l’uomo, quella di poter morire. L’altra leva è l’interesse economico, il business delle case farmaceutiche e non solo. Ed eccoci qui a giugno, esasperati, poveri ed impauriti, con un piede nella fossa.

Per quanto riguarda lo sport, in particolare il calcio, eri favorevole o contraria alla ripresa del campionato?

Assolutamente favorevole. Prima ricomincia la vita, a partire da una delle sue industrie fondamentali, e prima riprendiamo in mano il Paese. A chi dice che siamo senza cuore perché viene prima la salute rispondo che qualora ci fosse un reale problema di salute sarei la prima a dire stop. La mia esperienza (non sto qui a raccontare con quanti medici ho parlato in questo periodo) e la mia coscienza mi portano a dire che c’è stata un’esasperazione derivata da una manipolazione collettiva. Se entro in un negozio e siamo solo io e la cassiera che mi sta a quattro metri di distanza non c’è bisogno di indossare la mascherina. E’ ignoranza e servilismo al “decreto”. La risposta contro l’evidenza dei miei ragionamenti è “ci hanno imposto di fare così”. Un popolo di pecore. Dicono che lo siamo perché guardiamo il calcio, ma il calcio è solo un di-vertimento che non deve distogliare dai problemi reali. Tutto si può fare e vedere -a parte le conferenze del premier e altri politici (ndr, ride)- se si usa il cervello.

Sappiamo che sei molto eclettica, in questo momento cosa bolle in pentola?

Oltre alle due riviste che dirigo (arte e calcio) i miei prossimi progetti sono legati alla fotografia, al cinema e alla tv. Ormai è noto il mio tributo a Laura Antonelli con la riproposizione di Malizia. Con il fotografo Guido Ricci, l’hair stylist Mauro Nardi e l’organizzatore Alessandro Demagic, miei insostituibili collaboratori, continueremo sul filone erotico anni ’70. Il prossimo sarà “Peccato Veniale”. Poi ho intenzione di proporre dei format tv, uno proprio sull’eros. Mi sto già muovendo in questa direzione. Potete seguire i miei tributi e non solo su instagram @adarduaadexcelsa. Per quanto riguarda il calcio invece continuate a leggere Passione del Calcio e le sorprese arriveranno.

Ti sei cimentata in più contesti: arte, musica, cinema, teatro, letteratura. Ci indichi i tuoi personaggi preferiti tra tutti questi mondi?

Ho gusti classici. Nell’arte i vari Raffaello, Michelangelo, Leonardo, Caravaggio. Per la musica spazio parecchio, dalla classica al rock, dalla canzone italiana alla hit straniera. Stimo chi sa attraversare indenne il cambio di gusti generazionale come Renzo Arbore o Franco Califano con cui ho lavorato. Mi sarebbe piaciuto incontrare Lucio Dalla e Pino Mango, in compenso ho collaborato con gli amici del primo, gli Stadio, e con un altro grande Pino… Pino Daniele. Per il cinema prediligo i film d’autore, d’azione e di guerra. Amo i nostri attori comici: Totò, Alberto Sordi, Verdone. L’intervista a Carlo la trovate in alcuni locali di Roma all’interno della nostra rivista nell’ultimo numero di marzo-aprile uscito prima del decreto che amo tanto (ndr, ride). Ovviamente tutta la filmografia erotica anni ’70-’80. Per le attrici oltre a Laura Antonelli sono estasiata da Virna Lisi, Stefania Sandrelli, Mariangela Melato, Monica Vitti e Anna Marchesini. Per il teatro ho avuto l’onore di lavorare con un mostro sacro: Giorgio Albertazzi. Lì -e vale anche in letteratura- amo i grandi classici, da Shakespeare a Pirandello.

Tre frasi di tre filosofi che si addicano di più al calcio?

