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Auguri alla serie A con Inter-Juve

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Il 6 ottobre di 90 anni fa iniziava la prima edizione del nostro campionato, rigorosamente a girone unico. 18 squadre si affrontavano in 9 sfide in programma. Era una domenica come oggi. Per festeggiare insieme questa storica data il mio editoriale, solo per questa volta, non si soffermerà sulle big. In attesa del consueto “Il calcio ai raggi k” godetevi questa finestra-anniversario

Tomasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo” diceva: “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Dalle maglie senza numeri (arriveranno dieci anni dopo, nel 1939) al nome col numero. Da un arbitro e due guardialinee ai mille occhi disseminati in campo più il Var. Dai palloni di cuoio talmente duri che, in caso di pioggia, meglio non metterci la testa…a quelli molto più leggeri attuali. Non tutto è cambiato però. Le polemiche, nel campionato forse più famoso al mondo, sono sempre le stesse. I grandi club di allora volevano comandare, le piccole società protestavano e il Palazzo (allora in mano ai fascisti e al presidente federale Leandro Arpinati) mediava in qualche modo. Chi era la stella più luminosa? Ovviamente Giuseppe Meazza dell’Ambrosiana (Internazionale fu modificato perché non era abbastanza fascista) che non solo trascinò la squadra allo scudetto ma vinse anche la classifica dei bomber con 31 reti. A proposito di gol ne furono realizzati complessivamente 970 alla faccia di chi è convinto che la nostra serie A era difensivista e poco spettacolare.

C’era un allora esordiente Nereo Rocco con la Triestina (ripescata con Lazio e Napoli), il promettente attaccante Volk della Roma che conquistò i tifosi, società storiche, oggi dimenticate, come la Pro Vercelli e Pro Patria, il leggendario tecnico austriaco Arpad Weisz alla guida dell’Ambrosiana-Inter, c’era la Juve di Combi che l’anno dopo vincerà lo scudetto (e poi altre 4 volte di seguito). All’Inter il primo scudetto, alla Juve il secondo, come la classifica di oggi. Stasera andrà in onda la duecentesima sfida tra le sfide per eccellenza. Stiamo parlando, infatti, dell’ex derby d’Italia. Javier Zanetti e David Trezeguet daranno il via alle celebrazioni. Il bilancio recita: 90 vittorie bianconere, 58 nerazzurre e 51 pareggi, con 283 reti juventine e 246 interiste. La prima partita risale al 14 novembre 1909 (2-0 casalingo per la Juve). Nelle partite di rilievo a livello statistico manca una vittoria dell’Inter: alla n°50 (29 novembre 1942) vinse a Torino la Vecchia Signora per 4-2, alla n° 100 è ancora vittoria bianconera con una doppietta di Anastasi a San Siro (1-2 del 12 gennaio 1969), nella n°150 arriva l’unico pareggio per 2-2 al Meazza grazie al rigore nerazzurro di Sosa al 90’ (28 novembre 1993). Al condottiere Conte l’arduo compito di centrare l’obiettivo.

E’ dal 9 dicembre 2017 che i nerazzurri non incontrano la Juve guardandola dall’alto in basso. In panchina c’era Spalletti che mantenne, grazie allo 0-0, un +2 su Allegri, poi destinato a vincere lo scudetto. Se invece vogliamo ritrovare, alla vigilia dell’ex derby d’Italia, un Inter primo dobbiamo risalire al 18 aprile 2009 con Mourinho in panchina: 1-1 a Torino, +10 su Ranieri a sei turni dalla fine del torneo e tricolore successivo. Anche allora però nessuna vittoria. Tutti motivi in più per Conte per riscrivere la storia attraverso la sua visione totalizzante da vero leader, dimostrando di essere “non scintilla, ma dinamite”. L’epica mourinhiana, quella delle alchimie prodigiose, potrà essere riproposta con ancora più ambizione oppure l’antico nemico Sarri spezzerà, come un mozzicone di sigaretta, i sogni di gloria nerazzurri? Basta aspettare stasera per scoprirlo, almeno per quanto concerne il fattore “cifre tonde”. Sarà un campionato caldo, c’è da scommetterci…

Fonti foto: wikipedia.org, mirror.co.uk e twitter.com

Vignetta di Romolo Buldrini

Erika Eramo

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