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Da Baggio a Modric: il calcio si ri-vela

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Venticinque anni fa, precisamente il 28 dicembre 1993, il giocatore italiano più rappresentativo, fu insignito del massimo riconoscimento individuale: il Pallone d’Oro. Da un poeta d’altri tempi come Roby alla rivisitazione moderna ma non meno poetica di Luka. Due divini numeri 10

Rivelare non è solo portare alla luce, ma un rafforzativo di celare, tenere nascosto. Non è però coprire attraverso una coltre impenetrabile, ma qualcosa di simile alla nebbia che, in virtù di quella luce che nasconde, la porta ancora più in evidenza. Se rifletto sul concetto di ri-velazione nel calcio mi viene in mente Roberto Baggio. Pensate al suo modo di giocare e all’arte dello stop a seguire, detto anche controllo orientato, di cui era maestro. Una stasi in movimento, un self control vettoriale. L’attimo esatto che passa da una fase di non possesso palla ad una di possesso indirizzando il pallone in modo da favorire la giocata…è rivelatorio.

Pensate al carattere schivo ma gioviale. “Tutto arriva dentro di me a mia insaputa” è la consapevolezza inconsapevole di un protagonista suo malgrado, al centro e al margine degli eventi. Il campione di tutti, che non si perde nel tempo, ma cavalca il tempo per tornare più forte, come l’eco che risuona tra i monti. La sua è la celebrazione di un silenzio assordante. Pensate a quanto continuano a parlare di lui…lui che non parla mai. Un’assenza rivelatoria, ancora ingombrante per molti. Milan Kundera parlava di “insostenibile leggerezza dell’essere”. Spirito profondo e lieve, insostenibile perfino per le sue ginocchia…figuriamoci per gli altri. Non si disperde quell’aura di mito che aveva da calciatore, ma viene addirittura amplificata.

Un altro giocatore moderno, regista “occulto”, che considero rivelatorio è Modric, mezzala di possesso abile ad aiutare il vero regista della squadra nella costruzione della manovra. La sua onnipresenza e ossessione per il collettivo ne fanno uno dei giocatori più versatili. Un’onnipresenza assente, considerando il suo basso profilo fuori dal campo. Giusto il Pallone d’Oro a lui, non solo perché capitano e leader della Nazionale croata nel Mondiale russo (è suo il principale merito di averla trascinata in finale, persa poi contro la Francia) ed uno dei protagonisti della passata Champions League (vinta dal Real Madrid per la terza volta consecutivamente). Giusto interrompere la tirannia Messi-Cristiano Ronaldo che durava da dieci anni (con 5 riconoscimenti a testa). Giusto soprattutto se a farlo è Luka, la cui poesia così nascosta ed essenziale, ricorda il nostro tanto amato Roby.

Non hanno bisogno di parole perché perfettamente combacianti con l’amata sfera e col silenzio poetico nudo ed essenziale. A loro non serve alcun excursus razionale…e più vi si sottraggono più arrivano a noi sospesi tra natura e grazia. Auguri a entrambi per ieri, oggi, domani. Attraverso di loro… il calcio si ri-vela.

N.B. E’ la prima volta che metto on line un mio editoriale, uscito nel numero di dicembre di Passione del Calcio. Lo faccio esclusivamente perchè chi ama Baggio e non può prendere la rivista (non trovandosi a Roma) merita di leggerlo. Non nascondo la difficoltà che mi suscita ogni volta scrivere di un simbolo, che mi ha fatto innamorare del calcio. Il mio intento è semplicemente restituire l’1% di quell’emozione che ci ha donato dentro e fuori il campo, consapevole del fatto che sia impossibile per chiunque racchiudere in parole quei tumulti interiori che era in  grado di scatenare con una giocata. Ci tengo inoltre a precisare che il mio non è un paragone tra giocatori. Roby per me rimane un unicum e può essere paragonato solo a se stesso. Il parallelo è semplicemente per esigenze giornalistiche di aggancio con l’ultimo vincitore del Pallone d’Oro, odierno poeta di uno sport divenuto troppo prosaico. Oggi è il giorno della rivelazione. Buon festeggiamento a tutti!

Fonti foto: juventus, freeforum.com, quotidiano.net e corrieredellosport

4 Commenti

  1. Parlare di calcio non è mai facile e non lo è perché il pubblico calcistico ha un linguaggio ormai consolidato. Ma in un mondo dove ormai sono tutti giornalisti pezzi come questi mostrano che la firma conta ancora. Una prosa ricercata , riferimenti interessanti. Niente di getto, roba di prima qualità.

    • Grazie. Cerco sempre di essere attenta ai dettagli. Parlare di calcio e di un mito per eccellenza non è mai semplice. Per me è importante donare almeno un po’ di quell’emozione vissuta visceralmente

  2. Roberto Baggio, è stato unico nel suo genere per le emozioni che mi ha dato, fuoriclasse dentro e fuori dal campo, la mia passione per il calcio nasce anche grazie a lui, a partire da Usa94!

    • Concordo con te. La mia passione per il calcio nasce soprattutto grazie a lui. Ci ha fatto sognare e, cosa ancora più importante, ci ha unito tutti in un unico sogno

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