Sul calcio sono state dette tante cose, allora te ne cito tre che sembrano non riferirsi esplicitamente ad esso, altrimenti cadrei nel banale. Una sull’atteggiamento mentale, un’altra sul gioco e la terza di carattere anagogico, cioè con un significato superiore. “Noi siamo ciò che facciamo ripetutamente, perciò l’eccellenza non è un’azione, ma un’abitudine” di Aristotele è per tutti quelli che vedono il calcio solo come un mondo di lustrini e non capiscono che il 95% è fatica. Puoi avere un grande talento, ma per essere sempre al vertice da 15 anni (vedi Messi e Cristiano Ronaldo), devi allenare quel talento. “Dalle cose in contrasto nasce l’armonia più bella e tutto si genera per via di contesa” di Eraclito è per chi vede la sana competizione nelle forze in gioco ed il momento clou, come la bellezza di un gol, nascere da un’azione concitata. “I confini del linguaggio sono i confini del mio mondo” di Wittgenstein indica che il nostro linguaggio descrive la realtà ed in particolare il linguaggio calcistico ha una perfetta corrispondenza con la vita, ne è metafora, “rappresentazione sacra e segnica” alla Pasolini. Nel rettangolo di gioco ci sono tutti i segreti del saper vivere. Se non li cogli non hai capito il sovra-senso del calcio.

In questo periodo sono stati molto virali gli speciali in attesa del calcio giocato. Ci regali delle perle associando un grande della storia del nostro Paese per ogni numero 10 italiano che abbiamo scelto? Colleghi anche delle figure internazionali ai più forti calciatori stranieri?

Valentino Mazzola è l’esempio insostibuile di chi è capitano fino alla fine, è coraggio prima che tecnica, è “Cuore” di Edmondo De Amicis, ambientato a Torino. Giuseppe Meazza per l’invenzione geniale e l’origine milanese ricorda un pittore rivoluzionario. Un gol alla Meazza è un quadro di Caravaggio: fa scuola ma è inimitabile, perché spiazza. Giancarlo Antognoni è stato a Firenze una prospettiva a punto unico di fuga, quella di Filippo Brunelleschi: come il grande ingegnere e scultore inizia un nuovo Rinascimento. Francesco Totti fa diventare nobile anche il materiale più grezzo, è audace negli espedienti costruttivi, ha un fisico possente, deve tutto alla città di Roma come Francesco Borromini, con cui condivide anche il nome. Altra affinità di nomi è tra Alessandro Del Piero ed Alessandro Manzoni con la loro “lingua” di fuori a sigillare le nozze: l’elemento romantico di appartenenza e il tiro ad effetto sono stati provvidenziali come promesso sposo juventino. La Serpentina di Sandro Mazzola è come il divertiSSement di Vittorio GaSSman mentre i piedi d’artista e il bel viso di Gianni Rivera tratteggiano il divo Marcello Mastroianni con la sua maestria recitativa: enfants prodige nei loro campi, ma gli attori per fortuna non usavano la staffetta (ndr, ride). L’esplosione nel dribbling di Omar Sivori ricorda la voce squillante di Luciano Pavarotti: il fraseggio ubriacante dell’italo argentino è come l’ugola d’oro dal timbro chiaro del nostro tenore più famoso. Roberto Baggio, divin poeta del calcio, come Dante Alighieri ha scritto pagine indelebili, rendendo onore all’Italia nel mondo e portando a galla i sentimenti, dagli infernali a quelli che profumano di paradiso. Totò Di Natale richiama alla mente un altro Totò napoletano, un certo principe de Curtis: entrambi due scugnizzi veloci, simpatici e longevi nelle loro rispettive arti. Sarò più rapida con gli stranieri. Ne scelgo 7 rappresentativi. Di Stefano è un tuttocampista come Shakespeare, capace di sondare ogni meandro dell’animo umano-zona del campo con semplicità, stupendo sempre per la sua completezza ed universalità. Pelè è “La gioia di vivere” di Matisse (pittore super prolifico come lui) che richiama la ginga, un felice mix tra attacco-difesa ed acrobazia. Cruijff è “L’Olandese Volante” di wagneriana memoria perché fa risorgere con la sua tecnica anche i morti. Maradona il genio-sregolatezza delle pennellate estrose, ma sempre puntuali, di van Gogh. Ronaldo l’uccello ribelle della “Carmen” di Bizet perché il suo dribbling zingaresco non dà punti di riferimento. CR7 è “L’uomo macchina” di de la Mettrie visto che il suo corpo è un tempio da adorare, perfetto ed intramontabile, mentre Messi è “Puck il folletto” di Kipling perché è il piccolo fauno, giovane-vecchio come il Tempo, che ricrea ogni volta il miracolo del passato davanti ai suoi increduli fratelli di gioco trasportandoci nel futuro.

