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Cruijff e il calcio totale

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Paolo Marcacci e Diego Angelino nel libro descrivono la storia del ‘Profeta del Gol’

In principio il primo sistema di gioco a uomo fu la cosiddetta ‘Piramide’ ideata a Cambridge in Inghilterra, il 2-3-5 che poi sarebbe un antico 4-3-3 con i terzini altissimi. Di seguito ebbero successo il ‘Metodo’ da cui deriva il classico 4-3-3 moderno e il ‘Sistema WM’ una sorta di 3-4-2-1 attuale con i fluidificanti avanzatissimi. Con la ‘Piramide’ l’Uruguay nel ’30 fu la prima Nazionale a laurearsi campione del mondo oltre ad ottenere due Olimpiadi, con il ‘Metodo’ l’Italia del ct Pozzo conquistò i mondiali del ’34 e del ’38 e l’Olimpiade del 1936, mentre con il ‘Sistema’ il grande Torino vinse cinque scudetti.

Negli anni settanta il calcio subì una mutazione enorme con il passare dalla difesa a uomo a quella a zona. Il 4-3-3 del calcio totale olandese era una autentica rivoluzione in cui avvenne l’universalizzazione dei giocatori: tutti facevano tutto. Era l’epoca del boom economico, della contestazione giovanile, dello spirito ribelle, dell’irriverente negazione della tradizione, del rifiuto del passato, della Rivoluzione Culturale di Mao, del ribellismo della musica rock, della protesta contro la guerra del Vietnam. Johan Cruijff incarnò tutto questo divenendo il simbolo del calcio totale, perchè ne fu l’interprete per eccellenza. Il ‘Profeta del gol’. Un uomo capace di rinunciare al Mondiale del 1978 per via della dittatura del generale Videla in Argentina, di scegliere il Barcellona rispetto al Real Madrid in quanto squadra simbolo nella lotta contro il franchismo contrariamente a ciò che era avvenuto qualche anno prima con la stella Alfredo Di Stefano.

Johan è un bambino gracile che cresce in una famiglia povera. Perderà il papà a 12 anni. Vive a poche centinaia di metri dallo stadio dell’Ajax ad Amsterdam. Ha una malformazione al collo del piede, piatto e largo. La natura però in qualche maniera lo agevola, come accadde per l’asso brasiliano Garrincha, campione del mondo nel ’58 e nel ’62, il quale aveva una gamba più corta. Infatti grazie al suo difetto riesce ad avere un controllo di palla fuori dal comune. Il talento di Cruijff non passa inosservato. In pratica viene adottato dall’Ajax che trova posto anche alla madre all’interno dello stadio, addetta alle pulizie e commessa al bancone del bar. Johan è protagonista assoluto nei vari campionati giovanili. Il 15 novembre del 1964, ancora 17enne fa il suo esordio in prima squadra incantando la platea. La sua classe sopperisce alle carenze strutturali, sguscia tra le maglie avversarie con estrema naturalezza. Cruijff indicò il sentiero alla rivoluzione. L’Olanda dei mulini e dei tulipani da comparsa divenne protagonista nel campo internazionale. Nel ’65 l’Ajax venne travolto 9-4 dal Feyenoord con conseguente cambio in panchina. Da quel momento in poi si incrociarono le strade di Cruijff e del tecnico Rinus Michels che diventerà il padre del calcio totale.

Insieme fecero le furtune dell’Ajax, dell’Olanda e del Barcellona. Campionati, Coppe dei Campioni e la finale persa dopo un percorso da assoluti protagonisti nel Mondiale 1974 contro la Germania. Cruijff era il fuoriclasse assoluto, incommensurabile nel trattare il pallone, stupefacente nel perfezionare il controllo in corsa, preveggente nel leggere lo svilippo della manovra. L’ ‘Olandese Volante’ fu il soprannome che gli venne coniato dopo il gol con la maglia del Barça contro l’Atletico Madrid nel 1974. A tarda età, dopo essere anche sbarcato in America, Cruijff passa ai nemici storici del Feyenoord per via del trattamento oltraggioso avuto da quella che era la sua casa calcistica ad Amsterdam. Nello scontro diretto disputa una partita incredibile andando anche in rete. Festeggerà sia in occasione del gol che del titolo.

Il suo numero 14 indossato nell’Ajax e nella Nazionale olandese nominata ‘Arancia Meccanica’ ha fatto il giro del mondo.

Appesi gli scarpini al chiodo diventò allenatore. Quella libertà di creare all’infinito ciò che il suo genio ispirava, altri fuoriclasse l’avrebbero innanzitutto isibita, Johan invece l’ha sempre condivisa.

Trasmette al Barcellona i suoi concetti del calcio olandese, cercando di migliorarli. Possesso palla e recupero del pallone il più possibile vicino all’area avversaria. Giocando più veloce e più in verticale rispetto al successivo tiki-taka di mister Guardiola suo discepolo in blaugrana. Porta per la prima volta il Barça (definito Dream Team) sul tetto d’Europa entrando nella ristrettissima cerchia di coloro in grado di alzare la Coppa dei Campioni sia da giocatore che da allenatore. Una leggenda capace di vincere 9 campionati olandesi, 1 Liga, 3 Coppe dei Campioni con l’Ajax, 3 palloni d’oro come calciatore, mentre come tecnico vanta 4 campionati spagnoli, 2 Coppe delle Coppe (Ajax e Barça) e 1 Coppa dei Campioni con il FC Barcelona.

La dipendenza dal fumo gli causerà il tumore ai polmoni che lo porterà al decesso a 68 anni a Barcellona. Il legame con questa città resterà indelebile tanto da mettere il nome Jordi al terzo figlio in onore di San Giorgio patrono della Catologna.

Fonti foto: OltreLaLinea.news; Mumbleduepunti.it; ZonaCesarini.net

Stefano Rizzo

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