* Silvio Piola, il calciatore più prolifico, l’antidivo per eccellenza, colui che incarna al meglio la sua epoca, ricorda Leonardo da Vinci, lo scienziato-artista dalle mille espressioni di sè. “Il cacciatore di gol” si dilettava infatti in tutte le maniere, di destro, sinistro, da vicino, lontano, di testa, in acrobazia… Luigi (Gigi) Riva è Luigi Pirandello per la vita travagliata ed il clamoroso successo conquistato, nonostante tutto. Quell’aitante aspetto animalesco unito ad una pluralità di soluzioni nel ruolo principale fanno sì che “Rombo di Tuono” sia l’incipit teatrale perfetto, in cerca del gol d’autore.

Juve, Lazio o Inter? Chi trionferà in questo finale di campionato inedito dopo la lunga sosta forzata? Cosa ti aspetti dall’Atalanta, unica italiana già qualificata ai quarti, in Champions?

E’ tutto azzerato. L’epochè forzata darà ancora più pepe ad un’annata meno noiosa del solito. Faccio presente che a novembre, in tempi non sospetti, dissi -e quasi tutti mi andavano contro- che i biancocelesti avrebbero lottato per lo scudetto e vinto almeno un trofeo (un mese dopo alzavano al cielo la Supercoppa Italiana ed oggi mi stai facendo questa domanda che non avresti mai pensato di fare). Mi aspetto grandi cose dall’Atalanta. Sarebbe molto bello che la città simbolo di questo periodo negativo, Bergamo, si riscattasse in chiave internazionale. La piazza Vecchia, che fece innamorare D’Annunzio, Stendhal ed Hesse, ha ora un Nuovo sogno.

Chi ha più possibilità di vincere la Liga il Barça o il Real Madrid?

Vale lo stesso discorso dell’Italia. Ovviamente da tifosa blaugrana mi auspico che il Barcellona vinca per la terza volta consecutiva.

Sono passati 5 anni e mezzo dal tuo ingresso in Passione del Calcio. Quali sono stati i momenti che porti più nel cuore?

Le partite di beneficenza, i live e l’evento “Rainbow Show” (col premio ad Angelo Benedicto Sormani). La radio crea dipendenza e mi manca. I corsi di formazione erano un fiore all’occhiello. Non mi ero mai sperimentata prima come insegnante ed ho avuto ottimi riscontri in chi frequentava i corsi di giornalismo e marketing: alcuni dicevano che avevano imparato più da me in 15 ore che in tre anni di università…il che vuol dire o che sono un fenomeno oppure che il sistema universitario lascia a desiderare…propendo per la seconda ipotesi, anche se mi piacerebbe la prima (ndr, ride). Con un mio ex redattore, Emanuele Tinari, siamo rimasti talmente in buoni rapporti che l’ho nominato garante dei social: deve proteggermi da attacchi ed avances (ndr, ride molto). Poi i tanti complimenti ricevuti. Massimo Mauro decise di farsi intervistare da me solo dopo aver letto i miei articoli perché pensava che una filosofa non potesse capire di calcio mentre fui una piacevole scoperta. Poi uno tra i più estrosi, Gianfranco Zigoni: quando lesse l’intervista mi chiamò per dirmi “tu sei un genio!” (anche qui ci metterei la firma), mentre Marco Nappi per ringraziarmi mi omaggiò con un ciondolo di una foca monaca blaugrana. L’ultimo in ordine temporale è stato ieri: Clara Mondonico, figlia di Emiliano, ha scritto che si è emozionata parecchio con la mia ultima intervista al papà (era il 9 marzo 2017, il giorno dei suoi 70 anni). Gli speciali su Roberto Baggio sono stati vibrazione dell’anima e mi hanno fatto diventare amica di tanti fans in Italia e all’estero, con riscontri quasi al 100% positivi (solo in un paio di occasioni mi sono andati contro, di cui uno esilarante sosteneva che non si può parlare di Roby solo guardando i video su YouTube, cioè praticamente mi stava dando della ventenne che non aveva mai visto una partita…che bello sembrare giovani!). Poi le interviste con Beppe Signori, Francesco Toldo, Bruno Pizzul e Pablito Rossi sono indelebili. La frase che mi scrisse Pablito dopo la prima intervista (era il primo marzo 2016) è diventata il motto di questi anni “Tu in testa e altri dietro che ti succhiano le ruote…”.

I pro e i contro del ‘mestiere’ giornalista?

Il pro? E’ il mestiere più bello del mondo, almeno sulla carta. Il mio bisogno di verità mi ha portato al giornalismo e alla filosofia, due scelte dettate da una vocazione profonda. Sarei una disadattata se facessi altro. Scrivere è il fulcro della mia vita. Condurre in radio e in tv, per cui sono portata, l’ho scoperto invece in questi ultimi 5 anni. I contro sono tantissimi. Non mi ritrovo nella maggior parte dei colleghi che preferiscono allisciare il potente di turno piuttosto che raccontare la verità. Se non sei allineato politicamente o “raccomandato” difficilmente hai una stabilità economica, anzi hai proprio delle magagne da dipanare. In 20 anni di lavoro non ho mai avuto un contratto giornalistico di alcun tipo, eppure i complimenti anche da parte di vip o giornalisti importanti ci sono stati. E’ dovuta arrivare l’ondata pandemica (ndr, ride) per avere una mini collaborazione contrattualizzata con un giornale per qualche mese. Nei momenti no tiro fuori il meglio. La forza sta nel sentirsi cucito addosso il mestiere. Nietzsche diceva: “chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come”. Nonostante i contro sono una giornalista-artista grata per la sua grande passione, del calcio e non.

P.s. Ringrazio Beppe Donghia per le foto. Chi volesse seguirmi in tutte le attività può farlo sul mio account instagram @adarduaadexcelsa in attesa del sito personale, già on line, ma che sto continuando ad abbellire con contributi vecchi e nuovi.

*Abbiamo aggiunto il giorno dopo, a grande richiesta da parte degli utenti, due leggende del calcio italiano quali Silvio Piola e Gigi Riva.

Stefano Rizzo

4 Commenti

  1. La Filosofia stabilisce secondo me un modo per interpretare sia il calcio che la vita: può fare da bussola indicando la strada seguendo un punto di riferimento. Gli accostamenti calciatori e artisti sono azzeccati 🙂

  2. Mille volte meglio le conferenze di Conte che leggere ste fesserie e leggere questa disinformazione. Vergogna! Ha ragione non c’è bisogno di farsi incantare dai media ma di vedere i dati sanitari per capire che la terapia intensiva era quasi al collasso ancora un po’ e dovevano decidere chi far vivere e chi far morire. Dove lo vedi l’80percento di GIOCO politico, la MANIPOLAZIONE COLLETTIVA?????Mettiti gli occhiali và. Dillo a mio fratello che a 41 anni ha rischiato la morte e a molti che conoscevo. o al ragazzo di 18 anni che gli hanno fatto il trapianto di polmoni perchè il coronavirus li ha bruciati. MANIPOLAZIONE POLITICA CERTO. Se ti da tanto fastidio la mascherina vai in altri Paesi dove non è obbligatoria e poi spera di essere fortunata. Almeno non devi rispettare il SERVILISMO dei decreti Conte e fare come questo POPOLO DI PECORE. tra poco che parlate di no vax? Tanto solite storie degli interessi delle case farmaceutiche ecc.. Vada a fare la rivoluzione del papeete o vada a fare il ministro salute di Bolsonaro visto che è un’infettivologa migliore di Galli , altrimenti rispetti chi ha preso decisioni difficili perchè assicuro che nessuno gode a farci vivere così. Tanto neanche pubblicherete il commento ma almeno leggete e capite che la state facendo fuori dal vaso

    • Ciao caro Indignato che neanche si firma, come vedi ho approvato il tuo commento. Innanzitutto mi spiace per tuo fratello. Sono stata negli ospedali e mi sono resa conto della situazione. Non ho scritto che non ci sono stati morti. La terapia era al collasso perchè la politica italiana ha tagliato i fondi precedentemente per giochi politici, poi riproposti nell’emergenza sotto altre vesti. Io faccio quello che so fare meglio, la giornalista, che parla con tanti infettivologi e non solo. Infettivologi, infermieri e medici in prima linea (gli unici titolati a farlo) sono d’accordo con me. Non mi dà fastidio la mascherina che indosso regolarmente quando serve. Ti invito a rileggere ciò che ho scritto: la gente è così impaurita da non ragionare in maniera lucida e vuole imporre le mascherine anche quando non serve. L’esempio che ho fatto è molto semplice. Erika Eramo (che ha sempre il coraggio di dire ciò che pensa firmandosi)

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